Vorrei avere parole per spiegare tutto questo. Ma vorrei solo piangere. Non smetto di scrivere sperando mi salverà. Voglio guarire cazzo ma non faccio altro che peggiorare.
Sono brilla ma non è venuta abbastanza meno. Vorrei che scomparisse del tutto. Ma se bevo di più poi vomito. Voglio che i tagli vadano via. Che non sia mai iniziata tutta questa faccenda. Nonno per favore perdonami se non sono quella che volevi. Non posso esserlo.
Sono un fallimento straordinario. Non basterà nessun voto alto a farmi sentire abbastanza da meritare la vita, o almeno ad essere capace dì viverla. So che si impara ma io sono stanca. Fottutamente stanca.
So che anche le altre persone hanno problemi ma io vorrei cancellare i miei. Io ci convivo ma m i sento in una continua sopravvivenza. Dio dammi la forza di far valere quelle speranze che le persone accanto hanno.
Tutte vengono meno nel momento in cui mi scontro con il disagio e con la mia famiglia. Finirà? Non lo so. Per adesso continua e la destinazione è il paradiso anche se spero di andare solo dove sei tu.
Paradiso. Inferno. Non ha differenza. Sento l’aria. Prende fuoco e mi entra dentro. Si condensa sulla mia anima come pianto. Soffro vivendo. O semplicemente soffro vivendo come tutti. Voglio la fine ma pretendo un inizio. Sento la gravità venire meno.
Guardo le stelle e mi sento piccola. Guardo le mie mani e mi sento impotente. Cerco la pace affondando nel fango. Nulla mi darà la pace. Tutto mi darà il tormento.
Le note mi confortano a tratti. Ma non mi restituiscono quello che mi è stato tolto. Scrivo “voglio” ma è un pretendo. Perché io pretendo del bene indietro. E non quello edulcorato, una mera illusione. Voglio lo stare bene quello vero.
Voglio che questa voragine di richiuda. Voglio risentire la terra sui piedi e la testa leggere.
Vedo un comodino. Vedo il modo in cui delinea lo spazio. E mi chiedo che storia ha. Nessuno sa chi è.
E io non avrò altra fine se non questa. Dimenticata in un angolo. A volte già m i sento un soprammobile.
Sono servile. La gente passa e appoggia i suoi problemi. E io resto lì ad invecchiare senza muovermi senza essere spostata,
Nessuno mi ama quando mi conosce. Le cose rotte non le prende nessuno. E io sono tanto rotta. Ho il legno fradicio di lacrime. E i piedi logorati dal peso messo dalle altre persone.
Picchiata. Stuprata. Bullizzata. Odiata. Disprezzata. A volte penso che neanche Dio mi voglia su questa terra se mi fa soffrire così.
Questa vita è un doppio fondo continuo mi chiedo quando toccando quello vero risalirò. Ho paura sia la morte. Ma da quella non potrò risalire.
Taglierò in verticale. Ormai non conta più nulla.