I Numeranden, le antiche fortezze elfiche, protette dall’energia delle Fonti di Eru.
L'ULTIMA LEGIONE DEI MIRNAFELL
Nelle profondità dell’ala orientale delle rovine, giacciono i resti degli elfi che combatterono fino all’ultimo contro Shaleeb. Piu’ di cento giovani guerrieri elfici, l’Ultima Legione dei Mirnafell, trovarono la morte quando uno di loro, Morgwert, si diede alla fuga condannando i suoi compagni.
Nei giorni più bui della guerra contro la Grande Ombra, quando le Rocche Ancestrali dei nani cadevano una dopo l’altra sotto le armate del Tetro Monarca, la Grande Ombra decise di muovere guerra contro la nobile stirpe degli elfi.
Il primo obiettivo furono i regni elfici dei Mirnafell -Elfi di Mezzo- oltre i Monti Denti di Drago (l’attuale Ducato di Mithossia).
Per difendersi i Mirnafell si arroccarono nelle alte e poderose Numeruden [Case dalla Luna o Case di Eru] Templi antichissimi, costruiti dai primissimi Mirnelfnar (gli Elfi primigeni).
Questi sacrarii custodivano l’energia delle Sorgenti di Eru, o fonti elfiche, dalle leggendarie doti rigenerative e -si dice- alla base stessa della magia Elfica.
Impossibilitato a distruggere i Numeruden dall’esterno, la Grande Ombra mandò i suoi Generali dell’Incubo. Mostruose creature, alcune delle quali più antiche delle stelle, in grado di muoversi liberamente dal Piano Etereo a quello materiale e quindi capaci di manifestarsi liberamente nel Piano Materiale.
Shaleeb, madre dei ragni venne mandata nel palazzo di quello che oggi viene comunemente chiamato Bosco Aracno.
Durante la battaglia gli Elfi riuscirono a imprigionare Shaleeb in una delle ali del palazzo e la prossimità della Fonte Elfica -risparmiata dalla distruzione- impediva alla creatura di poter tornare al Piano Etero, rendendola per sempre prigioniera. Con lei rimasero, unici sopravvissuti, un centinaio di valorosi guerrieri elfi sotto il comando del coraggioso generale Eklener .
Questi guerrieri si fecero chiamare l’Ultima Legione e fecero promessa di uccidere Shaleeb o perire nel tentativo!
L’unica via di fuga rimasta per uscire dalle rovine del palazzo era il passaggio del Portale del Sole, ai piani superiori. Per aprire il portale occorrevano due pietre magiche, quella del Fuoco (Occhio di Hehiellendir) e quella della Luna (Lacrima di Eru) gelosamente custodite da Eklener il Generale Elfo.
Morgwert era un mezzelfo orfano.
Raccolto dagli Elfi di Mirfanell (gli Elfi che vivevano un tempo nelle terre meridionali dell’attuale Ducato) venne cresciuto come uno di loro, seppur tra diffidenze e intolleranza.
Divenuto un guerriero di valore venne mandato alla difesa del Palazzo della Luna, una delle sedici Numeruden, o fonti sacre degli Elfi.
Si ritrovò bloccato nelle segrete del palazzo a combattere l’invasione di Shaleeb assieme al gruppo di guerrieri scelti di Eklener, un coraggioso condottiero che aveva fatto voto di riscattare il Palazzo o morire nel tentativo.
Dopo due rovinosi mesi di assedio buona parte del palazzo era crollata e la guarnigione ormai intrappolata nelle segrete si era stabilita nelle Cripte sotterranee, lontano dagli attacchi di Shaleeb.
Ma Morgwert non ne voleva sapere di morire come un topo.
In un momento di confusione, a seguito di una fallita incursione nella tana di Shaleeb attraverso una stretta scala a chiocciola verso i livelli superiori, Morgwert riuscì a sottrarre le due pietre magiche dallo scrigno di Eklener. Ma temendo di essere scoperto e passato alle armi come disertore, o peggio lasciato nudo nella tana di Shaleeb come traditore, rubò anche la pesante chiave di ferro che chiudeva le cripte -dove la guarnigione s’era stabilita- condannando i suoi compagni a morire seppelliti vivi.Ma nella fuga si imbatté in Shaleeb! Colpito da una delle spore venefiche di Shaleeb rimase ferito perdendo una delle pietre, quella di Eru, che Shaleeb raccolse per sé confondendola per una delle sue uova!
Morgwert riuscì a fuggire ai livelli superiori, ma senza una delle pietre non potè mai aprire il portale e morì anch'egli seppellito vivo tra le rovine del palazzo, folle, a un passo dalla salvezza.
La Canzone dei Mirnafell negli ultimi giorni di prigionia
dalla corteccia e dalle foglie.
Morgwert con occhi di topo
Il cuore stretto con un nodo
Il tradimento dei suoi fratelli
Il più orrido dei fardelli.
Lontane dalle colline verdi
dai palchi regali dei nostri cervi
Chi avrà pietà di te misero insetto
Gratta le tue unghie sul pallido petto
Urla alle sorde mura la tua disperazione
Di fiamme e pece la tua consunzione.
Tutti ci hai dannati, ad una morte senza spada.
Ma Eru ha parlato, nel sogno la profezia è rivelata.
Noi ombre senza pace saremo un dì placati,
Dalla donna di Veliandir* che ci benedirà consacrati!
A quale sorte di consegni oh triste verme senza rispetto
A scavare nella terra che rigetta il tuo spettro.
Ed ecco che la lama saetta, spada del nostro Generale,
Eklener, Eklener, vendetta! Colpisci il senza onore infame!
E allora i nostri nudi piedi
poseranno finalmente tiepidi
le palme sui prati fioriti
dei fioriti giardini dorati
Quando il pozzo di Vorgmorr si pascerà dell’anima tua
Ingrasseranno i cani col midollo del tuo cranio
Mille tarme di fuoco bruceranno nel tuo petto, oh eterno vespaio.
E non basteranno le urla di mille spettri torturati,
Per coprire le tua, ultimo fra i vivi, primo tra i dannati.
*Sarà infatti Iris, un chierico di Veliandir, a pronunciare la cerimonia di purificazione per liberare le anime dei non-morti della Legione.
Se mai mi chiamaste fratello
Se mai giocammo assieme al sole di Nursill [luglio]
Se mai condividemmo le dolci fanciulle
Che nella terza Luna di Mirnill si aprono all’amore
Ma mi chiamaste bastardo!
Messo all’ultimo desco, al freddo inverno di Norkel [novembre]
Con gelosia vi stringeste le vostre figlie
E mi lasciaste il freddo della spada e l’odio della guerra
E oggi vorreste vedermi fratello?
Oggi vorreste tornare con me al caldo di Nursill?
Oggi vorreste condividere le dolci fanciulle
Che fuggito di qui comprerò sotto la luna degli Uomini?
Siederò solo al desco degli Uomini nel sole di Nursill.
Coglierò le loro figlie che mi scalderanno nelle notti d’inverno.
E vi lascio soli, col freddo della spada e l’odio della guerra.