Festa delle arti marziali orientali 2017 Memorial Maestro Roberto Fassi
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@robertofassi
Festa delle arti marziali orientali 2017 Memorial Maestro Roberto Fassi
Palasport Cormano - Milano - Italy
Grazie Maestro
"Mentre stavo per esprimere al maestro la mia gratitudine per i suoi insegnamenti e per avere con pazienza corretto tanti miei errori e imperfezioni, egli proseguì dicendo - tu sai che io preferisco il fare al parlare, la pratica ai discorsi, ma quello che adesso ti dirò è fondamentale. E tu in futuro dovrai scrivere tutte queste cose su un libro. Ho messo in evidenza che chi vuol raggiungere la maestria deve ripetere ogni tecnica almeno diecimila volte sotto la guida di un vero maestro. Ma vi è un altro elemento che ha una capitale importanza. L'allievo deve praticare nello stato più elevato possibile di consapevolezza. Deve eseguire gli esercizi non solo con il corpo, ma anche con la mente e con il cuore, con tutto se stesso. La vita di chi doveva combattere dipendeva non solo dalla sua abilità tecnica, ma anche dall'acutezza della sua percezione. Cosa significa tutto questo? Significa che guardando bisogna veramente vedere, ascoltando bisogna veramente udire."
Grazie Maestro Fassi Per i tuoi insegnamenti, per la tua determinazione, per la tua umiltà, per la tua verità, perchè eri un maestro di vita. Sono passati due anni da quel 12 marzo, dove ti ho visto veramente, e ti ho udito con tutto il mio essere, e ci siamo salutati per l'ultima volta.
2008 Lecce, South Italy
Me and Roberto Fassi
Stage Internazionale Kung fu Chang
(karate do)
Karate (空手?) è un'arte marziale nata nelle isole Ryukyu, (la cui più grande è l'isola di Okinawa), in Giappone. Fu sviluppato dai metodi di combattimento indigeni chiamati: te (手? lett. "mano") e dal kenpō cinese.Prevede la difesa a mani nude, senza l'ausilio di armi, anche se la pratica del Kobudo di Okinawa, che prevede l'ausilio delle armi tradizionali (Bo, Tonfa, Sai, Nunchaku, Kama), è strettamente collegata alla pratica del karate. Attualmente viene praticato in versione sportiva (privato della sua componente marziale e finalizzato ai risultati competitivi tipici dell'agonismo occidentale) e in versione arte marziale tradizionale per difesa personale. Nel passato era studiato e praticato solo da uomini, ma col passare dei secoli anche le donne si sono avvicinate a questa disciplina.
Il karate fu sviluppato nel Regno delle Ryūkyū prima della sua annessione al Giappone nel XIX secolo. Fu portato sul continente giapponese durante il periodo degli scambi culturali fra i nipponici e gli abitanti delle Ryukyu. Nel 1922 il Ministero dell'Educazione Giapponese invitò Gichin Funakoshi a Tokyo per una dimostrazione di karate: la National Athletic Exhibition. Nel 1924 l'Università Keio istituì in Giappone il primo club universitario di karate, e nel 1932 tutte le maggiori università avevano i loro club. In un'epoca di crescente militarismo giapponese, il nome fu modificato da mano cinese (唐手?) a mano vuota (空手?)– che in entrambi i modi viene pronunciato karate – ad indicare che i nipponici svilupparono una forma di combattimento di stile giapponese. Dopo la seconda guerra mondiale Okinawa divenne un importante sito militare statunitense, ed il karate divenne popolare tra i soldati stanziati sulle isole.
Shigeru Egami, capo istruttore del Dojo Shotokan, riteneva che "la maggior parte dei sostenitori del karate nei Paesi oltre mare vedeva questa disciplina solo come una tecnica di combattimento. Film e televisione rappresentavano il karate come un modo "misterioso" di combattere, capace di causare la morte o il ferimento dell'avversario con un singolo colpo. I mass media lo rappresentavano come una pseudo arte lontana dalla realtà."Shōshin Nagamine scrisse: "Il karate può essere considerato come una lotta con se stessi, o come una maratona lunga tutta la vita che può essere vinta solo attraverso l'autodisciplina, il duro allenamento e i propri sforzi creativi."
