Anche se pensi di non essere importante, anche se pensi di non valere nulla, magari abiti vicino a un amico del prozio del commercialista di un blando conoscente del parrucchiere di una compagna di classe di Diletta Leotta. Anche tu vali.
[L'Ideota]




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Anche se pensi di non essere importante, anche se pensi di non valere nulla, magari abiti vicino a un amico del prozio del commercialista di un blando conoscente del parrucchiere di una compagna di classe di Diletta Leotta. Anche tu vali.
[L'Ideota]
Ciao raghy!
Mi consigliate dei libri da leggere? Anche magari 'non conosciuti' ma in qualche modo d'impatto.
Non cose difficili o classiconi, gli ultimi li scarto per principio 🙃
Master Reiki, specialista in energia quantica, radiestesista di nono livello, Archetipi spirituali dominanti nella mappa numerologica personale, psicodiagnosi, genealogista, studiosa di vattelappesca, alchimista... blablabla
Titoloni prima di tutto... subito dopo "io Putin lo ammazzerei volentieri!"
Più frequento certi ambienti, più me ne sto a distanza. Tanto fumo e niente arrosto.
Spargono conoscenza come si sparge il concime nel terreno, poi al minimo tocco di nervi, sono trasportati tra le onde, tali e quali a bambini senza salvagente.
Alla fine ci si rende solo conto che il concime serve a qualcosa e nemmeno lo sa. Loro non servono a niente ma sono convinti che basta "sapere".
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Aggiungo per chi mi ha scritto: questo non è un post scritto per dire da che parte stare in questo marciume bellico, questo è per raccontare tramite esperienze dirette che tanti fantomatici illuminati in giro, si perdono in realtà in un bicchiere d'acqua, e ciò dimostra che non solo predicano bene e razzolano male, ma che di tutta la loro conoscenza non hanno messo in pratica NIENTE.
Certe discipline non sono semplice nozionismo, ma tali diventano quando dopo tanti studi, vivi ancora di separazione e di falsi credi.
Forse le persone dovrebbero iniziare a dare titoli e sottotitoli alle cose che vivono.
Un criterio rigidamente anagrafico, che a quanto risulta sarebbe il più logico e il più proficuo per abbattere la mortalità, avrebbe il torto di essere nitidamente, implacabilmente democratico
Gli slogan, i titoli dei giornali e i meccanismi di consenso sui social sono un mix perfetto per ridurre la complessità e banalizzare questi
Una provocazione che può servire a riflettere sulla superficialità della nostra lettura in rete e sulla pervasività del clickbaiting.
Il succo di questa faccenda mi sembra essere:
“Ah, com’è? Non ti piace più il giochino, quando ci vai a perdere? Spiace”.
PS: È un peccato che al giocare in borsa attribuiamo più dignità che al videopoker.
Darsi dei titoli.
Questa idea non viene da me ma da Mark Manson, e sospetto non sia stata nemmeno lui il primo a pensarla. In buona sostanza parliamo del fatto di darsi dei titoli, senza averne. Chiamarsi medici senza essere dottori, chiamarsi esperti di Facebook ads senza sapere cosa sia una CPA.
Regola numero 4
Quando viene dato potere a persone che generalmente non contano un cazzo, esse abuseranno di questo potere, per potersi sentire meglio rispetto alla solita nullità. Senza costruire qualcosa o lottare per qualcosa, semplicemente prendendo vantaggio di un avvenimento del caso. Per questo anche in situazioni di potere restano nullità.
Un fenomeno che colpisce particolarmente persone non qualificate a presentare la loro opinione ovunque ( vedi ingegneri cacciare fuori come funghi quando cade il ponte Morandi, e poi tutti virologi quando si parla del Covid).
Un noto filosofo genovese ha teorizzato il principio del “ Ci pensa la vita”. In effetti reagire istintivamente alle provocazioni, e in genere qualunque azione che porti gratificazione istantanea, riduce la capacità di accettare gratificazioni a lungo termine e sforzi per lunghi periodi di tempo.
