“Ben oltre le idee di giusto e di sbagliato c'è un campo. Ti aspetterò laggiù.”
— Jalaluddin Rumi - 1207 (via alessiodandi)

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“Ben oltre le idee di giusto e di sbagliato c'è un campo. Ti aspetterò laggiù.”
— Jalaluddin Rumi - 1207 (via alessiodandi)
Pensieri.
Davvero,
Odiarci
Non servirà a nulla,
Nemmeno amarci
Per ostentare un sentimento.
Dobbiamo ignorarci
Sentirci mancare
Perché l'assenza cambia
E tu sparirai.
Ciao amore,
Ci rivedremo,
Sarai di un'altra.
Ti smusserai un po’ per lei,
Le tue gocce di rugiada bagneranno altre spalle,
Vedrò il tuo sorriso in altri occhi
E il tuo profumo.
Sdradicasti le radici per me,
Te le ridiedi intatte.
Irrigammo un giardino,
Delle mie rose,
Dei tuoi girasoli,
Delle nostre spine,
Delle cupe ore di niente.
Per lei diverrai corteccia.
Ciao salice,
Non piangere.
Invecchierai,
Invecchierò,
In altre mani,
Con lo stesso cuore.
Fiorisci altrove.
Che vanità immaginare che possa darti tutto, l’amore e la fortuna, itinerari, musica, giocattoli. Di sicuro è così: ti do tutto me stesso, sicuro, però tutto me stesso non ti basta come a me non basta che tu mi dia tutta te stessa.
Per questo non saremo mai la coppia perfetta, la cartolina, se non siamo capaci di accettare che solo in aritmetica il due nasce dall’uno più uno.
Di là un foglietto che recita solamente: sempre sei stata il mio specchio, voglio dire che per vedermi dovevo guardarti. julio cortàzar
Massimo Troisi e Olimpia Di Maio, “Scusate il ritardo” (1983).
Storia della mi vida
Non voglio che ti allontani,
dolore, ultima forma
di amare. Io mi sento vivere
quando tu mi fai male
non in te, né qui, più oltre:
sulla terra, nell'anno
da dove vieni
nell'amore con lei
e tutto ciò che fu.
In quella realtà
sommersa che nega se stessa
ed ostinatamente afferma
di non essere esistita mai,
d'essere stata nient'altro
che un mio pretesto per vivere.
Se tu non mi restassi,
dolore, irrefutabile,
io potrei anche crederlo;
ma mi rimani tu.
La tua verità mi assicura
che niente fu menzogna.
E fino a quando ti potrò sentire,
sarai per me, dolore,
la prova di un'altra vita
in cui non mi dolevi.
La grande prova, lontano,
che è esistita, che esiste,
che mi ha amato, sì,
che la sto amando ancora.
Pedro Salinas
E tu sei piena di mostri
ma se me li mostri
saranno nostri,
e i mostri condivisi
non sono poi così forti.
Gio Evan
Non sarà che in fondo un po’ ci spero? Che questa storia così speciale possa continuare?
anche a discapito della mia.
Ma col passare del tempo scoprii che non bastava più starti accanto e non ti bastavo più affatto. Questo faceva male, molto male. Tu non te ne accorgevi, ma io sì. C'era una piccola corda, invisibile, a dire il vero, che stringeva tanto forte il mio cuore ogni volta che ignoravi il mio amore. E non sapevo che fare se non sopportare il dolore di quella corda invisibile. L'ho sopportato a lungo e lo sopporto ancora, ma non basta per te. E non so ancora che fare, precisamente. Non so ancora a chi confessarlo che tu mi pungi e mi fai sanguinare lentamente il cuore.
(via osservandoci)
L'amai perché provava un dolore profondo; perché fu molte cose, ma non fu mai furba e seppe amare tutto e tutti, tranne se stessa.
