Ti vedo felice, ormai da tempo, tra le braccia di un altro e sai, vorrei tanto poterti dire che non fa più così male.
Invece, ogni volta, sento il cuore continuare a lacerarsi, ancora oggi. Certo, quello che ne resta, almeno.
Poi, allo stesso tempo, mi ricordo di non essere mai stato amato così tanto da una persona, come hai fatto tu con me. Mi ricordo che finché c'è stato l'amore ad unirci, i tuoi occhi erano posati sempre e solo su di me. Anzi, spesso sono stati i miei, purtroppo, ad essere assenti per te.
Quella mia maledetta rabbia verso il mondo che troppe volte, purtroppo, ho riversato su di te e quella mia irrequietezza, figlia di un passato non facile, che di frequente mi ha reso sordo e cieco a tante cose. A te.
Tu, che mi definivi la giusta metafora del Dr. Jekyll e Mr. Hyde. Tu, che mi dicevi essere un burbero che nascondeva, in realtà, un'anima buona e fragile. Tu, che hai conosciuto il mio lato più amaro e allo stesso tempo, quello più dolce e intimo. Tu, che nei tuoi momenti difficili della vita, sapevi di poter contare sempre su di me e viceversa.
Io, la stessa persona che ti ha amata senza riserve alcune, in un modo che probabilmente, mai più sperimenterò nella mia vita. E' proprio vero quando si dice che l'amore, da solo, non basta. Che dannato paradosso!
Ancora oggi, quando ci penso, non me ne capacito.
E allora resto qui, in silenzio, nel mio dolore e nel mio rimpianto, consapevole di essere stato io, pur non volendo, l'autore di questo nostro capitolo finale.