Il mio nome è Julia. Sono una giovane adolescente, o meglio dire, la classica ragazza dallo sguardo assente, che vive con due cuffie all'orecchie, la ragazza col sorriso costante, dal carattere forte. In realtà questo è ciò che la società pensa di me, ciò che la mia famiglia crede che io sia, ciò che i miei amici, quella classe quasi del tutto assente nella mia vita crede che sia. In realtà lo sguardo è perso nel vuoto per le troppe lacrime versate, quello che per loro è il vuoto, per me è una scatola di ricordi, ricordi tristi che hanno trasformato la mia infanzia, la mia adolescenza, la mia personalità. Le cuffie alle orecchie servono a sopraffare le urla nella mia testa. Urla di chi non ha saputo mai ascoltarmi, di chi non mi ha mai capito, di chi mi ha sempre criticato. E quel sorriso costante è il mio guscio, dove mi posso proteggere dalle lunghe nottate trascorse tra le lacrime, quel sorriso è una richiesta di aiuto inviata a chiunque riesca a guardare dentro ai miei occhi castani e a vederci il vuoto che mi circonda. "INIZIA A VIVERE" Non credo di aver ancora iniziato, non ho mai visto la vita come un dono di dio, dubito perfino dell'esistenza di quest'uomo. Mi sono promessa di iniziare a vivere ma mi sembra di essere nata per morire, come se fossi del tutto trasparente, inesistente, non mi importa dell'amore, del persempre, dei desideri delle 11:11. Ciò che mi importa è far terminare questo dolore. È strano, riesco a far terminare questo dolore devastante provocandomi altro dolore, autodistruggendomi, come se fosse la cosa più giusta da fare. Ma dobbiamo ribellarci. Io voglio innamorarmi, voglio guardare le stelle nella notte di san Lorenzo, voglio addobbare l'albero di natale e scartare i regali come se avessi 7 anni. Voglio ridere, piangere, litigare per poi fare pace, conoscere per poi scomparire, amare per poi odiare. IO VOGLIO VIVERE.
Voi non sapete quante volte ho pianto, da sola, quante volte mi sono sentita fuori posto.
Quante volte di notte, non ho dormito.
Non sapete quante volte ho fatto finta di sorridere, quando in realtà stavo morendo dentro.
Perché è così che ti frega la vita. Ti piglia quando hai ancora l’anima addormentata e ti semina dentro un’immagine, o un odore,o un suono che poi non te lo togli più. E quella lì era la felicità. Lo scopri dopo, quando è troppo tardi.
Ma perché non funziona tutto come nei film? Perché gli estranei in metropolitana, invece che limitarsi a guardarti, non attaccano bottone dicendoti che hai un sorriso bellissimo? Perché dopo trent’anni, in un caffé del centro, non rincontri mai la persona per cui hai lottato? Perché le madri fanno fatica a capire i propri figli e i padri ad accettarli? Perché la frase giusta arriva sempre durante il momento sbagliato? Perché non ti capita mai di correre sotto la pioggia, di arrivare davanti al portone di qualcuno, farlo scendere, scusarti e iniziare a parlare a vanvera per poi trovarti labbra a labbra e sentirti dire: ‘non importa, l’importante è che sei qui’? Perché non vieni mai svegliato durante la notte da una voce al telefono che ti dice: ‘non ti ho mai dimenticato’? Se fossimo più coraggiosi, più irrazionali, più combattivi, più estrosi, più sicuri e se fossimo meno orgogliosi, meno vergognosi, meno fragili, sono sicura che non dovremmo pagare nessun biglietto del cinema per vedere persone che fanno e dicono ciò che non abbiamo il coraggio di esternare, per vedere persone che amano come noi non riusciamo, per vedere persone che ci rappresentano, per vedere persone che, fingendo, riescono ad essere più sincere di noi.
David Grossman, Qualcuno con cui correre. (via lacrimainterrotta)