“Ma tu chi sei che avanzando nel buio della notte inciampi nei miei più segreti pensieri?”
William Shakespeare - Romeo e Giulietta

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“Ma tu chi sei che avanzando nel buio della notte inciampi nei miei più segreti pensieri?”
William Shakespeare - Romeo e Giulietta
Vorrei farti sapere che anche a distanza di tre anni, per me non è cambiato nulla
“Oceano”
Suppongo fosse tardo pomeriggio. Non si capiva bene, il sole era nascosto da nuvole scarni, quasi sembravano semplice foschia. Eravamo seduti sul lungomare, credo su una panchina. Lei era la stessa di sempre. Vestiti neri, il suo colore preferito. Gli occhi marroni più espressivi che abbia visto. Le labbra senza rossetto, non lo metteva mai.
Pareva che ci fossimo riavvicinati. Quasi ho sussultato quando ne ho preso coscienza. Si era probabilmente lasciata con quel riccone. Finalmente! Quel mostro senza labbro! Brutto come nessun’altro poteva essere! Finalmente si era levato dalle scatole!
Sentivo quel momento tutto per noi, per cercare di ricreare un legame perso da tempo. Lei pareva disponibile e rilassata. Io ero felicissimo, sentivo crescere dentro di me qualcosa. Non volevo avere fretta. Era giusto fare le cose per bene, con calma. Avevamo un passato insieme che era stato difficile da mandare giù. Riflettevo su questo, dovevo fare tutto bene, con discrezione, con calma. Se fosse andato tutto nel modo giusto ci sarebbero stati altri momenti per cercare qualcosa di più di una semplice chiacchierata.
Lei però sembrava così disponibile. Un minuto dopo mi sono ritrovato con la sua mano nella mia. Dannati ragionamenti! Tutto inutile! Quella cosa che stava crescendo dentro di me aveva preso il sopravvento.
Era forse ansia? Una seconda cotta in arrivo? Poteva essere emozione? Agitazione? Ma che ne so! Era fuoco! Quel forte incendio aveva bruciato ogni ragionamento. Ogni possibile piano d’azione era ridotto in fumo. Rimaneva il cuore al controllo di tutto, e l’istinto assisteva come vice.
La sua pelle era così morbida. Proprio come me la ricordavo. Le sue "ditine con la ciccietta”, così le chiamavo. Non avevo mai dimenticato la sensazione di avere le sue piccole mani nelle mie.
Guardavo il mare davanti a me e mi accorsi solo dopo qualche secondo che aveva appoggiato la testa sulla mia spalla. Quanti pensieri. Quante domande. Non era una cosa normale. Per lo meno era inaspettato. Era bellissimo. Potevo sentire il contatto tra la sua testa e la mia spalla, tra la mia mano e la sua. Ricordo ogni sensazione.
Non so perché. O forse lo so. Non mi sono fermato. Le ho accarezzato il viso, scendendo verso il mento gliel’ho alzato. L’ho guardata negli occhi forse per un secondo e l’ho baciata. Quel momento per me era pieno di significato. Pieno di emozioni. Pieno di ricordi. Pieno di tantissime cose. Ricordo perfettamente, alla fine del bacio, il contatto delle labbra che si perdeva: mi sentivo di averle trasmesso tutto ciò che era significato per me il periodo senza di lei. Tutte le mie serate a pensare, tutte le sensazioni guardando vecchie foto, tutte le canzoni che non avevo mai smesso di ascoltare. Tutto ciò non era più solo mio, era nostro, ora sapeva tutto.
Inizialmente sembrava accettarlo. Poi è successo qualcosa. Si è arrabbiata, chiedendomi il motivo del mio gesto. Qualcosa era scattato in lei. Qualcosa di tanto forte da farla scappare.
Si era messa a correre. Non capivo. Mi sono subito messo ad inseguirla urlando il suo nome. Ricordo che correva molto veloce. Mentre superava la pista ciclabile le erano cadute le Airpods, ma continuava a correre. Sembrava in fuga da me. Le ho raccolto di fretta le cuffiette e ho continuato ad inseguirla. Ormai l’avevo persa di vista. La pista ciclabile terminava in un vecchio relitto adibito per la ristorazione. Entrando ho subito fermato un cameriere chiedendo di lei, se fosse passata da lì. Non ricordo la sua risposta.
