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Per capire chi fosse il cardinale Martini basta vedere la prima pagina dell'Osservatore Romano di oggi.
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No Martini No party
Per capire chi fosse il cardinale Martini basta vedere la prima pagina dell'Osservatore Romano di oggi.
equità
Siamo in una paese dove diventa una foto notizia Fornero che attacca la corrente al suo ipad. Siamo in una paese dove c'è Formigoni che non si dimette, qualcuno mi deve anche dire chi lo paga il suo sito che evito di linkare. Siamo in un paese dove Travaglio alla domanda su Telese che lo molla risponde dicendo che un politico e un giornalista si valutano dal numero di elettori e lettori. Ma come caro Travaglio…allora Berlusconi cos'è stato? E poi , quell'intervista a Grillo che pareva l'incontro tra Minzolini e Berlusconi. Intorno esodati, cassa integrazione, costo della vita alle stelle. La fotografia di questo paese forse è semplice. C'è chi sta male, c'è chi sta benissimo. Lo scollamento tra i tuoi blocchi è netto. E' un paese che contiene momenti depressivi e momenti ipomaniacali. E' un paese bipolare. Siamo gravi.
The Revenge of Billy Cobham _ Massive Attack - Psyche by Bertallot
Burial - NYC by girl8bit
Some things never change - INGER MARIE by kultspe
Chet Baker - Blame It On My Youth by verte22
Idee - LASTAMPA.it
Oggi a Bologna Monti dovrà finalmente esprimere le sue idee sul futuro, se ne ha.
via lastampa.it
Attacchi - LASTAMPA.it
Ma non avevamo detto che la speculazione attaccava l’Italia perché c’era Berlusconi?
via lastampa.it
Una comunista che sapeva ridere
Miriam Mafai è morta ieri e mi sembra impossibile perché era giovanissima, nello spirito, nella vitalità, perfino nell'aspetto, con quei suoi capelli corti e neri che eludevano l'età. Invece era perfino un po' più vecchia di me, e dunque, come me, «era di leva».
Miriam faceva parte di quel gruppo di donne che per via di qualche anno in più quando la mia generazione si iscrisse al Pci, alla fine del '47, erano già «grandi». Grandi non solo di età, ma perché erano già grandi figure nel partito, che avevano già grandi responsabilità e facevano grandi cose ed erano perciò per noi l'esempio di quanto avremmo dovuto fare anche noi, di come avremmo dovuto diventare. L'ho seguita con rispetto e quando mi è capitato di incontrarla, intimidita, non ho avuto il coraggio di scambiare con lei più di qualche parola. Era a capo dell'Unione delle donne marsicane, dirigente di una delle lotte straordinarie di quegli anni, quella per strappare ai principi Torlonia il lago del Fucino.
Più tardi, in trasferta a Pescara per non so quale iniziativa dell'Fgci in cui militavo, la ritrovai, adesso moglie di Umberto Scalia, segretario regionale dell'Abruzzo, uno dei quadri contadini che allora capitava spesso diventassero dirigenti politici di primo piano. Miriam, a Pescara, aveva continuato il suo impegno ed era, ricordo, consigliere comunale della città. Fui collocata a dormire a casa sua - gli alberghi, all'epoca, ci erano quasi sconosciuti - e in una lunga serata di chiacchiere a briglia sciolta scoprii che c'era anche un'altra Miriam.
Scoprii, intanto, che era figlia di un grande pittore che amavo molto, Mario Mafai. E anche di Antonietta Raphael, la scultrice venuta dall'estremo est europeo carica del fantasioso immaginario delle avanguardie russe. Miriam era cresciuta nell'ambiente bohème degli intellettuali antifascisti, poi conquistati dal comunismo: che avesse scelto la milizia politica era allora naturale, la politica era, in quegli anni, intessuta di cultura; e viceversa. E questo dava, all'una e all'altra, una ricchezza particolare cui l'intera famiglia Mafai dava un grande contributo.
Il Pci aveva fatto anche questo miracolo. Non il Pci, allora si diceva semplicemente «il partito»; e lo ricordo perché una notte in un vagone a cuccette non so di quale treno ci trovammo senza saperlo nello stesso scompartimento, io sopra che parlavo con un altro e dicevamo sempre «il partito» e, da sotto, ad un certo punto, sentii una fragorosa risata. Era Miriam che ci interruppe per dirci: «Siete del Pci, naturalmente, perché solo noi diciamo il partito».
Poi Miriam cambiò vita perché erano anche cambiati i tempi e in tanti fummo impegnati in altri campi: ambedue nel giornalismo. Lei, da Parigi - perché il suo compagno era stato inviato lì per qualche anno - cominciò a scrivere per la gloriosa Vie Nuove, il settimanale per cui continuò a lungo a lavorare prima di diventare direttrice di Noi Donne (ci siamo molto incrociate: io sono stata sua redattrice, e lei ha scritto spesso per Nuova Generazione, che io dirigevo). Più tardi passò a Repubblica di cui divenne una delle figure più illustri.
