Anche prima di aver visto le tue mani, ti ho notata. Non ti ho mai incontrato eppure hai questa luminosità che attira l'attenzione. Liberati delle tue mani. - Io ci sarò, Kyung-sook Shin
trying on a metaphor

roma★
PUT YOUR BEARD IN MY MOUTH
Aqua Utopia|海の底で記憶を紡ぐ
Cosimo Galluzzi
wallacepolsom
we're not kids anymore.
Not today Justin

Origami Around
🪼
Sade Olutola

Kaledo Art

if i look back, i am lost
Alisa U Zemlji Chuda
One Nice Bug Per Day

JVL
occasionally subtle
Lint Roller? I Barely Know Her
I'd rather be in outer space 🛸
Three Goblin Art
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Anche prima di aver visto le tue mani, ti ho notata. Non ti ho mai incontrato eppure hai questa luminosità che attira l'attenzione. Liberati delle tue mani. - Io ci sarò, Kyung-sook Shin
⋆˙⟡ recensione: il giardino dei finzi-contini - g. bassani
Il giardino dei Finzi-Contini è senza dubbio uno dei capolavori della letteratura italiana, che dovrebbe essere letto almeno una volta nella vita; grazie alla prosa elegiaca le emozioni tipiche della giovinezza ci appaiono con tutta la loro forza turbante. La storia ha luogo nella Ferrara fascista, in particolare dopo la promulgazione delle leggi razziali che tolgono man mano agli ebrei i diritti fondamentali; primo fra tutti, il diritto a essere tesserati al circolo di tennis della città. Tra loro, oltre al narratore, anche Alberto e Micòl Finzi-Contini che, non accettando passivamente questa decisione, decidono di ricreare un piccolo circolo nel loro immenso ed edenico giardino, in cui un campo da tennis che assomiglia a un “campo di patate” viene utilizzato per incontri amichevoli.
È in questa situazione che il narratore riscopre i sentimenti per la Micòl, sentimenti che già erano vividi durante l’infanzia. La relazione tra i due e i sentimenti che scaturiscono vengono raccontati da Bassani con profonda tenerezza e semplicità, rendendoli immediatamente riconoscibili al lettore. Nonostante la spensieratezza, tipica della giovinezza, permei l’atmosfera del romanzo, lo spettro di una situazione politica progressivamente in peggioramento aleggia nelle pagine, e ci ricorda come qualsiasi cosa sia sempre a rischio di essere persa. Il narratore non nasconde che tutto ciò che è stato raccontato è già finito, e si premura di specificarlo fin dalle prime pagine: la consapevolezza della sorte tragica della famiglia Finzi-Contini dona al romanzo una vena profondamente nostalgica, nostalgia di un tempo che appartiene al passato e che non potrà mai più essere recuperato. Irrecuperabile è anche l’identità del narratore, di cui non conosciamo nemmeno il nome e il cui aspetto fisico è appena accennato da pochi commenti fatti dagli altri personaggi; forse è anche grazie all’anonimità del suo protagonista che il romanzo riesce a coinvolgere il lettore così tanto da sentirsi, a volte, parte integrante della scena e ritrovarsi, con la fantasia, a giocare a tennis con Micòl o a discutere di letteratura con Alberto.
"Nella vita, se uno vuol capire, capire sul serio come stanno le cose di questo mondo, deve morire almeno una volta. "
Lo stile di Bassani è scorrevole e lirico, preciso ma mai troppo prolisso nelle descrizioni, tanto che Il giardino dei Finzi-Contini si legge agilmente in una settimana. La maestria con cui l’autore ci trasporta in un altro mondo fatto di emozioni, incomprensioni e speranza è senza paragoni, ed è proprio l’atmosfera malinconica e caduca che rende questo romanzo uno dei pilastri della letteratura.
Mars.
E allora mi sono resa conto di quanto l’esistenza stessa sia precaria. Di quanto quella carne, quegli organi, quelle ossa, quelle vite contenessero il potenziale di spezzarsi e finire, con una facilità estrema. Per la scelta di un singolo istante.
- Non dico addio, Han Kang
Come si può esser vicini se non si è lontani? - Il profeta, Kahlil Gibran
Chi può dire di che carne sono fatto? Ho girato abbastanza il mondo da sapere che tutte le carni sono buone e si equivalgono, ma è per questo che uno si stanca e cerca di mettere radici, di farsi terra e paese, perché la sua carne valga e duri qualcosa di più che un comune giro di stagione. - La luna e i falò, Cesare Pavese
«La musica è un’amante esigente. Non la si può abbandonare per quattro anni. Quando si torna da lei, lei non c’è più.» - Suite francese, Irène Némirovsky
«Ci baceremo domani sera, se torno. E saranno baci belli, Frank. Non da ubriachi. Baci con dei sogni dentro. Baci che vengono dalla vita, non dalla morte». - Il postino suona sempre due volte, James M. Cain
Vago e nebuloso è l’inizio di tutte le cose, ma non la loro fine, E io gradirei che voi mi ricordaste come un inizio. - Il profeta, Kahlil Gibran
Se il futuro era così vago, voleva dire che forse lei non era destinata a vederlo. - Il velo dipinto, W. Somerset Maugham
Non esiste virtù nella curiosità. Anzi, c’è caso che sia addirittura la voglia più immorale che un uomo può racchiudere in sé. - Confessioni di una maschera, Yukio Mishima
In verità, fra tutte le specie in disfacimento di cui pullula il mondo, la purezza in disfacimento è la più maligna. - Confessioni di una maschera, Yukio Mishima
Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti. - La luna e i falò, Cesare Pavese
