Oltre il Vecchio Bordo
Ho trascorso le ultime settimane a Borgo Vecchio, vivendo momenti di gioia, commozione, paura, solititudine ed ho pensato spesso di andare a vivere in quel luogo così inclusivo. Si, perché nonostante le “distanze” tra chi è dentro e chi è fuori da quei limiti, se conosci il quartiere e lo frequenti ne diventi parte integrante. Per me è stato un rifugio, che mi ha curato, consolato e dato una visione altra della vita. A volte però resti imbrigliato dentro maglie troppo strette, soffocanti, cerchi di fuggire, scappare e dall’interno hai l’impressione che non riuscirai più a superare quel vecchio bordo tra te e il resto di Palermo.
Durante le riprese del documentario abbiamo chiesto, fuori dal quartiere, di descriverci Borgo Vecchio, una delle risposte è stata questa:
Se posteggi l’auto, “non è che non trovi la macchina, manco il pavimento trovi!”.
Ovviamente non tutte le risposte erano cosi radicali e radicate ma sicuramente non sono così lontane da questa visione.
Borgo Vecchio è ancora da scoprire ma non da colonizzare. Ha i suoi ritmi, le sue dinamiche, la sua comunità. Il quartiere ha ancora molto da nascondere e da non mostrare. Borgo Vecchio fortunatamente fa ancora paura, questo permetterà una lenta e graduale apertura che potrebbe servire a non snaturarne i suoi principi, la sua identità.
È importante però, per chi abita il quartiere, scrutare oltre il “bordo” perché ciò può restituire un altro da sé irrinunciabile e fondamentale per la propria vita.
On field:
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Indicazioni strategiche:
Organizzazione di eventi di inclusione sociale in cui “inconsapevolmente” esterno ed interno si ritrovino a dialogare ed a confrontarsi.