N-264(3)
Di quello che successe nei minuti successivi ricordo poco, ero frastornato e il rumore, la paura e i tuoi occhi non mi davano possibilità di riprendermi. Quando quello spettacolo infernale è finito ci hanno lasciati tornare tutti alle nostre stanze. Fino a quel giorno non avevo mai fatto caso alla qualità dell’edificio residenziale. Era molto lussuoso e moderno, con un arredamento sobrio ed elegante. Quel posto rispettava del tutto i miei standard di gusto, era davvero bellissimo e non me ne ero mai accorto. Come un fantasma ho raggiunto la mia stanza, la 292, ovviamente. Ero stato fortunato perchè si trovava sulla parte esterna dell’edificio e al 22esimo piano, quindi la vetrata garantiva una meravigliosa vista sulla città. Sono arrivato in camera che era notte o quanto meno fuori era buio, gettato lo zaino affianco alla scrivania e mi sono lasciato cadere a faccia in giù sul letto. Continuavo a chiedermi per quale motivo mi fossi proposto, e per quale motivo lo avessi fatto tu e in nessuno modo riuscivo a rispondermi. Sono andato verso la vetrata e ho guardato la città. Tutte quelle lucini rosse e bianche, macchine, pullman, moto e taxi che trasportavano la gente comune, che rifletteavano la vita semplice e caotica di tutti i giorni. Io te e altre 28 persone oggi avevamo deciso di rinunciare a quella vita, di abbandonare per sempre la normalità, per noi tutto cambiava e avremmo potuto cambiare il corso della storia, eppure, fuori da quelle mura, la vita trascorreva tranquilla, nulla cambiava.
Perchè? Perchè avevmo scelto di rinunciare ad una vita normale?
L’orologio indicava l’1.54, si era fatto davvero tardi e il sonno non si decideva a farsi vivo. Ho preso la felpa pesante, messo le scarpe e mi sono diretto verso l'uscita, volevo venire da te, avevo bisogno di parlarti, avevo bisogno di averti vicina. Ho aperto la porta come se la volessi sradicare. Tu eri li dietro. In piedi di fronte alla mia stanza che tremavi come una foglia. All’interno dell’edificio non faceva caldo e tu avevi addosso solo un enorme maglia a maniche corte e un paio di pantaloncini. Senza dire una parola, sei entrata in camera. Eri bellissima. - “Non riesco a stare da sola” hai detto in un soffio.
- “Mmh stavo venendo da te, ho bisogno di parlarti” ho detto io, cercando di non far tremare la voce.
Non mi hai risposto, sei andata alla finestra e hai guardato la città. Scommetto che anche tu stessi pensando a quello a cui avevo pensato io pochi minuti prima.
- “L’hai fatto per me?”
- “L’hai detto tu, non riesci a stare da sola e io non voglio che succeda”.
Mi aspettavo dicessi che ero stato un idiota e che non avrei mai dovuto farlo o qualcosa del genere, invece hai smesso di guardare la città e ti sei infilata nel mio letto tirando su bene il piumone. Ho spento le luci, mi sono seduto affianco a te appoggiando la schiena sul muro e ho iniziato ad accarezzarti i capelli.
- “Grazie” hai detto e smettendo di tremare ti sei addormentata.
Poco dopo mi sono addormentato anche io, lì di fianco a te.
Per quanto fosse bello il momento, non durò a lungo. Gli incubi ti tormentavano e anche la mia presenza non era abbastanza per permetterti di dormire. Dal canto mio seppur cercassi di nasconderlo i miei pensieri non mi permettevano di dormire. Alle tre circa mi sono svegliato sudato, in preda agli incubi, faceva freddo e tu non eri più nel letto. Una sottile lama di luce veniva da sotto la porta del bagno e i tuoi vestiti erano sparsi per terra. Mi sono alzato e sono venuto a sedermi con la schiena appoggiata alla porta, l’ho fatto facendo rumore di proposito, cosi che riuscissi a sentirmi.
Qua si interrompe il Terzo capitolo della mia sotria, ho davvero troppe idee e tutte troppo diverse tra loro per poter andare avanti senza pensarci ancora un po’ lol, come al sollito vi ringrazio per la lettura e vi invito a farmi sapere se vi è piaciuta e si interessa sapere come procederà la sotria di 264 e 292 così sarò motivato assai a portarvi tanti altri capitoli.
Luca.
Dovreste davvero spendere qualche secondo per leggere questo racconto, e (se ancora non l'avete fatto) i due che lo precedono.
Quei giorni perduti a rincorrere il vento a chiederci un bacio e volerne altri cento un giorno qualunque li ricorderai amore che fuggi da me tornerai E tu che con gli occhi di un altro colore mi dici le stesse parole d’amore fra un mese fra un anno scordate le avrai amore che vieni da me fuggirai
N-264(2)
“No”.
una voce di donna interruppe il silenzio liberandomi dal loop di pensieri che mi teneva inchiodato alla sedia, cosi feci per voltarmi. Non che avessi bisogno di controllare eh, la voce era la tua, flebile e indecisa come sempre. “si invece” risposi.
“non esiste, non pensarci neanche".
“e perchè mai?”
