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Misplaced Lens Cap
Cosimo Galluzzi
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Not today Justin
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styofa doing anything

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Sade Olutola
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i don't do bad sauce passes
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Lint Roller? I Barely Know Her

Janaina Medeiros
we're not kids anymore.
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@molliche
Tornare. Dieci chili in meno, senza capelli e col cuore ancora stanco.
- I suoi sensi e il senso della realtà e il senso di quell'irrealtà che sono le parole. Come ogni uomo lui aveva solo quelle per restare sulla terra. La loro terapia lo avrebbe salvato. Pregò che non lo lasciassero.
Cominciare una nuova serie senza avere la possibilità di vederla sempre. Oggi mi sono svegliata incosciente.
Nonostante abbiano preso la mia rotula, l'abbiamo staccata e l'abbiano poi attaccata di nuovo tagliando tendini, turbini e tempeste, a farmi male è lo stinco. Non ho sensibilità in tutta la parte inferiore della gamba e toccarla per medicarla è quasi surreale. Questa rotula fuori asse mi ha ricordato come spesso, se anche la vita ci colpisce il ginocchio, a sanguinare sarà quello che invece non c'entrava niente.
Se Da soli Io e te
La prima volta che mi sono arrabbiata e ho tenuto il muso a Dio per averti portata via è stato quando io non potevo uscire con quelli un po' più grandi di me, ché quelli come me mi annoiavano. Sono stati gli anni del puro egoismo, quella sana pelle che, al contrario dell'altra, non sanguina per qualsiasi cosa. Avrei voluto sedermi sul letto con te e avrei voluto raccontarti di quanto mi piacesse il ragazzo che lavorava dal farmacista e di quanto non gli sarei mai piaciuta io. E poi saremmo andate in piazzetta a mangiare un gelato confezionato ché tanto tutto passa, prima o poi. Poi sono cresciuta e me ne sono scordata. Ho fatto pace con la solitudine e ho dedicato il mio tempo alla cura dei miei occhi. E a dirlo a te, sono contenta di come siano venuti fuori. In questi quasi 25 anni ti ho pensata spesso, e hai sempre avuto i capelli ricci e scuri. La voce invece non me la immagino, nemmeno il viso. Hai solo questa mongolfiera di capelli ricci e scuri, quando scendo a scomodare questo bel sonno che ti stai godendo. Anche a me piace dormire. Secondo me c'avresti anche una risata rumorosa come la mia; hai presente quella che tu cominci a ridere e tutti ti vengono dietro? Il silenzio di questi giorni l'avresti rotto, l'avresti rotto per me. Ché insomma la piccola vince sempre, lo sanno tutti. Questo silenzio pieno delle solite parole, del solito racconto, dei soliti auguri che non ascolto più, ha allargato così tanto il buco che sempre ti inghiotte, che la tua costante mancanza ha cambiato colore. È il giallo ocra della polvere delle corolle che ti rimane sulle dita perché si affermi e che comunque poi riesci a togliere, per istinto, perché ogni dolore poi alla fine muore. Caro tesoro, io non ti parlo. Non ti parlo perché non si parla al cielo. Al cielo si guarda, si urla, si impreca. Io non voglio gridare, non ho nessuna forza per gridare. Vorrei raccontare, raccontarmi, raccontarti, e sentirti dire quelle cose del cuore che solo il sangue riesce a pronunciare. Io non sarei d'accordo, lo sai, me lo sento. Io riempirei i nostri pomeriggi di Sì, ma. E tu giocheresti coi pallini neri antiscivolo delle mie calze. E saresti paziente. Io paziente non lo sono mai.
Vi sono momenti di minuscola felicità, e sono quelli durante i quali si dimenticano le cose brutte. La felicità, signora mia, è fatta di attimi di dimenticanza. (presso Albenza)
Uccellini. (presso Albenza)
Nona Strada perché il vento ci arruffi i capelli. (presso San Lorenzo (Marzamemi))
Il mare, di lunedì, con tre persone sparse per tutta la spiaggia, è un posto meglio. Misantrobeach.
E chiudere la porta.
Certe volte uno si sveglia e pensa cose. Pensa alle cose che avrebbe voluto diverse. A quelle che aveva sperato fossero diverse. Alle cose che sono rabbia. Delusione, anche. Stanchezza. Certe volte uno si sveglia e pensa cose a cui non dovrebbe pensare, ché tanto è inutile e non è che faccia particolarmente bene. Il fatto è che permettiamo al mondo di decidere per noi, sempre. Lottiamo in nome del riguardo, della delicatezza, della buona educazione, dell'eccessivo scrupolo e invece dovremmo banalmente esordire con un mattino pieno di noi. Solo di noi. E allora insomma, che muoia sotto un tram più o meno tutto il mondo. Come diceva uno saggio.
Fanculo le responsabilità, io ho una salopette.
Mandaci una cartolina e una ridente foto di te.
L'anno scorso, la sera di San Lorenzo, ho scritto queste parole. Sono due giorni che mi rimbombano in testa, questi tre accordi ripetuti, e io non so cosa augurarmi, figuriamoci se si parla di un'idea di che cosa desiderare. E forse nemmeno è onesto, desiderare. Come diceva la canzone Andare a chiedere favori alle stelle cadenti non è tanto di cattivo gusto quanto arrogante. E poi chissà, queste stelle, che brillano di una luce ormai morta, che cosa hanno da insegnarci. Chissà se quello che teniamo tra le mani brilla o muore. Io davvero non lo so, non so cosa dire e cosa fare e cosa guardare. Non so cosa chiedere, cosa difendere, cosa distruggere. Non so cosa amare, cosa coprire, cosa ammaestrare. Io non so cosa accarezzare, cosa nutrire, cosa lasciare andare. Non so cosa piangere, cosa festeggiare, cosa ammirare. Non so cosa mangiare. E se cadono le stelle, quando muoiono, lasciamole morire in questa benedetta pace senza chiedere ancora di essere felici. Anche a loro.
PapàPi' è arrivato con due litri di latte appena munto. Carino essere il cuore di Papi.