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@lousynd
connection means everything and time doesn’t mean shit.
Troppo bianco questo foglio, bianco quanto la mia pelle in questi attimi, intorpidita, sconfitta e limpida quanto un ruscello. Ad ora il mio unico desiderio è di riversare un po’ di nero inchiostro sopra questa tristezza monocolore, aspetto tanto inchiostro, tanto quanto è il sangue che desidero possa gocciolare sulla mia carne, finalmente umida. Disgustoso sogno è ciò che respiro, manifestazione d’un inverno in cui in realtà io non vivo, in cui il mio respiro si rivela meccanico quanto le movenze d’un antico marchingegno. Mentre mi ritrovo nel mio claustrofobico cubicolo, privato d’ogni fonte di felicità improvvisa, rifletto su argomenti che il mio corpo preferirebbe non ascoltare, per paura di essere infettato dal delirio di cui la mia mente si nutre. Fugaci desideri, tramutati in sguardi rivolti verso un abisso che si ritrova sull’orizzonte di un sole morente, e non nelle profondità d’un burrone, come un mio caro Insegnante sospettava.
Ravviso un’illusione dei miei occhi, che per un attimo si sentirono capaci di poter scorgere la mia nuca, attraversando tutto il mondo in una linea contigua. Ciò che mi mostrarono fu la nascita di innumerevoli vecchi, la morte di innumerevoli bambini, le gravidanze di innumerevoli padri e l’abbandono d’innumerevoli madri; la mia mente camminò sopra strade lastricate di tradizioni e ricordi lontani, di cui il mio corpo probabilmente non potrà mai inspirare il vero profumo. Mi persi in case diroccate e stanze piene di vita, ed ironicamente mi piacque più immaginarmi cosa accadeva intorno ai tavoli mutilati e alle librerie stuprate dal tempo, piuttosto che intrattenermi nell’osservare i sorrisi di persone ancora in vita. Attraversai aridi campi che un tempo furono gli antenati di ciò di cui ci cibiamo oggi, percorsi città più grandi in altezza che in lunghezza, mentre la mia vista si perdeva nei riflessi degli specchi di ogni appartamento in cui si potesse sbirciare, cercando di vedere il più possibile persone brindare i calici e il meno possibile donne svestirsi dolcemente. Tutto ciò vidi, e tutto fu un’illusione la cui fonte erano i miei annoiati occhi, sempre dediti all’osservare ciò che l’uomo percepisce con gli altri sensi. In quest’oceano di parole, accantonate disordinatamente l’una sull’altra, la mia mente si ritrovò, per poi perdersi nuovamente, scorgendo all’orizzonte la mia nuca, tornando nella sua dimora.
Me, a writer: *considers myself an intellectual*
Also me:
I’m so stupid because
I’d like to know where are you
I don’t now how I got here, I don’t.
You know that feeling, when you want to express something, but the words just won’t come out? How frustrating is that? A lot, i know. Every emotions i know the name of seems too easy, too simple, its single meaning compared to what i want to describe it’s just... Insufficient. How should i live with that? Knowing that there’re things that out of your mind mean nothing. How should I?
These days what I feel is happiness, a start of serenity, a principle of reborn. What if everything is fake? What if everything is just pure conjecture, and everything will fall apart, eventually?
I don’t ask myself to not love anymore, because I know I’m incapable of not doing so. Sartre, with his mind, killed me, since I read that book, something changed. I don’t exactly what, but i feel different, i feel more aware, of how much we’re all suffocating in a salted sea.
I don’t know why, I don’t really know why, but I still think about you, not in a desperate way, not anymore, but rather in a way that makes me see you as an ethereal being, that I’ll never touch again, and that I’ll never see, and this is... Unsettling.
I’m just falling apart, like my words, nothing has sense, I’ll die again and again, just for the sake of dying.
{Barn Owls in The Oak} by {Mike Rae}
best feeling ever is realizing you don’t care anymore