What are ways to die that aren’t painful plz someone

tannertan36
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Cosimo Galluzzi
Jules of Nature
Not today Justin

Origami Around

Kiana Khansmith
$LAYYYTER

❣ Chile in a Photography ❣

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@theartofmadeline

Product Placement
Monterey Bay Aquarium
Claire Keane
🪼
Three Goblin Art
No title available
Misplaced Lens Cap
Aqua Utopia|海の底で記憶を紡ぐ

#extradirty

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@mylildolly
What are ways to die that aren’t painful plz someone
I’m jealous of those who can function like a normal human being. They don’t have anxiety holding them back from everything, they don’t struggle to get out of bed or have to put on an act that everything is fine when its not. They don’t struggle to hold friendships and relationships… they don’t feel sad for no fucking reason everyday. Those that can hold jobs and work towards their dreams, the ones who have self esteem and see the beauty in themselves. Those that know what its like to feel safe and secure, not insecure and fearful of it all.
“Poi è più facile. Ogni giorno diventa più facile. Ma devi farlo tutti i giorni. Questo è difficile. Poi diventa più facile.”
— Babbuino che fa jogging in BoJack Horseman
“L'anoressica sembra dire: «Tengo sotto controllo il mio corpo e i suoi bisogni, e vi odio tutti, voi che siete così deboli da cedere ai bisogni del vostro corpo. Io sono più forte di voi, mi sento superiore». Un soggetto anoressico ha sempre un che di inavvicinabile.”
— Renate Göckel, Donne che mangiano troppo, 1988
Oggi è tutto buio
Ormai vivo solo per vedere quell'opossum morto sulla strada per l'ospedale
The Orion Nebula, 1901
Appunti sparsi sull’anoressia
Nel mio taccuino avevo annotato diversi passaggi del testo ‘Anoressia come rifiuto della seduzione autentica’, di Baldelli e Belotti — e scaricabile [qui]. Probabilmente li avevo conservati perché colpita come un fulmine a ciel sereno dalla lucidità e dall’oggettività con le quali gli autori descrivono il rifiuto del piacere in tutte le sue forme, soffocato dalla ricerca compulsiva della perfezione.
Colpita perché mi sono sentita descritta. Colpita perché quel testo sterile mi conosceva più di quanto io stessa non mi conoscessi.
Colpita perché - a distanza di mesi - rileggo questi appunti e iniziano a starmi stretti: fisicamente e simbolicamente.
Ciò che viene temuto è “«il non potersi fermare», delineando una rappresentazione dell’atto alimentare come abbandono, deriva della passionalità” (Zurolo, 2013, pag. 70).
Altre forme radicali di controllo e dominio vengono rivolte verso la propria persona. Si tratta di un controllo che vuole riedificare la sensazione di padronanza del sé: se relazionarsi all’altro è rischioso e può portare a delle delusioni, concentrarsi su se stessi è certamente più rassicurante.
Viene controllato il corpo ed il suo peso, la fame, le pulsioni, i confini corporei; modalità attraverso la quale si mantiene lo status quo, niente entra, né esce.
Il sé fragile dell’anoressica deve essere difeso attraverso l’esibizione dell’opposto, e quindi della sua superiorità e perfezione, ma non può affermarsi se non attraverso lo sguardo dell'altro che la riconosce e la conferma.
L’iperattività intellettuale e fisica che si manifesta come una costrizione, più che una scelta. Non hanno alternative: per sentirsi esistere devono agire, lottare per non essere intrappolate nel circolo vizioso della passività, che farebbe perdere loro l’identità di donne onnipotenti, perfette su cui fondano la propria esistenza. L’unico piacere possibile è quello mentale, lontano dal corpo, sublimato.
L’iperattività è anche di tipo intellettuale, scolastica o lavorativa: spesso queste attività sono ripetitive, conformiste, non creative, non prodotte per arricchirsi ma per riempirsi, “per ingozzarsi di conoscenze e per lottare contro l’inerzia, ma anche per tenere a distanza delle rappresentazioni ingombranti. Per esempio quelle che sono in relazione all’inferiorità, all’insuccesso, alla vergogna, che obbligano alla ricerca compulsiva della perfezione” (Brusset, pag. 33).
L’agito e l’esternalizzazione sono le difese principalmente utilizzate. Nulla può essere incorporato o introiettato: provocherebbe vissuti di intrusione minacciosa e svelerebbe la dimensione del bisogno, che invece viene continuamente negata, o potrebbe dar vita ad una passionalità incontrollata.
Rory Gilmore