Ciao! Sapresti spiegarmi la storia dietro uno dei miei quadri preferiti, "I nottambuli" di Edward Hopper? Grazie!
Piace tanto anche a me. Provo a fare il punto - ma dal telefono non posso mettere l'immagine (per capirci, è il quadro più famoso di tutti, quello di cui si può osservare l'interno di un locale popolato da alcuni personaggi misteriosi attraverso una vetrina)
Pare sia ispirato a un racconto di Hemingway, su due killer che devono uccidere uno svedese, e perciò si introducono in un ristorante dove dovrebbe trovarsi la loro vittima, fingendo noncuranza. Il quadro di Hopper non è la trasposizione pittorica del racconto, ma ne trae spunto - in sintonia con il testo letterario sul piano della perturbante atmosfera che lo scrittore va a creare nell'ambiente - e raffigura così tre personaggi, due uomini e una donna, che però non sembrano interagire tra loro, dando la sensazione di sospensione spazio-temporale. Questa è indubbiamente la cifra stilistica di Hopper più facilmente riconoscibile: lui, pittore dell'attimo sospeso, che raggela l'istante e i convitati alla sua tela, rendendo la scena densa di profondo silenzio e di una particolare luminosità, tanto che si dice si possa riconoscere un Hopper anche ad occhi socchiusi, per questi inconfondibili elementi.
In un momento storico-artistico come gli anni Trenta-Quaranta in America, Hopper è in netta controtendenza rispetto all'idolatria della macchina, del grattacielo, che animava i suoi colleghi, prediligendo piuttosto l’architettura vernacolare sopravvissuta dopo l’invasione prepotente dei grattacieli, e delle nuove architetture; preferisce gli spazi suburbani, gli interni malinconici e tristi, dal tono dimesso, deserti o al massimo popolati da un'umanità attonita, incapace di comunicare – cui distacco non è di natura mentale, momentanea, ma generale, di carattere esistenziale, come in questo caso, dove anche in un contesto sociale i personaggi sembrano estranei e distanti gli uni dagli altri, incapaci di comunicare, soli, anche se in compagnia.
L'ardita prospettiva diagonale, la geometria complicata anche dalla presenza della vetrina trasparente, suggeriscono l'assunzione a modello degli esempi francesi, per lui che a Parigi è andato più di una volta. Manet, DeGas, facevano tutti uso di questi espedienti nelle loro opere. Hopper fa sua la lezione impressionista, e la converte in chiave americana, dimentico dei bistrot parigini, aprendoci invece le porte di un baretto periferico di qualche cittadina statunitense.
@wafertubo eccoti la foto.
Meraviglioso. Grazie davvero!








