Abbiamo perso troppi tramonti per la presunzione di credere che certi giorni sarebbero durati per sempre.
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Abbiamo perso troppi tramonti per la presunzione di credere che certi giorni sarebbero durati per sempre.
“I am too intelligent, too demanding, and too resourceful for anyone to be able to take charge of me entirely. No one knows me or loves me completely. I have only myself.”
— Simone de Beauvoir (via philosophyquotes)
I nuovi inizi non esistono.
Esistono i “ricomincio da”. E la libera scelta di ricominciare da dove ti pare. Da zero, da tre, da mille. Dal taglio di capelli. Da una rottura di coglioni. Dai film di Totò. Da un viaggio. Da un sogno. Dal momento in cui ti senti stufo di essere stufo. E allora si riparte così. Da un punto imprecisato dentro se stessi. Si riparte mille volte, ed una ancora in più se mille è troppo poco. Pietra sopra. Punto e a capo. Il rigo successivo, volta pagina.
Mi manchi come non mi è mai mancato nessun altro al mondo.
Ti voglio dire tutte le cose che non ti ho detto, tutte quelle che forse non ho mai detto a voce alta, che quelle come me, urlano sempre ma alla fine le cose importanti non le sanno neanche sussurrare. Ti voglio dire tutte le cose che ho realizzato troppo tardi, quando eri già lontano. Ti voglio dire che non è vero che l’amore si apprezza sempre e non solo quando è lontano, che io il ti amo più vero l’ho detto al vuoto leggendo il tuo addio sullo schermo di un telefono. Ti voglio dire che ho analizzato ogni singolo momento della nostra storia, in 4 anni ho avuto tanto tempo libero, e che la colpa è solo mia, sempre mia. Ti ho cacciato io fuori, ti ho mandato io in posto così lontano da me. Ti voglio dire che mi dispiace, che mi manchi, che ti amo.
Ti voglio dire che forse la persona che amo e che mi manca non esiste neanche più. Ti voglio dire che la nostra canzone èancora nostra, che il posto nostro e ancora nostro. Ti voglio dire che il mio cuore, quello che ne è rimasto, è ancora e sempre tuo. Ti voglio dire che se in questo momento, proprio oggi che piove, o forse domani se c’è il sole, o il mese prossimo che fa caldo, tu tornassi, io ti direi si, cento, mille volte si. Che poi, come si fa a ricostruire una storia così? Io non sono più io senza te. Tu non sei più tu senza me. Cosi complici da essere destinati all’autodistruzione. Un disastro perfetto. Un film che sai già come finisce, ma lo guardi lo stesso. Io quando rivivo la nostra relazione nella testa, è un po’ come quando riguardi per la centesima volta il Titanic, che poi, non lo so, tu l’hai mai visto quel film? Lo so che in fondo sei romantico e questo genere di cose ti piace anche se non lo ammetteresti mai. È un po’ così. Fra di noi non so chi sia jack e chi rose, forse siamo entrambi annegati, forse entrambi ci siamo salvati. Salvati da chi poi? Da noi stessi. Armati di nient’altro che un amore troppo.. ma troppo che? Ci può essere il troppo in amore? Troppo ossessivo, troppo stronzo, io che ti ferivo con le parole e tu che mi rispondevi con un’indifferenza superficiale. Ti voglio dire che il primo ti amo me lo ricordo ancora, che me l’hai urlato dal finestrino della macchina alle 3 di notte, te lo ricordi? E che la mattina dopo credevi di averlo sognato, te lo ricordi? Ti voglio dire che mi devi aiutare, perché questa nave fa acqua da tutte le parti. Perché se io sono jack e tu sei rose, fammi posto su quella scialuppa che sto annegando.
It all comes back, you know. It takes one song, one look into somebody’s eyes to have all the pain back. It will always be an open wound. The rock bottom, will always be there. All the anxiety, all the fears, all the nightmares. They will eat you alive. Again and again. It will always haunt you alive.
El corazón tiene más cuartos que un hotel de putas
G. Garcia Marquez
Tu stive ‘nzieme a n'ato, ij te guardaje. E primma 'e dà 'o tiempo all'uocchie pe’ s'annammurà, già s'era fatt’ annanze 'o core: “A me, a me”.
'O ssaje comme fa 'o core quann’ s'è annamurato.
Tu stive 'nzieme a me, ij te guardavo e me dicevo: “comm’ sarrà succiesso 'ca è fernuto?” Ma ij nun m'arrenn’, ce voglio pruvà. Po’ se facett annanz 'o core e me dicett: “tu vuò pruvà? E pruov, ij me ne vaco.”
'O ssaje comme fa 'o core quann s'è sbagliato.
Qual è la cosa che ti fa più male?
Ti penso e cambia il senso del vento dentro me. Io lo so cosa proverò domani, quando cercherò di convincermi che a cambiarci la vita non può essere la sensazione di un solo momento, mentre attraverso i tuoi occhi ora scorgo quello che prima non vedevo. E non potrò più dirmi di no, e non potrò più dirmi di sì. Si resta sempre un po’ intrappolati nelle cose non vissute, anche quando si è liberi dentro e non ci si ferma mai con facilità. Ogni tanto niente non è davvero niente. Chiudi solo gli occhi e assapori un dispiacere. Ti parlerò di tutto, d’ora in poi, di te, di me, ma non di noi.
"Parlo di qualcuno che è te. Di qualcuno che se lo guardi in silenzio ci vedi quello che sei tu. E che a volte ti fa paura perché è come guardarsi ad uno specchio, perché ti fa riflettere, perché capisci che devi cambiare, devi essere migliore di come sei. Perché è la tua persona. E se salvi lei, salvi te stessa. "
E adesso siamo occhi negli occhi e non serve a niente parlare. Ho la mappa di tutti i tuoi nei, io la potrei disegnare. Nei tuoi occhi ritrovo i miei giorni di qualche anno fa, le domeniche senza far niente, voglia di sincerità. Parliamo un po'. Raccontami quello che fai. Sei la stessa che un giorno m'ha detto "non ti lascerò mai".
Jovanotti
Alcune persone restano nella nostra vita solo per la parentesi di un bacio o di uno scambio di opinioni di fronte a un giornale, per farci incazzare in fila alle poste e per risvegliarci con un buongiorno mentre siamo assorti nei nostri pensieri, e non possiamo fare nulla per trattenerle, anche quando ci piacerebbe, perché è il giusto andamento delle cose: certe persone vanno e vengono. Poi però ci sono anche gli altri, quelli che a un certo punto non ci ricordiamo nemmeno da dove sono arrivati perché sembra che ci siano sempre stati, quelli che non vanno da nessuna parte, quelli che entrano nella nostra vita e fanno di tutto per rimanerci, perché non si sa come né perché, nella nostra ora ci si trovano parecchio bene, magari addirittura meglio di noi.
Meglio soffrire che mettere in un ripostiglio il cuore, Susanna Casciani (via queldisperatovuotodentrome)