Quando, per via della radiazione, i rapporti con tanti compagni «del partito» divennero difficili anche sul piano umano, con Miriam continuammo ad essere amiche: era laica ed aperta, non si sarebbe sognata una rottura per il fatto che eravamo diversamente comuniste.
Non fu facile in quei tempi tesi, tanto più perché lei era nel frattempo diventata la compagna di Giancarlo Pajetta, che verso noi de il manifesto aveva conservato uno speciale rancore. Ricordo l'imbarazzo, a il Cairo, dove ambedue eravamo volate assieme da Beirut da dove scrivevamo del «Settembre Nero» (io per la Rivista) - era il 1970 - e Nasser morì improvvisamente.
Nella capitale egiziana, dove le cerimonie funebri, seguite da milioni di egiziani piangenti, durarono parecchi giorni io e Miriam, appartenenti a due giornali poveri, avevamo preso una stanza assieme. Da cui dovetti fuggire come un'amante clandestina quando, inaspettato, arrivò Pajetta a capo della delegazione del Pci alle esequie.
Finì anche questa fase e in un modo curioso. Un giorno, era il '79, in redazione non trovavamo la notizia adatta su cui uscire. Capita, come si sa. Finché venne l'idea, azzardata allora, di far scrivere il responsabile internazionale del Pci sulla neonata unione di gauche costruita in Francia fra Psf e Pcf. Si trattava proprio di Giancarlo Pajetta.
Fino ad allora nessun dirigente del Pci aveva scritto su il manifesto, come chiedere di farlo proprio a lui? Incaricammo della telefonata Franz Koeffler, il nostro compagno sudtirolese che allora dirigeva il desk degli esteri al giornale. Dopo un po' Franz torna mortificato dicendo che Pajetta voleva parlare con me. «Dopo tanti anni mi fai telefonare proprio da un tedesco?» Mi investe. «E dovrei essere il primo a scrivere su il manifesto? E poi, dove dovremmo incontrarci per l'intervista, certo non tu a Botteghe Oscure, tanto meno io al manifesto». Poi, dopo un attimo di esitazione, dice: «Beh, forse adesso viene buona l'amicizia tra te e Miriam. Ci facciamo invitare a pranzo da lei». E così quell'amicizia mai interrotta ridivenne pubblica.
Poi, poi accaddero tante cose, prima di tutto lo scioglimento de «il partito». Che abbiamo vissuto in modo diverso. Sempre con amicizia e reciproca simpatia. Ci divertivamo molto insieme perché la qualità più alta di Miriam, fra molte altre, era di essere straordinariamente simpatica. Ciao Miriam. Ai familiari di Miriam Mafai e alla nostra compagna Giovanna Pajetta, che molto le era legata, l'abbraccio di tutto il collettivo del manifesto.
LUCIANA CASTELLINA (Il manifesto)
prudenza
L'incubo che tornino gli altri, da mesi, mi adagia nella prudenza della critica prudente. La critica prudente è non dire proprio tutto quello che su pensa su MontiDelCons. Ma c'è un limite. Ok, ogni tanto i quotidiani ci comunicano che la GdF ispeziona movide e piste da sci e altro e altro. Ma qualcosa non torna. Questo MontiDelCons contro i Grandi Evasori non è incarognito giusto. Io l'ho voglio più incarognito. Ecco per capire cosa significa incarognito giusto basta guardarlo e sentirlo quando parla dell'art18. Osservate l'espressione del volto. Quella. E' quella. Oppure ancor più praticamente; fate i controlli incrociati, quelli grossi, cazzo! Ok...basta, prima che poi...Dobbiamo essere prudenti, che dietro l'angolo ci sono tanti cicchiti e caleari sparsi ovunque. Quindi ora torno nella mia grotta e mi adagio nella prudenza della critica prudente che il momento richiede.
Non solo
Questo è un paese che si perde da due giorni a parlare di Emilio Fede. Bisogna ogni tanto sottolineare queste cose. In qualche modo sono un termometro di come siamo messi. Nel frattempo , a tempo perso, nel paese c'è gente che prende fuoco perché disperata. Il problema è tutto nei commentatori, spesso, o quasi sempre, anche loro sono distanti dalla realtà. Non solo i politici.
Prima pagina
Luca Sofri non è male a condurre prima pagina su Rai Radio 3. Unico appunto; a volte è troppo didascalico.
Gregory Porter - "Be Good
via youtube.com
siamo alla frutta frutta
via youtube.com
Feel in TSW
via youtube.com
Io non lo so perché sono arrivato fin qui, sta di fatto che questa intervista mi ha sconvolto e devastato dal ridere.
Poi
Finché tiene aperto sto su Posterous, nel caso....sono su randomair.wordpress.com
Poi non dite che non vi avevo avvisato.
sembra un film dei fratelli Coen
via ilpost.it