Nel frattempo si era messo a piovere. Sentivo i tuoni. Sono uscito dal relitto, ero in mezzo al temporale. Girandomi l’avevo vista. Ferma in mezzo alla strada, sotto la pioggia. Mi dava le spalle. Quasi a voler nascondere il suo volto. Non conosco la continuazione. Conosco però le sensazioni. Era come essere lì. Panico, spavento, insicurezza, debolezza. Sensazioni forti, tanto forti da riportarmi al mio letto.
Erano precisamente le 10:40 di domenica mattina. Non ho subito ricordato. Mi sono alzato, mi sono preparato la colazione e mi sono lavato. Più tardi ho deciso di prepararmi a svolgere i compiti. Nel farlo ho messo della musica. E’ stato in quel momento, con la musica che accompagnava i miei pensieri, che mi sono reso conto di aver fatto uno di quei sogni. Quei sogni che se ricordati ti portano malinconia ma ti fanno anche stare bene. Perché in qualche modo sei stato in sua compagnia ancora. In qualche modo grazie a quel ricordo hai riempito il vuoto, pur essendo breve, pur essendo finto. Sono quel tipo di sogni che prego sempre capitino più spesso, perché per quanto possano essere frutto della notte, lasciano tanto. Perché per quanto possano essere finti, creano emozioni vere. Una boccata d’ossigeno mentre si affronta la risalita dalle profondità dell’oceano. Dalle profondità dei sentimenti.
Sono quel tipo di sogni che prego sempre capitino più spesso e, a volte, succede.
Mi fa un effetto strano. Mi sento morto di lei. Sono consapevole di avere un debole per lei da molti anni anche se spesso non gli ho dato peso. Sono spesso riuscito a rimanere indifferente, questo comportava non frequentarla. Alternavamo periodi in cui ci sentivamo giornalmente a altri in cui non sapevamo nulla l’uno dell’altra.
Il suo viso, i suoi capelli, il suo modo di atteggiarsi, la sua risata, le sue guance, i suoi occhi. Stregato ad ogni suo sguardo, come se mi aspettassi sempre qualcosa. Come sperassi in un suo sorriso che dica “abbracciami”.
Mi fai male. Perché mi incanti solo parlando. Ed io non ho la forza di continuare a starti lontano come ho sempre fatto, solo per proteggermi.
Ho paura. Chi sono io per te? Non darmi attenzioni ti prego. Non capisco mai. La verità è che so bene cosa siamo, sono io a non volerlo accettare. Sono io a sperarci sempre. Sono io che ad ogni contatto con te spera in una carezza, o che ad un tuo sguardo risponde con un sorriso dolorante.
So bene chi sono per te. Uno dei tanti. Tu esci la sera, incontri un amico, lo abbracci, lui ti fa delle battute per provarci e tu prendi sempre tutto come benvenuto, poi questo ci prova e la cosa va avanti tra te che fai annusare fino al limite, lui che sbava e mille storielle dietro. Una prassi, ti conosco. Ho sempre sperato e creduto di essere fuori da questo circolo, di essere qualcosa di più, ma la cosa si sta rivelando tutt’altra.
Non voglio parlar male di te con ciò che scrivo. Queste sono parole di un ragazzo dolorante, sofferente.
Ho sempre saputo di volerti e tu mi hai sempre dato attenzioni se le chiedevo. Mi hai fatto sentire unico per te. Un amico speciale, diverso. Col tempo sto capendo che non sono solo io a venirti a prendere fuori casa pur di vederti. Non sono l’unico a scriverti lettere che adori. Non sono l’unico a farti regalini. Non sono l’unico ad averci provato con te ed aver creduto in una possibilità.
Però di una cosa sono sicuro. Nessuno si perde da anni in un tuo sguardo come faccio io. Nessuno ha dedicato tempo ed energie per te come ho fatto io. Nessuno ti aspetterà quanto ti sto aspettando io.
Forse un giorno mi stancherò, o forse giocherai con me ancora per anni. Per ora ti aspetto e nel farlo ti penso, sono ancora perso nei tuoi occhi blu.
