Natale è circondarti delle persone che ami e sentire che non esiste posto più bello delle loro braccia. 🎄✨💕 #christmasmemories #christmastimewithyou #friends #bestfriends #family #home #bestchristmasever (presso Cava de' Tirreni)
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Natale è circondarti delle persone che ami e sentire che non esiste posto più bello delle loro braccia. 🎄✨💕 #christmasmemories #christmastimewithyou #friends #bestfriends #family #home #bestchristmasever (presso Cava de' Tirreni)
tired feelings
«Io ho voluto strappare alle cose solo il senso che mi fa star bene e ho lasciato i dettagli più tristi nel buio da dimenticare.»
Stanca. Stanca. Stanca.
Stanca di aspettarmi cose, affetto, attenzioni.
Stanca di dubitare di me stessa, del mio carattere, del mio modo di fare, delle mie scelte.
Quest’anno mi ha insegnato una verità imprescindibile: chi desidera davvero essere nella tua vita, troverà sempre il modo di farlo, a dispetto di ogni impegno, difficoltà, ostacolo, distanza, preoccupazione. Troverà il modo.
Perché non conta quanto spesso tu veda una persona o da quanto tempo tu la conosca: l’amicizia è esserci, sempre. Tutto il resto sono solo chiacchiere.
Perché, come mi ha detto una persona speciale quando ho dubitato di me stessa per l’ennesima volta: «Chi non ti vuole nella propria vita non merita la tua presenza.»
»Mucchiodinote.
Gusti difficili
Ho sempre avuto gusti diversi: gelato, vestiti, borse, priorità, emozioni, ragazzi. Libri e cd, invece che abiti e scarpe; sogni e progetti, invece che baci e ragazzi; sacrifici e impegno, invece che apparenze e capelli.
Tra queste situazioni, piccoli rari momenti di interesse schizzato alle stelle, incontrollabile, ingestibile, assolutamente inevitabile.
È dura la vita dei gusti difficili: quanti «A me non piace» detti timidamente, sguardi ricevuti di sottecchi, silenzi imbarazzanti, «Tu sei strana» ricevuti, soltanto perché non hanno voglia di mentire, a se stessi e agli altri.
Quando trovano qualcosa o qualcuno che gli interessa davvero, poi, i gusti difficili c’hanno l’ansia, un’ansia mista a panico e terrore, perché non sono abituati a quella eccezione, a quell’ago nel pagliaio, a quella mosca bianca, non gli sembra vero, si dicono che ci deve essere qualcosa sotto. C’hanno l’ansia. E sperano di uscirne vivi.
Dura la vita dei gusti difficili.
Mucchiodinote
Vintage
Rimpiango i tempi in cui i sentimenti erano fatti di sguardi e non di ‘like’, di lettere e non di post, di attenzioni e non di visualizzazioni.
Rimpiango i tempi in cui l’unica faccia di cui preoccuparsi era quella nello specchio, in cui scriversi un biglietto a mano non era antico, ma premuroso.
Rimpiango i tempi in cui ‘ci vediamo là’. ‘Ti faccio uno squillo quando scendo’ e non ‘Guarda l’ultima storia’. ‘Ti spiego tutto con un audio’.
Rimpiango i tempi in cui ci si mangiava con gli occhi, ci si stringeva le mani, ci si abbracciava forte, ci si guardava intorno, ci si accorgeva che arrivava la primavera, ci si meravigliava di quanta bellezza c’è, perché il naso non era immerso nello schermo.
Sarò vintage, ma io amo scrivere un biglietto a mano, conservare una lettera, custodire i biglietti del cinema, annusare il profumo di un libro appena comprato, prendere appunti su un quaderno, segnare un appuntamento sull’agenda, guardare negli occhi una persona, abbracciarla dopo tanto tempo, chiederle ‘come stai?’, imbarazzarsi per un complimento, sorridere per una battuta, vedere che espressione fa chi ti sta di fronte.
È davvero la stessa cosa?
