La più nobile specie di bellezza è quella che non trascina a un tratto, che non scatena assalti tempestosi e inebrianti (una tale bellezza suscita facilmente nausea), ma che si insinua lentamente, che quasi inavvertitamente si porta via con sé e che un giorno ci si ritrova davanti in sogno, ma che alla fine, dopo aver a lungo con modestia giaciuto nel nostro cuore, si impossessa completamente di noi e ci riempie gli occhi di lacrime e il cuore di nostalgia.
Azioni ripetute senza pathos per identificare nomi e intenzioni. Un gioco d’azzardo sulle digressioni del desiderio umano: dare o non dare? Amletico dubbio percebile attraverso lo scambio,  nei subdoli meccanismi votati al consumo. Con tutte le precauzioni necessarie e con un occhio sempre rivolto al consumatore.
Mentre lei, a quest’ora, sorride.Â
Seduto sulla poltrona meditando sui giorni passati e memore delle mille occasioni nascoste nelle precedenti ore notturne dai punti e dalle virgole per effetto di fragilitĂ autoimposte dalla paura, intravedo qualche piccolo punto luminoso.
1) La differenza tra veritĂ e segreto.
Che è quel che si chiede senza essere detto come risposta involontaria dell’io riflettendosi per comunicazione senza giudizio. Processo senza nome dell’attentatore, ma con strage di morti.
2) Ci si innamora di una voce. Non di un volto o di un corpo, di una voce, di una voce soltanto.Â
Quando il dialogo è impossibilitato ormai dall’angoscia restano solo azioni gregarie disattese dalla volontĂ di apparire.Â
3) IdentitĂ . Ricerca che cade sotto i colpi di un tempo definito.
Così è… come vi piace. Siamo tutti in fondo sopraffatti dal nostro volere, credendoci equalmente proporzionati ad esso mentre tutto ci sovrasta.
Dipendiamo dal tempo, e basta.
La vita senza direzione. Un dittatore. La costituzione. Il sì e il no.
Mentre io ripenso solo a quando…
[…] me la tirai addosso in modo che si potesse sentire il petto tutto profumato sì e il suo cuore batteva come impazzito e sì disse sì voglio Sì.Â
Chi si sottrae, punta allo zero. Â
Aumentare la dolcezza spirituale nella sublimazione di un canto universale.Â
Bisogna portare la pazienza in braccio come un neonato.
Anzi, si tratta di modellare attorno a paletti solidi e ben posizionati. In modo preciso. Il collegamento viene poi, o viene meno.
Studiare? Adesso o mai piĂą.
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Lo spettacolo dei suoi occhi appare da lontano una verde speranza,
Disteso in una campitura d’inaspettata saggezza, sfogliando i capelli come pagine di un libro fra passato e presente accarezzando con una mano il futuro, ripensando al destino d’identitĂ sconvolte e insieme compromesse dall’egoismo di volontĂ univoche. Â
Lasciarsi cadere dal parapetto come un piccione depresso: comicita’ della nostra attuale condizione esistenziale.
La vacuitĂ delle procedure standardizzate mi fa venire il vomito. E tutta questa burocrazia da sopportare, strumento di tortura dei governi europei!
Ma in tutto questo? Ch'aggia fa?Â
Da un lato sembrava cercare un obbligo, una costrizione che lo spingesse ad applicarsi con costanza e dedizione, dall’altro reclamava una sorta di liberta’ autodeterministica. Cercava di emanciparsi ma non ci riusciva senza il bastone o la frusta. D’altra parte era nuovamente ricaduto in uno stato di abbattimento spirituale. I suoi desideri apparivano come chimere troppo lontane da raggiungere; come se fosse troppo tardi e qualcosa fosse andato perduto per sempre. La pigrizia aveva gia’ preso il posto dell’immaginazione. Intanto gli anno passavano. Vedeva la sua vita profilarsi all’orizzonte.
Era di Cagliari. Grandissimo figlio di buona donna. Personaggio comico infernale, dantesco e post-moderno insieme. L’epitome deI vizio e della furberia. Sapeva essere buono, in fondo. Era un satiro del nuovo millennio. Barbetta incolta, chioma spavalda per nascondere la calvizie incipiente, battuta sempre pronta e affilata come un’accetta.
Se ne potrebbero fare tanti altri.Â
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Per una volta almeno ti concedi un piatto extra. Senza aver digerito quello di ieri. Qualche lampo visuale della memoria nel sugo della pasta tra pezzi di pomodoro e olive nere.Â
Disse: “Dopo quella volta, tutto è cambiato”.
Se soltanto sapessi, ereditiera della mia anima, dilapidando emozioni non si costruiscono palazzi, ma capanne pronte a spezzarsi.
Questo sapore malato. Questa voglia di distruggere...
Perché su tutto chiamo distruzione?
Nel respiro di notti ugualiÂ
di sguardi vuoti assenti;
come frasi di innamorati
la mia vita corre sui binariÂ
la  mia vita corre sui binari
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Senza capacitarsi, a livello di autocritica, che tutto sarebbe piĂą semplice, senza un nome. etc.