le stagioni si susseguivano una dopo l’altra dentro questa casa
d’inverno non sapevo di cosa coprirmi
in primavera non c’era nulla di nuovo che nasceva
d’estate faceva così caldo da sentirmi oppressa, non avevo via d’uscita
d’autunno cadevo un po’ più spesso, inciampavo tra le cose che avevo lasciato in mezzo
che poi a inciampare e lasciare disordine ero brava
non sapevo prendermi cura di quella casa
lame di ferro mi sfioravano la pelle con poca delicatezza
ed io inerme permettevo alla mia mano di compiere quel tratto netto e deciso.
ho calpestato il mio cuore, accusando che fossero gli altri a raggirarlo a loro piacimento
e invece ero io, mi piaceva quel dolore,
ero brava a fargli male e a rinfacciargli di ogni sua fragilità
ho spezzato le mie ossa perché mi erano d’intralcio
volevo occupare meno spazio possibile
farmi piccola, invisibile
e alla fine mettevo sempre la mia voce da parte
sotto un tappeto sudicio di polvere.
mi sono urlata contro, addosso, tacendo senza darmi tregua.
ho permesso guerre tra le mille me, a bombe nucleari di stravolgere ogni singolo angolo
di casa mia.
e allora, come se non fosse colpa mia, mi sono chiesta a lungo quale fosse il mio posto nel mondo
cercandolo in degli occhi
in delle mani
in dei ricordi.
del resto cosa era rimasto, stagione per stagione?
- Silvia Turco ( @pioggiafine )















