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Un giorno Karla mi aveva chiesto: "Che cosa caratterizza maggiormente la razza umana? La crudeltà o la capacità di provarne vergogna?". Sul momento mi era sembrata una domanda molto acuta, ma ora che sono più saggio e solitario so che né la crudeltà né la vergogna caratterizzano la razza umana. E' il perdono che ci rende unici. Senza perdono la nostra specie si sarebbe distrutta in una serie di faide senza fine. Senza perdono non esisterebbe la storia. Senza la speranza del perdono non ci sarebbe l'arte, perché l'arte é in qualche modo un gesto di perdono. Senza il sogno di perdono non ci sarebbe amore, perché ogni atto di amore é in qualche modo una promessa di perdono. Per un breve, brevissimo istante ci eravamo in un mondo migliore, in cui regnavano cuori e sorrisi puri e immacolati.
“Esistono delle regole che ci vietano di confidare in un miracolo. E’ assurdo pensare di ritrovarsi un giorno colti, quando non si e’ mai letto un libro, o rispettati, se ci si e’ sempre comportati ingiustamente. Questi sono miracoli che non possono succedere. Così come dal giallo con l’azzurro nascerà sempre il verde, e non il rosa, o il marron. E’ matematico, O no?”
Da “Verde matematico” di Andrea Pazienza
@ Andrea Pazienza
“Sono un uomo ferito. E me ne vorrei andare E finalmente giungere, Pietà, dove si ascolta L’uomo che è solo con sé. Non ho che superbia e bontà. E mi sento esiliato in mezzo agli uomini. Ma per essi sto in pena. Non sarei degno di tornare in me? Ho popolato di nomi il silenzio. Ho fatto a pezzi cuore e mente Per cadere in servitù di parole? Regno sopra fantasmi. O foglie secche, anima portata qua e là… No, odio il vento e la sua voce Di bestia immemorabile. Dio, coloro che t’implorano Non ti conoscono più che di nome? M’hai discacciato dalla vita. Mi discaccerai dalla morte? Forse l’uomo è anche indegno di sperare. Anche la fonte del rimorso è secca? Il peccato che importa, se alla purezza non conduce più. La carne si ricorda appena Che una volta fu forte. È folle e usata, l’anima. Dio guarda la nostra debolezza. Vorremmo una certezza. Di noi nemmeno più ridi? E compiangici dunque, crudeltà. Non ne posso più di stare murato Nel desiderio senza amore. Una traccia mostraci di giustizia. La tua legge qual è? Fulmina le mie povere emozioni, liberami dall’inquietudine. Sono stanco di urlare senza voce.”
— Giuseppe Ungaretti, La pietà
Giuseppe Ungaretti, La Pietà
La pietà, Giuseppe Ungaretti
“Ho popolato di nomi il silenzio. Ho fatto a pezzi cuore e mente Per cadere in servitù di parole? Regno sopra fantasmi. O foglie secche, Anima portata qua e là…”
— Giuseppe Ungaretti, Pietà (1918) dalla raccolta di poesie “La vita di un uomo”.
Giuseppe Ungaretti
circondato da una massa di coglioni. ecco come mi sento
Potrei vivere completamente felice, se non fossi un pazzo.
Goëthe - I Dolori del Giovane Werther
«Condividiamo spesso il nostro mondo interiore, con la pretesa che una massa di analfabeti sappia leggerlo.»
(Johann Wolfgang Goethe - "I dolori del giovane Werther")
«Ero sul punto di troncare la conversazione, poiché nulla mi manda in bestia come il fatto che qualcuno se ne esca con luoghi comuni insignificanti mentre io sto parlando con tutto il cuore.»
I dolori del giovane Werther - Goethe
Così ci separammo senz'esserci capiti. Ma non è facile capirsi a questo mondo.
J.W. Goethe
La leggenda del filo rosso 赤い糸 (akai ito) del destino, è una credenza molto diffusa in Giappone, che si rifà a un’antica leggenda cinese. La leggenda narra che ognuno di noi nasce con un invisibile filo rosso legato al mignolo della mano sinistra. Questo filo ci lega indissolubilmente alla persona cui siamo destinati: il grande amore, per noi occidentali la nostra anima gemella. Le due persone così unite, sono destinate a incontrarsi, non importa il tempo che dovrà passare, le circostanze o le distanze che le separano. Perché, il filo rosso, sarà lunghissimo e fortissimo e non si spezzerà mai. Il legame che simboleggia è forte, indissolubile, e niente e nessuno potrà metterlo alla prova.