Spiccioli per il nuovo Ministro
Questo Governo Letta ha il dubbio pregio di unire gli opposti. Nomi francamente impresentabili (e ci auguravamo destinati all’oblio) e profili professionali che meritano, quantomeno, un acconto di fiducia. Per il saldo, alle prossime elezioni.
Tra questi ultimi s’intravvede il neo Ministro ai Beni Culturali e al Turismo, Massimo Bray. Uomo certo di cultura (Direttore Editoriale dell’Istituto dell’Enciclopedia Italiana), anche popolare (il festival La Notte della Taranta, che dirige, è diventato uno dei più importanti d’Europa), ha inaugurato la sua permanenza al Dicastero di Via del Collegio Romano facendo un salto a Pompei come un qualsiasi cittadino (e come un qualsiasi cittadino provando sulla sua pelle cosa vuol dire viaggiare in treno in Italia) e partecipando al Convegno nazionale degli storici d’arte qualche giorno dopo.
Se il buongiorno si vede dal mattino, rispetto al precedente trio Bondi-Galan-Ornaghi, che se rimarrà alla memoria sarà solo per l’inerzia e l’insipienza, è un gran passo avanti. Di certo il neo Ministro ha, più che un portafoglio, un porta spiccioli, visto che l’Italia è all’ultimo posto in Europa per la spesa in cultura (un misero 1,1% confrontato al 2,5% della Francia, il 3,3% della Spagna e così via). In teoria, se fossimo un paese dotato di un minimo di intelligenza prospettica, dovremmo giocare il nostro futuro sul binomio cultura e turismo, ma si sa da noi va di moda la tremontiana opinione che con la cultura non si mangia (non che con il resto, a quanto pare, si banchetti).
Riuscirà il neo Ministro a cambiare le carte in tavola? È uomo pragmatico e di azione. Se riesce ad ascoltare, coinvolgere, motivare chi è alle prese coi vari problemi di questo settore e da anni combatte per risolverli, magari può anche farcela. Me lo auguro, augurandoglielo e suggerendogli finalmente concreta attenzione alla piccola e media editoria. Qualche punto in agenda: la revisione restrittiva della legge Levi, una diversa promozione della lettura e dei libri nelle scuole, i finanziamenti ai progetti editoriali, l'internazionalizzazione. É questione di sopravvivenza.














