INSEGUENDO CHIMERE CON ALESSIO SABBADINI
Come ogni grafico o illustratore "ha sempre disegnato fin dall'asilo", ed è vero, ma il primo vero passo nella giungla della grafica lo ha compiuto nel 2003 iscrivendosi alla Facoltà di Design del Politecnico di Milano. Eccolo tuffarsi così nel mare del design editoriale e, più recentemente, nell'oceano dell'illustrazione professionale. Nuotando con coraggio, costanza e una buona dose di "sana pazzia", tra le onde ha incontrato anche chimere, chimere semantiche.
Non le ha inseguite,le ha illustrate.
Come sono veramente nate le tue "Chimere semantiche" ?
Dalla mia innata passione per i giochi di parole e per le creature immaginarie. Da sempre mi piace mescolare per assonanze i significati delle parole e da sempre riempio i mie quaderni con creature inventate. Ho deciso poi di incanalare questa passione in un progetto visivo sperimentale che, dietro alla sua atmosfera semplice e divertente, nasconde una profonda ricerca linguistica.
C'è uno scopo in tutto ciò o puro piacere per gli occhi?
Il mio scopo è quello di pescare, da qualsiasi cosa mi circondi, le combinazioni linguistiche che possano creare simpatiche creature chimeriche, che poi visualizzo e illustro in uno stile divertente per adulti e bambini. Assonanze, crasi e bisensi creano i più disperati ibridi come il Coccogrillo, la Lucervola o l'Ovino.
Come un buon padre cerco di non avere preferiti, ma se proprio me lo chiedi devo ammettere che quando è nato "Cervello" ho riso da solo per una bella mezz'ora!
Finora ti sei occupato di copertine di libri disegnandole o pensandole?
Nello sviluppo di una copertina ci sono tre figure fondamentali: chi sviluppa il concept e la grafica (il designer), chi crea l'immagine (l'illustratore o il fotografo) e chi decide (per lo più persone che non hanno un briciolo di cultura visiva). Le prime due figure alcune volte coincidono, ma nella mia esperienza purtroppo ho sempre lavorato come designer, affiancando come lavoro separato l'attività di illustratore.
In futuro cosa ti piacerebbe fare?
In futuro mi piacerebbe avere la possibilità di unire praticamente queste due anime e vedere cosa potrebbe uscirne.
Come sviluppatore di copertine di quali ti sei occupato e come?
Ho lavorato come designer per Taschen, Mondadori, Rizzoli, San Paolo e Loescher, occupandomi prevalentemente della veste grafica dei libri: lettering, colori, impaginazione e soggetto di copertina. In molti casi mi sono occupato di libri per ragazzi (con copertine illustrate) e qui il compito del designer è anche quello di coordinare gli artisti coinvolti, sviluppando insieme l'immagine di copertina. Personalmente in queste esperienze di direzione mi sono trovato sempre molto bene:sono una creatura anfibia grafica-illustrante in grado di capire in maniera empatica i problemi e le necessità di chi illustra.
Qual è la tua copertina preferita da te sviluppata?
Un progetto che mi è piaciuto molto seguire è stata la collana per ragazzi "Nuvole" (San Paolo), perché ho avuto modo di operare una direzione artistica a 360°, mentre il progetto di copertina più bello a cui ho partecipato è senz'altro il volume "Emilio Pucci" (Taschen). Si tratta di una monografia sul famoso stilista dove ogni cover era costituita da un bellissimo tessuto, originale e differente per ogni libro.
Personalmente preferisci utilizzare illustrazioni o immagini fotografiche?
Forse risponderei "illustrazione" perché è un mezzo molto più elastico, fantasioso e aperto rispetto alla fotografia. In generale non ho preferenze fra i due mezzi espressivi, invece il mio incubo è di ritrovarmi nella frustrante situazione di essere semplicemente un ricercatore di immagini già fatte. Il bello del progettare è quello di poter mettere qualcosa di proprio nel risultato finale e quindi la possibilità di partecipare alla creazione dell'immagine, sia essa un'illustrazione o una fotografia.
Hai degli illustratori preferiti che vorresti assolutamente ingaggiare?
Fra i ragazzi della mia generazione sceglierei sicuramente Dawid Ryski, Simone Massoni, Andrea Manzati e il mio grande amico Pino Sartorio.
Ci sono soggetti che non metteresti MAI in copertina? perché?
Così a freddo posso dirti che odio le foto di donne che fanno shopping o di bambini che abbracciano cani, perché sono soggetti che trovo davvero troppo finti. In generale apprezzo una copertina quanto più il soggetto è genuino, evocativo e poetico.
Stereotipi di copertine che detesti?
A parte gli stereotipi legati al genere, come le donne in tacco alto per i "chik lit" eccetera, lo stereotipo che più detesto è quello legato al mezzo espressivo. Non riesco a capire perché l'illustrazione sia legata per forza al mondo dell'infanzia e la fotografia al mondo degli adulti. Mi piacerebbe vedere in giro molta più apertura e sperimentazione visiva.
C'è un classico di cui sogni di fare la cover? Quale e come la faresti?
Fra i classici che mi piacerebbe "ricopertinare" c'è sicuramente "Alice nel paese delle meraviglie", che è senza dubbio uno dei miei libri preferiti. Mi piacerebbe fare una cover super minimale, con lo sfondo completamente scuro e con solo un coniglio bianco stilizzato che corre. Ovviamente ogni casa editrice italiana inorridirebbe, ma io me la immagino così: l'inizio di un sogno assurdo e misterioso.
Un "classico" lo hai illustrato, già: Il libro degli Errori. Ci racconti come è iniziato tutto?
Tutto è nato a Bologna nel 2013, alla Fiera del Libro per Ragazzi, quando mi aggiravo maldestramente alla ricerca di un editore per un mio progetto illustrato, cioè il "Bestiario di chimere semantiche". Ho lasciato i miei lavori e i miei biglietti da visita ad alcuni editori e dopo qualche mese sono stato richiamato da Einaudi Ragazzi. Purtroppo non era per il mio bestiario, che tutt'ora non ha un editore, ma appena mi hanno offerto di illustrare "Il libro degli errori" ho accettato ad occhi chiusi, perché Rodari è uno dei miei autori del cuore.
Come hai lavorato per illustrarlo?
Per me è stata la primissima esperienza come illustratore di interni ed ero molto spaventato per la mole di lavoro e il tempo davvero ristretto. Nonostante abbia avuto carta bianca su tutto, le pagine erano davvero tante e per poter finire tutto mi ero portato il quaderno degli schizzi anche in vacanza. Sono stati un agosto e un settembre molto intensi, ma alla fine il risultato è piaciuto a tutti.
Spero che molti bambini possano sognare anche grazie al mio piccolo apporto.