«La felicità più profonda nella vita, è prendersi cura di qualcuno. Provare per credere. Solo l'amore vero dà la felicità vera.» (Fabio Rosini, Solo l'amore crea) . . . Buona festa dell'amore. A chi ha già un amore accanto, a chi lo cerca e a chi sta imparando prima ad accettare se stesso. A chi ama la sua famiglia, i suoi amici, il suo lavoro; a chi una famiglia la sogna, a chi si sente solo, a chi il lavoro l'ha perso e ha perso anche la fiducia in se stesso. . . . «L'amore egoista non basta mai. Non è questo che intendevi quando ci hai insegnato 'Ama il prossimo tuo come te stesso'. Ecco, come te stesso. Impariamo ad amare noi stessi quando riusciamo a dire agli altri cosa pensiamo veramente. Impariamo ad amare noi stessi quando smettiamo di commiserarci. Impariamo ad amare noi stessi quando non scendiamo a compromessi. Quando iniziamo ad apprezzarci. Ecco, insegnami ad amarmi anche quando sto male, quando non sono capace, quando sbaglio, quando proprio non mi sopporto, perché è così che ci ami Tu.» (Che Dio Ci Aiuti) . . . 💕✨ #love #valentinesday #februarythefourteenth #spreadlove #loveyourself #Godlovesyou #feelloved
Carousel ✨🎄🎠 #christmas #lights #carousel #magic #amazing #amazed #beauty (presso Piazza XX Settembre)
#3 La gente che ride non viene mai presa sul serio!
Generalità:
○ Come si chiama: La colazione dei canottieri
○ Chi l’ha dipinta: Pierre-Auguste Renoir
○ Quando: 1880 - 1882
○ A quale corrente appartiene: Impressionismo
○ Com'è stata realizzata e quanto è grande: olio su tela; 1,3 m x 1,73 m
○ Per chi:
○ Dove la trovo adesso: Phillips Collection, Washington
http://www.freepik.com (Per un’immagine in alta qualità, clicca qui)
«La Phillips Memorial Gallery sarà proprietaria di uno dei migliori dipinti al mondo…» . Sono queste le parole di entusiasmo con le quali Duncan Phillips, collezionista dell'omonima Galleria di Washington, accoglie all'interno della sua collezione una delle opere senza dubbio più visitate, commentate e conosciute del pittore impressionista Pierre-Auguste Renoir.
Se c’è una cosa che mi ha sempre affascinato di questo artista è la gioia di vivere, un entusiasmo senza paragoni che doveva essere parte considerevole della sua indole e che nessuno dei suoi quadri può fare a meno di tradire: l’ho sempre immaginato come una persona dolce, gentile, pacata, ma allo stesso tempo brillante e determinata, una di quelle che ama la vita, che ama quello che fa e lo trasmette ad ogni persona che incontra, con un atteggiamento solare e positivo. È sempre stato così nella mia testa, perché è proprio così che l’ho conosciuto per la prima volta, tra i banchi di scuola, ascoltando le parole della mia professoressa di Storia dell’Arte del liceo…ed è stato amore a prima vista!
«Per me, un dipinto deve essere una cosa amabile, allegra e bella, sì, bella. Ci sono già abbastanza cose noiose nella vita senza che ci si metta a fabbricarne altre. So bene che è difficile far ammettere che un dipinto possa appartenere alla grandissima pittura pur rimanendo allegro. La gente che ride non viene mai presa sul serio.» (Pierre-Auguste Renoir).
Un artista che affronta la vita con leggerezza, serenità, determinazione, che riserva al fare artistico un significato speciale. In questo senso mi piace far riferimento, in particolare, a due vicende che lo riguardano e che non riuscirò mai a dimenticare, una giovanile, l’altra senile. Si racconta che Pierre-Auguste, mentre era intento a dipingere in Accademia durante gli anni della sua formazione, sorpreso a sorridere di fronte ad una tela fu rimproverato perché “non prendeva abbastanza sul serio il suo lavoro” e che rispose dicendo che non avrebbe mai dipinto, se questo non lo avesse reso davvero felice, che la pittura era gioia di vivere ed era questa la ragione per la quale lui stava sorridendo mentre lavorava.
