Se "egemonia culturale" è la capacità di influenzare e condizionare su larga scala le opinioni e le parole di una società, allora la sola vera egemonia culturale degli ultimi anni è stata il cinismo.
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Non c'è dubbio che l'atteggiamento cinico abbia le sue ragioni. Attinge da una diffusa e spiegabile diffidenza per l'eccesso di pathos della tumultuosa stagione politico-ideologica degli anni Sessanta e Settanta. Individua nel sentimentalismo e nella retorica vizi culturali pregiudizievoli Ma questo animus critico ha finito per radicalizzarsi al punto di negare validità e senso a tutto ciò che esula da una ghignante diffidenza per ogni fenomeno, o persona, che alluda a una qualche esemplarità .....
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Ma banali, nel loro necessario schematismo, sono i principi in virtù dei quali, non banalmente, si organizzano e si riconoscono le comunità civili. Banale è anche dire che la democrazia è meglio del fascismo: pure proprio da quella banalità prese corpo un documento per niente banale (anche letterariamente) come la Costituzione italiana. E il sospetto che il terno re del banal e sia il travestimento formale (e modaiolo) di un ben più sostanziale terrore del giudizio, del merito, della scelta etica, prende corpo ogni volta che il meccanismo censorio (e auto-censorio) costruito dall'egemonia cinica bolla di "buonismo" qualunque opinione o evento o artista che — banalmente— tenti di rifarsi a un principio o a una virtù o a una speranza. Immagino che "speranza" sia tra le parole più detestate dal pensiero cinico.
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Per sperare, bisogna ricominciare a credere in qualcosa, e se si crede in qualcosa il terrore del banale diventa un impiccio molto trascurabile: meglio vivere con qualche sbavatura enfatica che morire di noia. Gli italiani giovani — per esempio — non possono convivere a lungo con la mancanza di speranza, perché biologicamente (prima che ideologicamente) a vent'anni si vive in funzione del futuro, ci si forma e ci si danna attorno all'immagine del proprio divenire e del proprio migliorare.
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II rischio di dire è il rischio di scegliere. Se si sceglie, si dice qualcosa, altrimenti si infiora osi sfregia, a seconda degli umori, ciò che già è stato detto.
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L'egemonia cinica ha finito il suo tempo perché è sterile anche quando intelligente, perché volendo essere brillante è solo castrante, perché non produce più pensiero comune, non crea parole nuove (l'ultima di qualche rilievo è stata "buonismo", oramai decrepita), non emoziona gli esseri umani: al massimo ne vellica la vanitosa tendenza a sentirsi superiori ai sentimenti e alle passioni civili, che invece spesso, e inevitabilmente, ci sovrastano.