
❣ Chile in a Photography ❣

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@piacerediconoscermi
Capitolo 5
“Quando ti fanno una domanda se non rispondi ti chiedono: ‘Perché? Ma perché, ma perché?’ via dicendo. Se nessuno avesse inventato il punto interrogativo a questo mondo si starebbe tutti meglio. Nessuno ti chiederebbe, ma affermerebbe. Per esempio: Tu mi ami? senza quel punto di domanda, cioè, tu mi ami punto e basta! Si, certo, agli ordini, arrivo subito. Sono già quasi in Groenlandia.” Un motivo c’è se ho sempre amato Dargen, parla spesso lui per me. Mi chiedo cosa spinga le persone a cercare il male, cosa spinga la ragazza che sto sentendo a riempirmi di messaggi e a chiedermi di uscire quando io non la cerco quasi mai. Vorrei una ragazza con del carattere, che fanculo mi faccia mangiare fino all’ultimo centimetro di unghie, che mi faccia passare pomeriggi a discutere, vorrei sudarmela, invece no, l’unico che ci mette giù un po di carattere sono io. Cerchiamo una persona che ci dia ciò che noi diamo, siamo stronzi? Vogliamo una stronza. Vogliamo una persona simile a noi, che ci uccida o che ci porti in paradiso. Ma proprio quando troviamo una persona adatta accade l’incredibile, puf, ci trasformiamo, diventiamo inspiegabilmente ciò che fino al giorno prima detestavamo. Non possiamo farci nulla e dà cosi fastidio sapere di essere ciò che non vogliamo essere. E allora cosa dobbiamo fare? Tirare fuori gli attributi, lei non mi scrive? Io piuttosto muoio dentro ma non gli scrivo. Orgoglio, sputa fuori tutto l’orgoglio che hai, perchè tu sei tu e devi convivere con te stesso per tutta la vita mentre le persone intorno a te sono tutte impegnate in un continuo girotondo che se chiudi gli occhi un momento e li riapri un istante dopo ti sentirai tremendamente solo, ma basta aspettare un attimo in più che la persona sbagliata si sposterà in senso orario e lascerà il posto di fronte a te alla persona che aspettavi. Si, favole, continuo a girare anchio, in senso anti-orario, infatti non ci capisco nulla e mi gira pure la testa. La verità è che cerchiamo chi non vuole essere trovato e siamo sul palco per chi non vogliamo ci trovi perchè infondo gli opposti si attraggono ma i simili si amano.
Capitolo 4
Parliamo del più e del meno, mentre ci gustiamo un bell’episodio di “Sam il pompiere” che a mio fratello piace proprio. Mi ci rivedo un sacco in lui, mi ricordo quando li guardavo anchio. Un giorno ero un pompiere e il giorno dopo un supereroe, volavo da un divano all’altro e per i nemici non c’era speranza. Non serviva niente per essere felici, un giocattolo, un cartone divertente e un pomeriggio a casa dei nonni. Mi fa riflettere molto mio fratello, il suo modo di fare, quando si arrabbia o litiga con qualcuno non si porta dietro strascichi ed è capace di fare pace in pochi minuti, così come un pianto si trasforma in un bel sorriso in un attimo e mio fratello dal basso dei suoi cinque anni mi sta insegnando molto. Una volta scrissi un pezzo che suonava così “E tu non sai che i campioni siamo noi, viviamo in fretta imparando dagli eroi, un giorno noi per i nostri figli saremo degli eroi” ed è un po ciò che vorrei essere per mio fratello, anche se per ora, un po mi ama, un po mi odia. In qualche boccone, i tortellini sono finiti ed è rimasto solo brodo. Finisco il pranzo e prendo coscienza, devo lavorare.