L’altro episodio riguarda gli ultimi anni della sua vita ed è una testimonianza autentica dell’amore che nutriva per il suo lavoro, nonostante non fosse stato sempre in grado di assicurargli un sostentamento economico adeguato: colpito da una forma di artrite reumatoide piuttosto grave all’età di 50 anni e per di più in un momento particolarmente felice della sua vita, quando la patologia degenerò in maniera importante costringendolo su una sedia a rotelle, Renoir non smetteva di dipingere. Piuttosto soffriva, ma continuava a produrre tele, lo fece fino alla fine, arrivando a farsi legare il pennello al polso della mano che riusciva a tenere più ferma, catalizzando le ultime forze che aveva in quello che amava fare di più in assoluto: imprimere la realtà su una tela.
Un amore per la vita e per l’arte che non conosce ostacoli, un entusiasmo che forse trova una delle sue espressioni più alte proprio in questa tela, nella sua bellezza e nella sua assoluta semplicità: una colazione tra amici, che si godono il piacere dello stare insieme in una giornata soleggiata, seduti intorno ad un tavolo disposto su una terrazza, coperta da un tendone a righe rosse e bianche. I modelli sono per lo più amici dell’artista e sono stati, per la maggior parte, identificati: sullo sfondo a destra Angèle, una delle modelle più frequenti di Renoir, si volta in direzione di Maggiolo, un giornalista; il pittore Gustave Caillebotte, è seduto a cavalcioni su una sedia e guarda verso il lato opposto del tavolo dove è seduta Aline Charigot, la futura moglie di Renoir che coccola il suo terrier, mentre il corpulento Alphonse Fournaise Jr., figlio del proprietario del ristorante, sta poggiato sulla ringhiera del balcone e guarda l’intera scena che coinvolge un numero importante di personaggi, per un totale di quattordici figure.
A proposito di quest’opera, Marjorie Phillips, pittrice impressionista e collezionista co-fondatrice della Phillips Collection, scrisse: «Nella luce del tempo non importa molto chi siano le figure. Sono ogni uomo, ogni persona.»
In un quadro nel quale condensa generi pittorici diversi - il paesaggio, la natura morta, il ritratto – dove tutto è colore, luce, brillantezza, serenità, con la pennellata veloce e luminosa, il colore vibrante e le figure che si fondono morbidamente tra loro e con lo sfondo, trovano piena realizzazione le caratteristiche di questo artista, dallo stile assolutamente inconfondibile e straordinariamente delicato.
E voi? Cosa pensate di quest’opera? E di Renoir? Vi è mai capitato di vederlo e/o studiarlo? Sono curiosissima di leggervi :)
Al prossimo venerdì! xoxo,
#2 Nei girasoli la pittura è molto più semplice...
Generalità:
○ Come si chiama: Natura morta con girasoli
○ Chi l’ha dipinta: Vincent Van Gogh
○ Quando: Gennaio 1889
○ A quale corrente appartiene: Post-impressionismo
○ Com'è stata realizzata e quanto è grande: olio su tela; 95 cm x 73 cm
○ Per chi: non ha una committenza specifica, ma è legato all’arrivo di Paul Gauguin
○ Dove la trovo adesso: Van Gogh Museum, Amsterdam (Vincent van Gogh Foundation)
http://www.freepik.com (Per un’immagine in alta qualità, clicca qui)
«La pittura, qual è adesso, promette di diventare più sottile — più musica e meno scultura - : promette, insomma, il colore. Purché mantenga questa promessa… I girasoli proseguono, ce n'è un nuovo mazzo di quattordici fiori su sfondo giallo verde [n. 558] : è dunque esattamente il medesimo effetto, ma in formato più grande … di una natura morta di cotogne e di limoni che tu hai già. Però nei girasoli la pittura è molto più semplice. […]» (Dall'epistolario indirizzato al fratello Theo, Arles, Agosto 1888)
Una tela tutta giocata sul giallo e sul verde dei fiori, che si stagliano su un fondo ocra dove una semplice linea orizzontale fa da cerniera tra la parete della stanza e quello che sembrerebbe essere un piano, forse un tavolo. La pennellata densa e corposa, a tratti ‘nervosa’ tipica del pittore olandese trova qui un’occasione privilegiata nella resa di un soggetto naturalistico che comunica gioia, ottimismo e vitalità: nessun fiore è uguale all'altro, ma a ciascuna è riservata una diversa forma e posizione, una diversa fase della sua vita (dal bocciolo che sta per sbocciare alla corolla che va incontro alla morte).