Il che comporta una qualità di vita pessima dato che quasi nessuna delle cose per cui valga la pena vivere si ottengono in breve tempo.
Il motivo per cui siamo soggetti alla soddisfazione a breve termine è semplice: nella nostra storia evolutiva questo ci ha permesso di crescere. Associare lo zucchero al piacere permetteva ai nostri antenati di ricordarsi meglio quella sensazione ed essere portati ad accumulare più zuccheri, il che poteva significare la differenza tra vivere o morire di fame.
Oggi abbiamo il problema opposto, oggi dobbiamo resistere al troppo junk food che abbiamo in offerta nei supermercati per non trovarci a 40 anni con le arterie otturate. L’ umanità degli ultimi 2000 anni ha fatto una cosa al mondo: lo ha reso più facile.
La cosa è abbastanza intuitiva. A nessuno piace camminare a vuoto quindi si fanno strade, case e via dicendo. Questo pone un problema. Il problema di cosa sia il dolore necessario.
Secondo il professor Galimberti i bambini si fanno una mappa mentale del mondo entro gli 8 anni. I pareri al riguardo non sono concordi ma quello che è certo è che dai zero ai 13 anni nella nostra cultura occidentale è vietato parlare di: morte, sesso, violenza, ingiustizia, etc.
Questi concetti sono fondamentali perché ci permettono di creare una mappa del mondo, e relazionarsi con il male fin da piccoli ci permette di capire in toto cosa sia la vita.
Non avere queste informazioni presenti nel cervello, sempre citando Galimberti ci rende “ handicappati” ( video con Montemagno e decine di altri in cui usa sinonimi) perché l’assenza di queste informazioni ci rende incapaci di comprenderle quando arrivano.
In questo modo rendiamo estremamente difficile comprendere il rifiuto di una ragazza, piuttosto che la morte, o la fatica. Principalmente perché se nessuno ti spiega nulla e parti da zero quando l’evento arriva e questo lo rende decisamente difficile da capire.
Io sono convinto che molti di quelli che si danno dei titoli semplicemente ignorino “ what it takes to be there”. Chi ne ha avuto un assaggio di cosa davvero serve per arrivare ad un certo livello, e non ha voluto/ saputo andare oltre può anche tacere, sugli altri stendo il beneficio del dubbio.
Perché il punto è che in un mondo in cui non si racconta il dolore, la fatica, il male come qualcosa di naturale, ma qualcosa di brutto, e quindi escludendolo dalla realtà, se lo fai racconti una menzogna, una realtà filtrata, irreale.
La vita è in gran parte sofferenza. Lo è sempre stata.
Questo è il campo base, da lì si inizia a creare. I titoli auto attribuiti sono posti in base a ciò che noi supponiamo di aver fatto a sufficienza. Ossia un limite posto internamente.
Se io penso
“Sono stato un bravo fidanzato perché ho portato la mia ragazza fuori a cena. Questo è il limite interno. Il limite esterno è che la ragazza ti considererà un buon fidanzato quando si sentirà amata, e questo non necessariamente passa per la cena, ma per ciò che si comunica.”
Accettare che sia lei ( o lui) a porre il limite significa esporsi alla sofferenza. Perché si, spesso gli altri sono stronzi, egoisti, e ingiusti nel giudicarci. Fa parte del gioco. Fa anche parte del gioco non contare un cazzo. Ma personalmente preferisco non essere considerato un cazzo e giocare, che dirmi da solo di essere il migliore.
Amare incondizionatamente significa esattamente questo: scegliere di rimettersi all’ altro, con l’ inevitabile rischio di soffrire, e accettare pacificamente quel dolore. Anche per questo il partner va scelto con criterio.
Tutto questo fa parte di un macro- shifting mentale. Partire dall’accettare il dolore, la sofferenza, per costruirsi una mappa, una mappa per capire come spendere al meglio il tempo che soffriamo, che in buona sostanza è la vita.
La mappa serve a raggiungere un punto preciso. Che potrei sintetizzare con questo aneddoto
Un giorno un sarto morì e sulla sua lapide scrissero “ Era stato un buon sarto”. Tutti furono d’accordo con quel titolo.