trying on a metaphor
I'd rather be in outer space 🛸
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@ariannaconci
We do not escape into philosophy, psychology, and art;
We go there to restore our shattered selves into wholes
- Anaïs Nin
“Vi dò un consiglio: lasciate fare alla pioggia. Fidatevi di lei, consentitele di entrarvi nell’anima, di sovvertire principi e idee. Perché è legittimo abbandonarsi, abbattere i muri e barriere, e diventare altro da ciò che tutti credono, di cui dispongono. Lasciate fare alla pioggia, e assecondate il vostro piccolo, temporaneo mutamento.”
― Maurizio De Giovanni, “Pioggia per i bastardi di Pizzofalcone”.
La storia dell’aragosta: disagio, paura del cambiamento e crescita personale
La storia dell'aragosta è la storia di tutti noi. L'aragosta è un animale morbido e soffice, racchiuso e coccolato in un guscio dai colori corallini. Una meraviglia della natura. Come tutti gli esseri viventi su questa terra cresce giorno dopo giorno, ma la corazza non fa altrettanto: la sua protezione diventa sempre più stretta e scomoda, preme sulla pelle, la fa sentire schiacciata dalla pressione. Tremendamente a disagio. Quando anche respirare inizia a diventare difficile, l'aragosta però si allontana per nascondersi tra le rocce, sola. Lì, più vulnerabile che mai, si spoglia del vecchio guscio ormai troppo stretto e si adopera per crearne uno nuovo nutrendosi di conchiglie di altri molluschi. Non si adatta ad uno spazio troppo stretto e invece decide di svestirsi della sua armatura, non la ferma il timore di essere colpita proprio dove soffrirebbe di più, nel calore della sua polpa. Prima o poi anche questa nuova corazza diventerà stretta e scomoda. Il disagio e la paralisi spingeranno nuovamente l'aragosta a raccogliersi tra gli scogli per dare alla luce un nuovo guscio, e così ancora, ancora e ancora. Che il disagio sia la spinta per cambiare il vostro guscio, perché ogni volta che cambiamo il nostro guscio scegliamo di crescere. Scegliamo la vita, scegliamo noi stessi, coltiviamo una nuova forza dentro di noi. Non possiamo pensare vivere serenamente se ci ostiniamo a sopportare una condizione che ci sta stretta, che ci immobilizza, per il solo timore di cambiare la nostra corazza. Vi aspetto tra le rocce, mi trovate lì!
«Di tutte le città della Grecia, Sparta è l’unica a non aver lasciato all’umanità né uno scienziato né un artista... Forse gli spartani, senza saperlo, eliminando i loro neonati malati o troppo fragili, hanno ucciso i loro musici, i loro poeti, i loro filosofi».
Jerôme Lejeune
The most creative act you will ever undertake is the act of creating yourself.
Deepak Chopra (via quotemadness)
Ho smesso di scrivere. Ho smesso di scrivere e la vita mi è sfuggita di mano. Ho smesso di scrivere e sono diventata ostaggio di me stessa e della realtà esteriore che altro non è che la proiezione del mio stato d'animo.
Ho smesso di scrivere e gli eventi mi hanno travolta, perché è così che succede quando non ti dai il tempo di dare un senso a ciò che ti succede. Le parole sono pericolose, certamente, perché le appiccichi come etichette a qualsiasi cosa - ed ecco che questa improvvisamente prende vita, esiste, ha uno statuto ontologico. Ma proprio per questa loro capacità creativa sono essenziali per attribuire un significato alle relazioni, alle sensazioni, alle emozioni, ai malesseri, ai confini. Senza capacità di attribuire un nome (e quindi un senso) al mondo, siamo persi, inermi e inerti di fronte ad una vita che ci sembra ci crolli addosso senza possibilità alcuna di spostarsi.
Ho smesso di scrivere e non so perché, e se non so perché è proprio perché ho smesso di scrivere. Adesso inizio nuovamente a scrivere, attraverso le lettere che digito ritorno a ciò che è successo per salvare il salvabile e fare tesoro dell'esperienza. Senza una casa, seduta su questa valigia raccolgo e accolgo le disavventure per farne un faro che possa guidarmi, farmi luce in angoli del mio Ego che ancora non ho esplorato.
Ho smesso di scrivere perché per qualche mese ho smesso di vivere: questo lo so anche senza aver scritto una sola parola. Questo lo so perché non ho scritto nemmeno una parola.
Gemini ♊️
“The secret of attraction is to love yourself. Attractive people judge neither themselves nor others. They are open to gestures of love. They think about love, and express their love in every action. They know that love is not a mere sentiment, but the ultimate truth at the heart of the universe.”
— Deepak Chopra
Sorrow prepares you for joy. It violently sweeps everything out of your house, so that new joy can find space to enter. It shakes the yellow leaves from the bough of your heart, so that fresh, green leaves can grow in their place. It pulls up the rotten roots, so that new roots hidden beneath have room to grow. Whatever sorrow shakes from your heart, far better things will take their place.
