Avevo dieci anni quando la vidi per la prima volta su Mtv: body rosa scintillante, scarpe Miu Miu glitterate ( che quando, timidamente, le chiesi a mia madre mi rispose che non erano esattamente un paio di Lelly Kelly anche se non riuscivo a capire dove potesse essere la differenza, passaggio che in seguito ho colto molto ma molto bene) polsini paiettati e capelli perfettamente acconciati anche dopo tre anni di coreografie continue. Da quel giorno mi si aprì un mondo fatto di occhi sgranati e bocche completamente spalancate, una realtà che a dieci anni non riesci a spiegarti eppure avresti dato di tutto, anche la tua ‘Barbie Magia delle Feste’ più preziosa, per capirci qualcosa. E fu così che arrivai alla conclusione che Madonna sarebbe diventata la mia seconda madre quindi ritenne che fosse giusto andarle a fare visita alla prima occasione utile. Quindi, iniziai ad implorare la mia prima madre per farmi regalare un biglietto per andare a vedere l'altra mia madre (dovevo ancora capire il motivo per cui una madre avesse voluto far pagare una figlia per incontrarla, passaggio che tutt'ora non mi è chiaro ma, va bene lo stesso) e, molto probabilmente, per gelosia sembrava non volesse cedere alle mie richieste, nonostante le avessi ripetutamente spiegato che nel mio cuore c'era posto per entrambe. 6 AGOSTO 2006 un'Annachiara 11enne accompagnata dal padre (vittima sacrificale) incontra sua madre per la prima volta in uno stadio con oltre 60000 spettatori, persone che non aveva mai visto ma, non aveva paura perché ce l'aveva fatta! Mi piaceva l'idea si poter tornare a casa trionfante, di poter dire “io c'ero” quando al telegiornale passavano le immagini della croce tempestata di Swarovski, o ancora di parlare di una donna che non è mai rimasta uguale a se stessa, eppure non ha mai tradito il suo voler essere se stessa. Ed è stato in quel momento che ho capito davvero cosa volessi da me stessa e mi ripromisi che in un modo o nell'altro ci sarei riuscita proprio come aveva fatto Madonna. Adoravo New York senza averla mai vista, parlavo della Kabbalah come se fosse un episodio di Rossana e tutto quello che leggevo su di lei non faceva che spingermi ad essere me stessa a non pensare di essere l'opinione che gli altri avrebbero potuto avere di me. E pensare tutte queste cose a 11 anni e trovare normale un bacio tra due donne(esatto mi riferisco a QUEL BACIO che ha fatto la storia) così come vedere due uomini che vogliono stare insieme non come un sacrilegio ma come una scelta diversa di vita, mi faceva sentire forte, mi faceva sentire unica. E non era perché dovessi emulare Madonna ma, perché ci credevo anche io, perché non vedevo la differenza, perché continuavo ad avere in mente quello stadio dove nessuno doveva chiedere il permesso per essere se stesso o qualcun'altro. Sono passati esattamente nove anni da quando ho visto Madonna per la prima volta o, se vogliamo essere ancora più precisi, nove anni, tre mesi e 15 giorni (se il mio calcolo fatto sulle dita della mano non mi ha tratto in inganno -mi fa sentire così edgy l'essere in grado di capire ancora la differenza tra una app e uno dei miei arti) ma, la sensazione che ho provato quel fatidico 6 agosto non è cambiata. Sono ancora quella bambina che si sporge in avanti per poter vedere meglio, la stessa bambina che arrivava a riprodurre un intero concerto nella sua cameretta, la stessa persona che non ha vergogna di piangere quando è felice. Sono sempre io, in maniera diversa ma sempre uguale a me stessa. Una settimana fa, ero a Torino in fila al freddo e al gelo (sembra il testo di una di quelle canzoni natalizie e, in un certo senso, questa è stata la sensazione che ho avuto) ma, dipende tutto dalla prospettiva con cui guardi una cosa. Non so se sono coraggiosa, non so se sono forte, non so ancora che cosa vorrei fare 'da grande’(anche se l'opzione “regina del mondo universale galattico” continua a sembrarmi la più valida) in compenso sono arrivata alla conclusione che essere se stessi sia la scommessa più grande, il compromesso più doloroso che si debba accettare Innanzitutto a partire da noi stessi. Noi siamo il nostro più grande compromesso e ringrazio @madonna per avermi permesso di capirlo.