Ma tu non eri già più li. Fanculo, Fanculo te e la tua teatralità. Ma sapevo fin troppo bene che ti avrei trovata 31 piani più in alto, sul tetto con in mano quella sigaretta sulla quale non avevi mai appoggiato le labbra. Mi sono preso il tempo necessario a pensare un po’ e poi ho cominciato a salire le scale, 31 piani erano tanti, ma gli ascensori mi era sempre stati antipatici.
Man mano che scrivo riaffiorano meravigliosi e taglienti i tuoi ricordi, ora ricordo due diverse persone, ti ricordo la prima volta che passammo un pomeriggio insieme, vestita sportiva imbarazzata e bellissima, tutto qua. Non proprio tutto, ma il resto lo tengo per me, se tu sapessi ogni cosa potresti smettere di interessarti a me. L'altra “versione” che ricordo invece è quella che trovai al 26 esimo piano, sul tetto, dopo 467 scalini (si, li avevo contati tutti). Eri appoggiata alle transenne e guardavi dritta di fronte a te, faceva freddissimo e tu addosso avevi solo i tuoi vestiti ordinari e il camice aperto che svolazzava un po, ma non sembrava ti interessasse. La tua sigaretta appesa fra l'indice e il medio bruciava silenziosa, lontana dalle tue labbra. Mi appoggiai alla ringhiera anche io, guardando però di sotto. Aspettammo in silenzio che la sigaretta si consumasse al vento.
“Perchè hai accettato di partecipare a questo progetto?”.
“Ero stato scelto e sapevo ti avrei trovata qui”.
“idiota”.
“tu?”
“Mi andava”.
Lapidaria come sempre, sono sicuro che aggiungesti qualcos'altro sotto voce, ma il vento lo portò via.
“Perchè non vuoi che mi offra?”
“E’ pericoloso, lo farò io”
“Scherzi vero?”
Non guardavo più di sotto, ora guardavo nei tuoi occhi e la sensazione di cadere si era fatta molto più forte.
E poi ti ho baciata, di nuovo. Perchè? Non ne ho idea, lo volevo fare e l'ho fatto, li sul tetto al freddo. I cinque giorni sono passati in fretta, la tabella con i 30 spazi che avevano messo nella bacheca principale si era riempita con i nostri numeri identificativi poco prima dello scadere dei 5 giorni, cosi gli altorparlanti avevano annunciato gli orari della riunione e come la volta scorsa ci eravamo riversati tutti nella sala riunioni sotto terra.
“Grazie a voi sono lieto di annunciare che il progetto potrà proseguire, i 30 volontari sono stati trovati. Quando 5 anni fa insieme alla mia amatissima moglie abbiamo cominciato a lavorare al futuro credevamo fortemente che, nonostante stessimo lavorando con numeri, macchine e scienza, la componente umana sarebbe stata la chiave per il successo, cominciammo così il nostro lavoro e in parallelo il processo di reclutamento. Le 300 persone che sono oggi qui furono scelte per attitudine, coraggio, capacità decisionale, disponibilità al lavoro in team e motivazione. Tutti qui avete un buon motivo per esserci. Cinque giorni fa vi abbiamo chiesto di mostrarci la vostra determinazione e 30 di voi lo hanno fatto. Vi prego di accogliere con un caloroso applauso le persone che chiamerò sul palco affianco a me”.
“Numero identificativo 264”
Eri la prima. Avevi firmato subito dopo essere scesa dal tetto. Lo sapevo, avevo letto il tuo nome sulla bacheca mille volte per essere sicuro di non essermi sbagliato. Non bastò a tenermi tranquillo.
Come ti era venuto in mente di farlo davvero?
L'altoparlante chiamò alcuni nomi, volti sconosciuti per me, storie che non conoscevo.
Perchè? Perchè? Cosa dovevi dimostrare?
Ancora nomi,accolti dagli applausi altrui e dalla mia più totale indifferenza.
“..Numero identificativo 292”
Davvero avevi scelto di rischiare cosi tanto?
“ Ripeto, Numero identificativo 292”
La voce dell'altoparlante che tuonava nelle mie orecchi mi riportò con i piedi per terra, stavano chiamando me, il 30esimo volontario, l'ultimo. Sono salito sul palco di corsa e ho guardato gli ultimi 270 applaudire, sinceramente commossi. Ho sentito il rumore, ho avuto paura e ho guardato verso di te. Tu dall'altra parte della fila ne avevi più di me.
Secondo numero della mia mini serie, come la volta scorsa, se vi piace fatemelo sapere e arriverà anche il terzo, grazie.