Capitolo 3
Cazzo è di nuovo mezzogiorno, non è possibile, avevo puntato tre sveglie, come ho fatto a non sentirle? E mia madre? Non ho sentito neanche le sue solite dieci chiamate in tutti i telefoni di casa? A quanto pare no, ormai è mezzogiorno, benvenuti nella mia fottuta routine. Ogni giorno mi sveglio cosi, con la consapevolezza in testa che andando avanti cosi non costruirò mai nulla. Mi chiedo come io riesca a basare la mia vita sul divertimento che divertimento non è, ogni giorno svegliarsi tardi e vivere in attesa del week-end. “Quelli come me si svegliano alle tre e dicono che i giorni sono corti”, Liga quanto hai ragione. Mi chiedo quando crescerò, quando mai troverò un lavoro e quando diventerò una persona adulta. Basta con queste stronzate del week-end, delle serate, delle sbronze in discoteca, del “stasera non prendo la macchina io”, del pastaro alle 4.30 di notte e del rientro piano per non svegliare nessuno alle 5. Mi chiedo quando smetterò di vivere la mia vita rimbalzando tra casa, bar e locali, forse non sono ancora pronto anche se tutto questo inizia a starmi stretto. Il fatto è che è bellissimo fare serata e divertirsi con gli amici ma quando poi ti svegli? Cosa ti rimane? Niente, un portafoglio vuoto e un bel mal di testa. Continuo a non essere soddisfatto della mia vita e ogni giorno passato mi sembra un giorno buttato, sul web leggo: “L’insoddisfazione costante è un problema vecchio di decenni, una condizione ineludibile della società tardo-capitalista, un sintomo della disarmante inutilità della vita moderna.” e meno male, forse non sono solo. Mi sveglio dai miei pensieri con le “dolci” urla di mia madre la quale mi avverte che è pronto in tavola così mi alzo dal letto dopo un po di tentennamento e sbando verso il bagno. L’acqua è gelida quindi una veloce sciacquata di faccia e mani è più che sufficiente. L’odore arriva fino in bagno, forse lo sentirei e riconoscerei anche se non fossi in casa, tortellini. Mia madre è una tipa sveglia, sa cosa mi piace e quando può mi accontenta culinariamente. Le voglio un gran bene anche se non so dimostrarglielo, sono sempre stato così, non ho mai saputo dimostrare affetto ai miei. A volte sento amici e amiche parlare di come loro confidano tutto ai genitori, del rapporto speciale che c’è tra di loro, ed io un po li invidio. Mi piacerebbe raccontare tutto a mia mamma ma le poche volte che l’ho fatto il risultato è stato che si è preoccupata più lei che me per i miei problemi, quindi forse mi va bene cosi, tenere i miei genitori lontani dai miei problemi, ne hanno sicuramente anche loro e sicuramente più seri che i miei. Il brodo caldo e quel sapore che descrivere è impossibile, i tortellini, quanto mi sono mancati quando ero a Londra, non che non si trovassero là, ma i nostri, quelli originali di Bologna hanno tutto un’altro sapore.
Capitolo 2
In realtà so bene che laggiù sono tutti quanti indaffarati a superarsi l’un l’altro, come in interminabili file. Proprio come andare dal medico, arrivi presto e fai la fila con tutti gli altri pazienti aspettando il tuo turno, sperando che arrivi in fretta. Aspetti e aspetti ancora poi arriva qualcuno che a quanto pare è più importante di te, ti passa avanti e il tuo turno non arriva mai. Bisogna non mollare, speranza, il mio turno arriverà. Mi accendo una sigaretta ed il sapore del fumo qui è migliore, fanculo, dovrei smettere ma non riesco, non ora. Qui è tutto talmente silenzioso che sento la mia testa urlare, ogni pensiero venire a galla e piano piano allontanarsi. Cazzo, ogni tanto mi sento solo. Mi manca il sentirmi amato, il sapere di avere qualcuno al proprio fianco ma forse ora è meglio cosi, non sarei capace. Non capisco se è più freddo fuori o dentro me. A volte mi rendo conto di essere bloccato, fermo immobile, impassibile. Sono rimasto fermo qui da questa estate, ho lasciato il cuore al giorno che mi sono lasciato con lei e non sono più andato avanti. Mi sono lasciato scivolare addosso ogni persona e ogni tipo di sentimento, ho rifiutato chi vedevo troppo interessato a volermi bene. Ogni volta non riesco a provare nulla, è come se il mio cuore fosse in stand-by, non do nulla e non voglio ricevere nulla. È più forte di me, ogni volta che incontro una ragazza diversa cerco di capire cosa mi dice il cuore, ascolto sempre ma da dentro al mio petto non esce altro che silenzio e così perdo tutto, ogni volta mi sembra di potercela fare ma poi basta un bacio e tutto quando svanisce, lo zero, non provo più nulla e