Non voglio più scrivere.
Non voglio più ritrovare a rileggermi, a nausearmi, a voler dimenticarmi.
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@ilriflessosbiaditodimestessa
Non voglio più scrivere.
Non voglio più ritrovare a rileggermi, a nausearmi, a voler dimenticarmi.
“Dimenticherà. La vita è fatta così. Tutto si cancella col tempo. I ricordi si attenuano, il dolore diminuisce.”
Ágota Kristóf, “Trilogia della città di K.”.
Oggi sono abbastanza stanca, tremendamente stanca.
È stato un anno pesante: la perdita di mia nonna, la perdita di Samu.
Samu se n'è andato, Samu si è tolto la vita, oramai da un mese.
Mia nonna si è ammalata, mia nonna giovane, giovanile, se n'è andata.
Oggi sono stanca, oggi non voglio sentirmi dire che va tutto bene.
Il telefono vecchio si è rotto, ho quello di nonna, ma ho perso le conversazioni sia con Samu che con lei. Non potrò più riascoltare le loro voci, le dimenticherò prima o poi. Oggi come si fa ad essere felici? Anche ieri, se dovessi essere accuratamente sincera.
E le persone attorno a me soffrono, oggi sono stanca perché questa vita del cazzo non risparmia nessuno, tranne il male che dilaga in questa società di merda, in cui i soldi comprano la libertà, in cui non mi sento di appartenere.. Il lupo della steppa.. Oggi lasciatemi in pace..
“Se il mondo ha ragione, se hanno ragione le musiche nei caffè, la gente americana che si contenta di così poco, vuol dire che ho torto io, che sono io il pazzo, il vero lupo della steppa, come mi chiamai più volte, l'animale sperduto in un mondo a lui estraneo e incomprensibile, che non trova più la patria, l'aria, il nutrimento.” (Hermann Hesse - Il lupo della steppa)
“Non posso darti gioielli — ne meriti molti — ma in tempi antichi si diceva che il gioiello più raro è un cuore sincero. Credilo.”
Cesare Pavese, Vita attraverso le lettere.
“Vi giuro, signori, che l'esser troppo consapevoli è una malattia, un'autentica, assoluta malattia.”
Fëdor Dostoevskij, “Memorie dal sottosuolo”.
“Io non ho fatto altro che sognare. È stato questo, e solo questo, il senso della mia vita. […] Non ho mai avuto altra occupazione vera se non la mia vita interiore. Non ho mai voluto essere altro che un sognatore.”
Fernando Pessoa, Il libro dell'inquietudine.
DIMORA NATURALE 🍃 #andreabajani #salliland . . . . .
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Andrea Pazienza, dalla rivista Frigidaire, 1986
Capi di stato e assassini
Per la prima volta nella storia vediamo il capo di uno stato che si considera civile parlare apertamente come un assassino, dicendo del capo religioso di un paese che ha aggredito: «lo uccideremo», e degli abitanti di quel paese: «li massacreremo». Né Hitler né Stalin hanno mai parlato così. E tuttavia non solo quest’uomo non viene incolpato e deposto, ma i capi di stato delle cosiddette democrazie occidentali lo approvano, accettando implicitamente che i politici si esprimano oggi pubblicamente come forse nemmeno gli assassini osano fare tra loro.
Giorgio Agamben, 10 marzo 2026
Decalogo del 13 agosto
1.
Stai attento quando è il caso e poi distraiti profondamente.
2.
Non dispiacerti delle paure che hai avuto, pensa che avevano una loro necessità.
3.
Sei ancora qui e questo è un miracolo.
C'è sempre qualcuno, qualcosa che ti può rovinare la festa, ma tu gioca d'anticipo, immagina che la festa è adesso e adesso va tutto bene, almeno per qualche attimo sei al sicuro.
4.
Saluta ogni tanto chi non c'è più. Fantastica che sei morto pure tu molti anni fa, forse sei risorto, forse tutti quelli che vedi sono risorti.
5.
I nemici a un certo punto si stancano. L'unico nemico che non si stanca mai è dentro di noi.
6.
Fidati degli sconosciuti, parla coi morti, ricordati l'odore di tua nonna, la sua naturale nobiltà. Ricordati che ogni vita ha poco da salvare ed è quel poco che non ti può togliere nessuno.
7.
Sali le scale come se stessi salendo al cielo.
8.
Spingi forte il carro delle macerie che ti porti dietro e non lamentarti. Immaginati come una grande casa, puoi accogliere tutta la luce del giorno e tutta la notte, ti può essere caro ogni tanto tutto quello che accade.
9.
Scrivi lettere d'amore e ama come si amano i grandi amanti nei romanzi più belli. Immagina che ora sei pronto a farlo, ora hai le forze per fare cose coraggiose, immagina che il tempo passato sia servito a darti coraggio, a predisporti ai miracoli.
10.
Ad ogni piccolo errore che fai rispondi con un gesto d'affetto per te stesso e per gli altri. Considera che se non hai fatto finora errori gravi, difficilmente ne farai in futuro. Tutti a un certo punto veniamo raggiunti da un fondo di saggezza, la saggezza del tempo che si fa scarso. Baciati gli occhi
come un giorno ha fatto tua madre, bacia il cane, il gatto, bacia anche un muro nei momenti più vasti.
Franco Arminio
Se pensi a quelle volte nella vita che hai trattato le persone con un amore e una correttezza straordinari, e te ne sei preso cura in maniera totalmente disinteressata, solo perché avevano valore come esseri umani… Ecco, la capacità di fare altrettanto con noi stessi. Di trattare noi stessi come tratteremmo un buon amico, un amico prezioso. O un nostro bambino che amiamo più della vita stessa. E penso che sia possibile arrivarci. Penso che in parte il compito che abbiamo sulla terra sia imparare a fare questo.
(David Foster Wallace, Come diventare se stessi)
Potrei vivere sotto un tavolo leggendo Borges.
Roberto Bolano
"Maggio - ripeté la donna a se stessa. - Certo che è terribilmente lontano, ma almeno, detto da un ragazzo serio e istruito come te, è un termine. È solo di un termine che ha bisogno la povera gente. Da stasera voglio convincermi che a partire da maggio i nostri uomini potranno andare alle fiere e ai mercati come una volta, senza morire per la strada. La gioventù potrà ballare all'aperto, le donne giovani resteranno incinte volentieri e noi vecchie potremo uscire sulla nostra aia senza la paura di trovarci un forestiero armato. E a maggio, le sere belle, potremo uscire fuori e per tutto divertimento guardarci e goderci l'illuminazione dei paesi”.
— Beppe Fenoglio, Una questione privata
“Non è per via della gloria, che siamo andati in montagna, a far la guerra. Di guerra eravam stanchi, di patria anche. Avevamo bisogno di dire: lasciateci le mani libere, i piedi, gli occhi, le orecchie; lasciateci dormire nel fienile, con una ragazza. Per questo abbiam sparato, ci siamo fatti impiccare, siamo andati al macello col cuore che piangeva, con le labbra tremanti. Ma anche così sapevamo che di fronte a un boia di fascista noi eravam persone, e loro marionette.”
— Nino Pedretti, Al vòusi e altre poesie in dialetto romagnolo, Torino, Einaudi 2007, pp. 17-18, la poesia si intitola I partigièn. (via fantasticazioni)
Moonlight in the Adirondacks By Rockwell Kent
— La montagna sei tu, Brianna Wiest