Parola d’ordine di quest’opera: semplicità. Una semplicità con la quale Van Gogh spera di poter far colpo positivamente sul suo amico Paul Gauguin, del quale attende l’arrivo ad Arles con un desiderio impaziente, quasi ossessivo: con lui condividerà nove settimane di lavoro e di convivenza all'interno della famosa Casa Gialla, che intende decorare, appunto, con dei quadri di girasoli, secondo una pratica tipica del mondo giapponese, da lui tanto amato.
Due personalità troppo diverse a confronto, però, faranno di quest’esperienza un completo disastro, sfociato in una violenta crisi nel padrone di casa (il famosissimo episodio del taglio dell’orecchio, tanto arricchito di falsi dettagli e luoghi comuni) in seguito al quale Paul Gauguin lascerà la città di Arles. In questa cornice il pittore olandese decide di dipingere una serie di nature morte con girasoli (per un totale di circa dodici tele), attraverso le quali sperimenta numerose variazioni cromatiche e compositive, impiegando diverse tonalità di giallo fino ad arrivare ad un meraviglioso risultato finale tanto apprezzato da Gauguin da portarlo a chiederne una copia in regalo e a definirlo come «il perfetto esempio di uno stile che è completamente Vincent».
E voi? Cosa ne pensate? Quali sentimenti suscitano in voi questi girasoli e quale opinione avete sulle nature morte in generale?
Sono curiosissima di leggervi!
Alla prossima settimana!
xoxo,
#1 Quegli angioletti dall'aria familiare…
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Generalità:
○ Come si chiama: Madonna Sistina
○ Chi l’ha dipinta: Raffaello Sanzio
○ Quando: 1512-1513
○ A quale corrente appartiene: Rinascimento
○ Com'è stata realizzata e quanto è grande: olio su tela; 269,5 x 201 cm
○ Per chi: Papa Giulio II per la chiesa del convento di San Sisto (della Rovere come il Papa) a Piacenza in occasione dell’annessione della città allo Stato Pontificio
○ Dove la trovo adesso: Staatliche Kunstsammlungen di Dresda
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Per 22 anni della mia vita, sono stata sempre persuasa che quei due angioletti sul fondo di questo quadro fossero un’opera autonoma, di Raffaello è risaputo, ma non avrei mai immaginato fossero parte integrante di un’opera più grande, un’aggiunta successiva apportata dal Sanzio per ragioni di carattere compositivo. Poi, all'incirca un anno fa, ho cominciato a lavorare alla mia tesi di laurea e mentre cercavo l’illuminazione per il fatidico argomento assieme alla mia relatrice, tra i vari libri che mi aveva consigliato di leggere, ce n’era uno su un’opera di Raffaello della quale, mio malgrado, non avevo mai sentito parlare prima: la Madonna Sistina, l’opera che buttò all'aria ventidue anni di convinzioni e centinaia di migliaia di quadretti campeggianti sulle testate dei letti degli anni Novanta. Vuoi il trauma senza precedenti, vuoi il fascino che questo artista ha sempre esercitato su di me (al punto tale da diventare oggetto della mia tesi di laurea triennale in Storia della Critica d’Arte in Beni Culturali, che ho conseguito lo scorso 22 Settembre all'Università degli Studi di Salerno dal titolo John Shearman e gli Studi su Raffaello), mi sono letteralmente innamorata di questa tela.