chiudo tutto. Per ogni porta che si chiude si apre un portone dicono, e io mi sto chiudendo in casa, doppio giro di chiave per ogni portone e me ne resto qui. Non sono più capace di amare, forse ho dato tutto nella mia passata relazione, forse ho paura di dare ancora, forse cerco in tutte quel rapporto che avevo con lei ma che non troverò in nessun altra. E non capiamoci male, non mi manca lei, mi mancano le mie emozioni, i miei sentimenti. Se aprissero il mio petto ci troverebbero un mucchietto di cubetti di ghiaccio, quindi vaffanculo e dammi un coca e malibù, senza ghiaccio che quello l’ho già. Ma purtroppo o per fortuna di bar quassù non ce ne sono molti, aspetterò. Ha pure smesso di piovere ma tanto ormai sono bagnato, quindi appesantito dalla giacca inzuppata risalgo in macchina e scendo con calma, non ho voglia di correre oggi, odio questi fottuti orologi che ci rendono schiavi del tempo. Immagina un mondo senza tempo, senza orari, senza appuntamenti alle 15, solo con dei “ci vediamo”, senza orario di cena, solo con la fame vera, senza campane sirene e pause stabilite, solo con ciò che ci sentiamo davvero quando ce lo sentiamo davvero. Sono quasi giù, San Luca mi sorride affacciandosi dal finestrino del passeggero, mi illumina la strada che mi porta giù. Mi fermo qui, un altro po, solo io e lei, Bologna. La guardo illuminata mentre penso che non la lascerei mai, potrò andare ovunque, anche dall’altra parte del mondo, ma tornerei da lei, a casa. Ora sto meglio, accendo la radio ma poi cambio idea e faccio partire il disco che è già dentro, se non ricordo male me lo ha regalato la mia ex. Ma chi voglio fottere, lo so benissimo, me lo ha regalato lei ma ora non importa, traccia uno, Liga, proprio ciò che serviva. Buon viaggio. Buona notte.
Capitolo 1
Qualche volta salgo in macchina, non ho destinazione, giro le chiavi e proprio come la mia vecchia golf blu faccio fatica ad accendermi. Forse la storia dei cani simili ai padroni funziona anche con le auto, ad ognuno la sua. E la mia auto è forte, ne ha viste di tutti i colori, ci sono state persone che l’hanno usata, spremuta fino in fondo, persone che non se ne curavano per le quali era solo un utilità ma lei continua ad andare avanti, a fare il suo lavoro senza sbagliare nulla. Si nota qualche segno sul paraurti per le botte prese e qualche ammaccatura sul cofano ma lei non molla, arriva sempre a destinazione. E ad ogni nuovo proprietario spera sia migliore, spera di trovare qualcuno che la curi, che la apprezzi e che ne sia orgoglioso, nonostante i suoi difetti, nonostante tutto. Comunque ora sono qui, la fuori piove ma io sono al riparo, dietro un parabrezza appannato. Parto, non so dove sto andando ma il suono del motore misto alla pioggia sul tettuccio mi rilassa, la radio è quasi inutile, la spengo. Poi ad un certo punto capisco dove sto andando, la mia mente mi porta sempre là quando sono giù. Salgo la strada ripida e piena di curve, lunghi e fragili rami pendono sopra di me mentre percorro i colli. Penso che potrei anche chiudere gli occhi perché questa strada la so a memoria, conosco ogni curva, ogni dosso e ogni buca, penso che potrei anche chiudere gli occhi ma forse è meglio di no. A volte la strada mi è familiare ma non è lei il problema, il problema è chi prova di entrare nel mio percorso, chi si prende la libertà di prendere il mio spazio in un pezzo stretto che quasi mi costringe ad andare fuori strada. Ormai l’ho capito, non si sa mai chi si potrebbe nascondere dietro una curva perciò terrò gli occhi bene aperti e non lascerò nulla al caso. Arrivo, un piccolo ma familiare parcheggio mi accoglie, mi guardo intorno e non c’è nessuno, nessuna coppia in cerca di romanticismo misto a sesso nascosto in un sedile posteriore, nessun gruppo di amici che con birre e musica uccidono i loro migliori anni e peggiori momenti. Solo io, il vento e qualche luce in lontananza. Vengo spesso qua, è il mio posto segreto, non così segreto perché tutti lo conoscono ma nessuno sa il mio rapporto con questo luogo. Penso che ognuno abbia un posto così, un posto in cui ripararsi quando tutto va a fanculo, quando non hai voglia di vedere e sentire nessuno, quando vuoi stare solo a parlare con te stesso. Amo fermarmi qui, nel nulla, ammirare i segni di vita di persone come me che laggiù lottano ogni giorno. Si, da qua mi piace immaginare tutti così, come delle tigri che ogni giorno combattono per i propri sogni, come gente forte che non si lascia mai andare, come vorrei essere io.