In questo mondo la conoscenza può essere una condanna
Se solo mi conoscessi ora…
Ogni tanto mi piace pensare che magari un giorno, quando saremo più grandi, ci rincontreremo e ricominceremo tutto da capo.
— Is-William (Evening)
Quando torno a casa stanco. Dopo una giornata pesante. Magari dopo qualche delusione. Quanto vorrei abbracciarti, baciarti e ritrovare in te la mia serenità.
— Is-William (Evening)
Ieri mentre riflettevo sono giunto alla conclusione che questa situazione che stiamo vivendo, queste severe restrizioni, oltre che proteggere la mia salute mi stanno cambiando. Sentivo di essere diventato qualcun’ altro. Mi sentivo spento, senza alcuno stimolo. Vuoto di ogni forma di entusiasmo. Certo sicuramente sono riuscito a dedicare più tempo a me stesso stando in casa. Ho iniziato a leggere un libro, sto studiando più intensamente e sto migliorando come persona. Però ciò non basta. Oggi dopo tanto tempo sono riuscito a vedere i miei amici e abbiamo mangiato tutti insieme a casa di uno di loro. Non è stato nulla di particolare. Però quante emozioni, quante risate. Quanto affetto anche solo nel guardare un mio caro amico negli occhi e ridere insieme. È stato stupendo. Durante il pranzo ci pensavo, a quanto semplice ma importante era per me quel momento. Sentivo di essere tornato il ragazzo di prima. Entusiasta, gioioso. Nel tardo pomeriggio, quando sono rientrato a casa, mi sono sentito per un attimo perso. Ero quasi in preda al panico. Rientrando in casa tutta la gioia stava sparendo. Ecco che stavo cambiando nuovamente. Ora sono qui che scrivo queste righe come sfogo. Rifletto e ripenso ai bei momenti. Ciò che ho espresso può sembrare esagerato, ma questo è ciò che sto vivendo. Mi sento privato dei miei anni migliori. Privato dell’opportunità di amare qualcuno, di gioire assieme ai miei amici, di emozionarmi osservando il mare. Mi sento represso, costretto a non fare nulla. Mi sento diverso dalla persona vivace che ero e mi manca il mio vecchio me.
— Is-William (Evening)
“Così, di nascosto, si avvicina a lui con una lampada e, vedendolo, rimane folgorata dalla sua bellezza”.
Apuleio - Amore e Psiche
Ho bisogno di una persona che si interessi davvero di me. Voglio tirare fuori quello che sono, la persona che sono. Voglio raccontarmi e dare sfogo ai miei pensieri. Ne ho bisogno.
— Is-William (Evening)
L’arte mi affascina perché racconta una storia. E ogni tanto in qualche opera provo a ritrovarmici. Trovo sia bellissimo.
— Is-William (Evening)
Niente era come noi.
Niente era come le nostre risate al bar.
Niente era come le nostre mani calde che non si lasciavano mai.
Niente era come vederti la mattina, dirti che avevo sonno e sentirti lamentarti perché ero di poca compagnia.
Niente era come venirti a prendere sotto casa alle 6:00 del mattino per poi addormentarci abbracciati sugli scogli guardando l’alba sul mare.
Niente era come cantare a squarcia gola Tiziano Ferro sulla spiaggia di notte e sentirti ridere mentre urlavo.
Niente era come stringere la tua mano grande la metà della mia.
Niente era come sdraiarci sui lettini per guardare le stelle e parlare di noi, dei nostri sogni e di ciò che avremmo fatto insieme.
Niente era come guardarti negli occhi e perdersi, ma perdersi davvero, nessuna frase fatta.
Niente potrà mai essere o anche solo somigliare a ciò che siamo stati noi.
— Is-William (Evening)
È vero che ci si innamora una sola volta nella vita?
Perché l’idea non mi stranisce più.
— Is-William (Evening)
Certo che ho nostalgia, ne ho tantissima.
— Is-William (Evening)
Una volta pensavo che il tempo mi avrebbe aiutato.
“Il tempo fa dimenticare” dicono.
Oggi continuo a pensarti invece.
E più i giorni passano, più ti sento lontana da me.
— Is-William (Evening)
Okay che dopo la tempesta esce sempre il sole, il mio però ci sta mettendo un po’ troppo.
— Is-William (Evening)