Il soggetto è senza dubbio la vergine Maria, che con un incedere delicato e una meravigliosa veste gonfiata elegantemente dal vento, si avvicina allo spettatore recando in braccio Gesù Bambino, percorrendo un soffice tappeto di nuvole e attraversando un tendaggio verde che ricorda tanto il sipario di un teatro. Alle sue spalle un etereo sfondo composto da tanti piccoli cherubini e ai lati San Sisto, che guarda la Madonna e intanto intercede per noi sfondando lo spazio con la mano destra, e santa Barbara, il cui sguardo è rivolto verso il basso. I due personaggi al cospetto della Vergine sono riconoscibili attraverso gli attributi tradizionali (la tiara papale per l’uno, la torre della prigionia antecedente al martirio per l’altra), e a completare la scena celestiale, due angioletti curiosi e pensierosi fanno da margine inferiore alla scena rappresentata, affacciandosi dalla balaustra che fa da filtro tra il mondo celeste e quello terreno.
L’opera ha lasciato l’Italia a metà del XVIII secolo, in occasione dell’acquisto da parte di Augusto III di Sassonia, grande estimatore dell’Urbinate, e da quel momento in poi, dopo quasi 250 anni di oblio in cui versava nella sua collocazione originaria a Piacenza, è piombata improvvisamente sotto i riflettori, attirando filosofi e intellettuali tedeschi e poi russi, tutti affascinati dalla delicatezza e dalla bellezza di quest’opera: Winckelmann, ad esempio, che forse fu il primo a vederla nella sua collocazione a Dresda, definisce la Madonna «piena d’innocenza e al tempo stesso di grandezza più che femminile»; lo scrittore Bulgakov la descrive, dal canto suo, come «espressione ideale di un’altezza e santità irraggiungibile, in questo senso risulta essere un’icona […] è un atto di conoscenza di Dio» (per ulteriori definizioni cfr. Raffaello e il caso della «Madonna Sistina»)
E voi? Cosa ne pensate? Conoscevate quest’opera o soltanto i suoi celeberrimi angioletti? Sono curiosissima di leggervi.
P.s. Intanto, regalatevi qualche minuto per guardarla con attenzione: ne varrà la pena! (Clicca qui per fare un salto a Dresda con il virtual tour del Museo)
xoxo,
i venerdì dell’Arte ♥
Buongiorno e buon giovedì a tutti! :)
Sono lieta di presentarvi «i venerdì dell’Arte», un piccolo progetto al quale intendo riservare un appuntamento fisso all'interno del mio blog: ogni settimana e sempre di venerdì pubblicherò un post dedicato ad un’opera d’Arte specifica allo scopo di approfondirla e cercare di comprenderla insieme, non da esperta o addetta ai lavori (perché non lo sono), ma da curiosa e chiacchierona (solo quando ne ho voglia e con le persone giuste).
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Mi piacerebbe che voi mi aiutaste a scegliere l’opera della settimana, a seconda dell’artista che più vi piace, della corrente artistica che vi affascina maggiormente, di quel quadro che proprio non potete fare a meno di guardare. La mia idea è quella di adottare un approccio nuovo nei confronti dell’opera, aperto, rilassato, elastico, allo scopo di sfatare i tanto odiati luoghi comuni sull'Arte (il mio acerrimo nemico è «Posso farlo anche io!») alla luce di una vicinanza maggiore nei confronti dell’opera, superando il confine che ci divide dalla tela e le impedisce di dialogare con noi.
Ho scelto il venerdì perché è sempre stato il giorno che preferisco, il giorno in cui ti fermi, tiri un sospiro di sollievo, un giorno che sa di casa, coccole e divano, un giorno che sa di tempo dedicato a se stessi ed è proprio di questo che ho bisogno per occuparmi di un progetto del genere!
L’appuntamento, allora, è al prossimo venerdì. Vi propongo intanto un articolo che mi ha tanto ispirato e che mi ha dato quel pizzico di coraggio di cui avevo bisogno per avventurarmi in questo progetto che mi frullava in testa da un po’!