― Rumi
One of the nicest things you can do for someone is listen to them when they speak to you, with no other intention than to just listen.
«Senza amare se stessi non è possibile amare neanche il prossimo, l'odio di sé è identico al gretto egoismo e produce alla fine lo stesso orribile isolamento, la stessa disperazione».
Hermann Hesse, Il lupo della steppa
[A white fortune cookie paper with blue text. Front: If you continually give you will continually have. Lucky Numbers 31, 5, 38, 27, 2, 49 Back: Egg, Chinese text (jī) (dàn)]
Humanitas: eros e guarigione
Guarire è un processo dialettico: richiede un dialogo, una relazione. Richiede reciprocità. Nessun sentiero di guarigione è stato mai intrapreso dai lupi solitari. Nessun malato è guarito coccolato dai muri della sua prigione d'oro, senza prima aprirsi all'altro, senza prima averlo guardato con gli occhi colmi di vergogna e una supplica nel cuore.
Sento un grande desiderio di reciprocità, interdipendenza, connessione, impegno, responsabilità. Di comunità. Quando ci si libera dal peso dell'oppressione e scema la minaccia, ecco che il corpo si sente nuovamente, piano piano, a suo agio. Al sicuro, esce allo scoperto: depone le armi, si spoglia della corazza e torna a sentire.
La nostra capacità di attingere alla nostra sorgente erotica (da ἔρως, eros, cioè amore) è assolutamente influenzata da quanto siamo disconnessi o insensibili al mondo che ci circonda e dall'impatto che abbiamo sugli altri.
Io questo amore l'ho zittito, con violenza l'ho ricacciato giù per la gola, etichettando qualsiasi piacere come male. Solo ora sto facendo pace col desiderio, riconoscendone la sua immensa capacità creativa. Desiderio di sapori, di nutrimento per la mente, di aspirazioni non per forza 'monetizzabili', di creazioni fini a se stesse, di sensazioni tattili, di colori acrilici. Di pazza poesia, e parole che si rincorrono.
Il corpo, intorpidito, ritorna ad essere ricettivo e sensibile: sente. Sente soprattutto questo anelito di comunità, di interdipendenza, di legame profondo con l'altro.
Ed è strano, paradossale e meraviglioso nella sua indecifrabile bellezza ― che io mi senta incaricata di questa missione, in questa vita e su questa Terra: di aiutare l'altro ad aiutarsi. Io, che in questa fase della mia vita incontro così tanta difficoltà nel costruire e coltivare relazioni umane.
Mi piace pensare che questa missione di cui mi sento parte mi obblighi a superare questo grande ostacolo: guarire l'anaffettività. Al di là dell'ostacolo c'è solo un orizzonte di amore, una ricompensa che ripagherà di tutte le difficoltà e le sofferenze.
Mi fa sorridere sai, che ciò che mi fa sentire viva, umana e ricolma di amore sia anche la cosa che mi riesce peggio (o che non mi riesce affatto).
Così io con gli esseri umani: cerco una connessione profonda, fertile e compassionevole, ma quando è ora di sporcarsi le mani e curare il germoglio appena sbocciato... Improvvisamente mi hanno mozzato le mani.
C’è bisogno di gentilezza e gratitudine. C’è bisogno che tu veda la bellezza che ti circonda. Che tu la veda ovunque. Perché è ovunque. C’è bisogno che tu ti commuova. Per il suono del mondo che ti parla. Per la bellezza della melodia della natura. Che parla al tuo cuore. C’è bisogno che tu ti rivolga agli altri con gentilezza. Che tu impari a chiedere scusa. Che tu abbia voglia di ascoltare. Ma ascoltare per davvero. Che tu abbia voglia di comprendere e non solo di imporre un’idea. Che tu abbia voglia di scoprire senza la presunzione di sapere. C’è bisogno che tu sappia stare in silenzio. Che tu riscopra il suo linguaggio senza bisogno di riempirlo.
Perché il silenzio ti parla.
C’è bisogno che tu impari la saggezza dagli anziani e la purezza dai bambini. C’è bisogno che tu sappia valorizzare e non solo sminuire. Che tu impari da chi invidi e che tu emuli chi ammiri. C’è bisogno di più cuore e meno parole. C’è bisogno di gentilezza e gratitudine. Questo salverà il mondo.
Monica Grando
Society places way too much pressure on hitting certain “milestones” by certain ages, so I’m here to remind you that:
It’s okay if you’re not where you “should” be.
It’s okay if you haven’t met your goals yet, or if you don’t even know what those goals are.
It’s okay if the only thing you’re accomplishing right now is surviving.
The “rise and grind” culture is toxic and you are not obligated to participate.
La pace può svilupparsi in una sollecitudine molto nutriente verso voi stessi, se innanzitutto accettate senza riserve la presenza di ciò che non vi piace. Mantenete salda l'attenzione e aprite il cuore a tutto ciò che sperimentate.