È vero che gli uomini sono fondamentalmente crudeli? L’esperienza della crudeltà è l’unica cosa che ci accomuna come specie? La dignità a cui ci aggrappiamo non è altro che un’autoillusione, un modo per nasconderci questa unica verità - che ciascuno di noi può essere ridotto a un insetto, a una bestia rapace, a un ammasso di carne? Può farsi degradare, distruggere, massacrare… È questo il destino ultimo del genere umano, un destino che la storia ha confermato come qualcosa di ineluttabile? - Atti umani, Han Kang
«Tanto non possiamo farci niente… Che cosa potremmo fare? Tutte le lacrime del mondo sarebbero inutili. Ci saranno giorni migliori, e dobbiamo vivere per vederli, prima di tutto vivere… resistere.» - Suite francese, Irène Némirovsky
«Ho idea che la sola cosa che ci permette di guardare senza disgusto il mondo in cui viviamo sia la bellezza che gli uomini di tanto in tanto creano dal caos. I quadri che dipingono, la musica che compongono, i libri che scrivono, la vita che vivono. Fra tutte, la cosa più ricca di bellezza è una vita bella. È l’opera d’arte più perfetta.» - Il velo dipinto, W. Somerset Maugham
La vita era shakespeariana, mirabile e tragica, e loro la sminuivano in modo insensato. Un mondo stava crollando, non restavano che macerie e rovine, ma loro non cambiavano. - Suite francese, Irène Némirovsky
⋆˙⟡ recensione: la diva julia - w. somerset maugham
Inghilterra, primi anni del Novecento. L’affermata attrice teatrale Julia Lambert comincia una relazione clandestina con il ragioniere del teatro in cui lavora, di proprietà del marito. Lei si convince che sia una tresca temporanea, in cui i sentimenti non sono coinvolti, ma presto si rende conto che questo giovane ragioniere, di carnagione un po’ troppo pallida e decisamente troppo magro, è riuscito a farla innamorare nuovamente.
L’amore, un sentimento che l’aveva trasportata fino alla nascita del figlio e che era sicura di provare per suo marito, Michael – l’uomo più bello e modesto d’Inghilterra, come non si stancava mai di ripetergli. Il suo fascino composto e elegante l’aveva lasciata senza fiato fin dalla prima volta che l’aveva visto, sul palco, anche lui come attore. Gentile com’era, aveva deciso di mettere da parte la sua carriera teatrale per poter fare emergere Julia e fondare una compagnia insieme – lei non aveva mai recitato così bene prima che fosse lui a dirigerla, e si sentiva di amarlo più che mai. Poi con la guerra e dopo il parto, qualcosa cambia in Julia: Michael non è più il ragazzo modesto che l’amava talmente tanto da sacrificare la propria carriera, ma diventa un uomo snob per cui non prova altro che fastidio. E, ciò nonostante, gli rimane fedele per venti anni – episodi fugaci di divertimento non potevano certo essere considerati come tradimento, giusto? – fino a quando la fiamma dell’amore non si riaccende grazie a questo giovane riccioluto che la conquista con un'umile tazza di tè.
In La diva Julia, W. Somerset Maugham dipinge un quadro psicologico magistrale della sua protagonista – o come piace chiamarla a lui, “eroina” – di questo appassionato romanzo. Comprendiamo il suo stato d’animo grazie alla sua mimica, che è spesso accompagnata da parole che vogliono dire il contrario di quello che prova. Da attrice provetta, la migliore in tutta l’Inghilterra, nasconde le sue emozioni e non si lascia il tempo per poterle elaborare: utilizza il teatro anche nella vita reale, mascherando il nucleo della sua anima per poter continuare a interpretare il ruolo dell’attrice famosa, della madre amorevole, dell’amante appassionata. Viene spontaneo simpatizzare per Julia, perché impariamo a conoscerla nella sua intimità, perdonandole gli sbagli e capendone il forte disagio interiore, che lei non ammette mai a sé stessa. Molte volte ci sentiamo presi da un moto di sconforto e vorremmo quasi poter intervenire per proteggerla e avvisarla di non commettere lo stesso errore due volte; e forse anche l’impotenza nel cambiare la sua sorte ce la fa apparire in una luce ancora più drammatica.
Allo stesso tempo, tuttavia, il lettore deve stare attento a non farsi coinvolgere troppo per evitare di perdere la sua imparzialità: la prosa scorrevole ci induce torpidamente a condividere le opinioni dell’eroina, che trova sempre un modo per giustificare le sue decisioni ingiustificabili.
«La gente non cerca ragioni per fare quello che desidera» rifletteva. «Cerca solo scuse».
Alla fine Julia sembra vincere: appartata in un angolino di un ristorante, lontana dagli occhi indiscreti della folla, si convince che la vita reale non è altro che teatro e che la vita vera stia sul palcoscenico, davanti al pubblico. Maugham costruisce così il romanzo più perfettamente tragicomico: la grande attrice comica diventa, senza rendersene conto, la protagonista di uno struggente dramma esistenziale in cui i ruoli interpretati vanno a racchiudere, come matriosche, l’unicità della persona, nascondendola. Il tentativo grottesco di rifiutare la realtà dei fatti aggiunge una vena profondamente tragica e contemporaneamente comica alla narrazione.
In questo Maugham, con le sue doti di romanziere impeccabile, sembra farsi erede del Socrate del Simposio, riuscendo a comporre allo stesso tempo una divertente tragedia e un’amarissima commedia. Nel leggere La diva Julia, ci viene ricordato con forza che l’esistenza non è solo comica o tragica, ma che entrambi i poli ne caratterizzano lo scorrere inesorabile fino all’ultimo momento.
Mars.