Buona Arte a tutti!
xoxo,
Piccole cose
Forse l'assenza di ambizione e di pienezza di sé non mi farà arrivare ai vertici della società, ma sono sicura che mi renderà capace di gioire ed essere felice per le piccole cose e per le persone che la vita mi regala, anziché dare tutto per scontato.
» Mucchiodinote.
Lontani, ma vicini
E poi pensi che la vita non fa mai niente per niente: a volte ti allontana solo per farti sentire più vicina, per aiutarti a trasformare l'affetto delle persone che ami, le loro parole, i loro sorrisi, i loro abbracci in un dono prezioso, invece che abitudine quotidiana. » Mucchiodinote.
Il mio primo compleanno lontana
Eccolo qua, il mio primo compleanno lontano da casa, soprattutto lontano dalla famiglia e dagli amici più cari. Sapevo che prima o poi sarebbe successo, ma non avrei mai creduto potesse essere così difficile. Quando pensiamo alla famigerata ‘vita-da-fuori-sede’ crediamo sia tutta rose e fiori: mi gestisco da me, faccio quello che mi pare, non devo dar conto a nessuno, ma per me non è mai stato così e sperimentare questo nuovo stile di vita ha significato tutt'altro che una prospettiva idilliaca. Mi sono riscoperta fragile, emotiva, sentimentale come non avrei mai creduto di essere, ho recuperato tutti i pianti che non ho mai fatto in vita mia e questo stato d'animo non aveva nulla a che fare con gli ostacoli che vivere da sola può comportare. Gestirsi autonomamente non richiede chissà quali capacità sovrannaturali. La parte difficile viene dentro, nel profondo, nell'anima, nei sentimenti: ci vuole fegato ad affrontare te stessa da sola, a fare i conti con le tue debolezze, con le tue paure, con le tue angosce, a proiettarti da sola nel futuro, a fermarti a riflettere su te stessa e sui tuoi limiti senza avere qualcuno con cui parlarne, qualcuno che ti conosca nel profondo. Non è facile trascorrere settimane lontana dalla famiglia, dalle persone più care, dalle amiche di sempre, non è facile accontentarsi di una telefonata, di una videochiamata, di un messaggio, perché nessuna tecnologia sarà in grado di restituire l'abbraccio, la voce, il tocco delle persone che ami.Intanto però pensi che non esista un'esperienza più importante, che niente ti faccia crescere più di un sacrificio di questo tipo, che quelle persone che ami conserveranno sempre un posto speciale nel tuo cuore, che certi legami niente e nessuno riesce a spezzarli, che in fondo tra te e quelle meravigliose certezze non cambierà assolutamente nulla. E ti senti fortunata, profondamente, straordinariamente fortunata, perché stai vivendo un'esperienza senza pari, che ti formerà per la vita, che ti renderà più forte e perché hai qualcuno che ti ama e lo farà sempre, incondizionatamente, a dispetto di qualunque distanza. È la prima volta che passo un compleanno lontana da casa, ho SEMPRE festeggiato ogni singolo compleanno nella mia stessa bellissima cameretta, piena di me e delle persone che amo. Quest'anno sarà diverso, ma ce la farò lo stesso e soprattutto recupererò molto presto, perché so che quelle certezze sono lì ad aspettarmi e ci saranno SEMPRE.
GRAZIE a chi fa parte meravigliosamente e miracolosamente della mia vita. Non potrei essere più grata per questo.
All Too Well through the years…
Absolutely in LOVE with this song ♥
A Museum is forever. 🎒🎨📷🏠😎 #museums #Art #passion #amazed #myplace #feelslikehome #bestplaces #me (at Villa De Ruggiero)
Kulturae è un progetto portato avanti da un gruppo di ragazzi che credono nell'Arte e nella Cultura. Promuoverla è un onore e un onere :) Anche io ne faccio parte! Visita la nostra pagina web! http://www.kulturae.it Ci trovi su tutti i social :) @kulturae #Art #project #culture #kulturae #magazine #web #communication (presso Kulturae)
Saturday afternoon. Beach. Relax ☀️