Le origini del Karate e alcuni dei vari stili
Molti generi di karate hanno avuto origine dal te o tode di Okinawa, alcuni sono scomparsi mentre altri si sono sviluppati sino ai giorni nostri, divenendo stili. Nel XIX secolo le arti marziali di Okinawa si divisero in due principali correnti: Shuri-te (derivata dallo Shōrin-ryū), Naha-te (derivata dallo Shōrei ryū) e in una terza prossima allo Shuri-te, il Tomari-te. Questi sistemi di lotta differiscono nella tecnica e nelle origini geografiche, anche se le loro differenze non sono radicali perché radice comune a tutte resta l'arte marziale cinese.
Lo Shuri-te prese il nome dall'allora capitale di Okinawa, Shuri, veniva praticato dalla classe nobile ed era caratterizzato da movimenti rapidi ed offensivi.
Il Naha-te, praticato attorno alla grande città commerciale di Naha (oggi è la capitale), presentava movimenti poderosi, finalizzati alla difesa.
Il Tomari-te, dal nome della regione di Tomari (porto di Okinawa), era praticato da contadini e pescatori.
Queste differenze spontanee rappresentarono l'unica evoluzione dell'arte marziale sino all'avvento di carismatici maestri che seppero modernizzare il karate tra cui Sokon Matsumura, allievo di Sakugawa. È negli anni venti che gli stili, ormai ben differenziati, cominciano a diffondersi in Giappone, presentati al pubblico durante i festival di arti marziali o di educazione fisica e vennero codificati con nomi differenti dai vari maestri.
Il Goju Ryu, unico stile mantenuto tale dalle origini ed unico stile di karate ad essere inserito tra le "arti marziali antiche" del Giappone; attualmente praticato ad Okinawa (Shotokan, Wado-ryu e Shito-ryu non sono presenti), in Giappone e nel resto del mondo. Fu fondato dal maestro Kanryo Higahonna con il nome di "Naha-te" (il termine Go-ju fu tratto dal maestro Chojun Miyagi da un passaggio del Kempo Hakku, in un capitolo del Bubishi, che recita: 'Ho goju don to', ovvero 'la legge dell'Universo respira dura e morbida') ed è uno stile strettamente legato allo Shorei Ryu. In Giappone si diffuse nella regione di Kyōto, grazie all'opera del maestro Gogen Yamaguchi che seguiva il Sensei Chojun Miyagi.
Le contrazioni muscolari, i movimenti lenti e potenti caratteristici di questo stile richiedono grande vigore fisico; il Goju Ryu conserva molte delle peculiarità di un tempo: tra i vari stili è quello che meno si è modernizzato in quanto la sfera del karate-do è rappresentata dall'aspetto di una mano e le competizioni sportive sono viste come il mignolo di essa. Tale stile ha infatti rifiutato lo sviluppo dal punto di vista sportivo, proseguendo su un'impostazione puramente tradizionale e da autodifesa, conservando così le tecniche letali del karate.
Lo stile dello Shito Ryu venne fondato dal maestro Kenwa Mabuni nel 1931. Egli iniziò a studiare il Karate-Do all'età di 13 anni dal maestro Ankoh Itosu e, all'età di 20 anni, Kenwa Mabuni iniziò lo studio del Naha-Te con il maestro Higaonna.
Kenwa Mabuni in seguito si unì alle forze di polizia e questo gli permise di viaggiare per tutta l'isola di Okinawa così da imparare nuove arti marziali classiche dell'isola. Mabuni si trasferì ad Osaka nel 1929 dove iniziò a insegnare la via del Karate-Do e in seguito qui vi aprì una propria palestra.
Il grande maestro Mabuni, dopo una vasta conoscenza del Karate acquisita dalle sue esperienze, decise di insegnare la sua versione del Karate-Do. Il grande maestro Mabuni incentrò il suo nuovo metodo di insegnamento sulle basi dei suoi due maestri più importanti: il maestro Kanryu Higashinna di Naha e Ankoh Itosu di Shuri. Kenwa Mabuni chiamò questo nuovo stile del karate Shito Ryu dandogli le iniziali dei loro nomi, Higaonna e Itosi o, più semplicemente, scuola di Itosu e Higaonna. Lo Shito Ryu oggi è uno degli stili più importanti e diffuso al mondo.
Lo Shotokan è uno stile non competitivo del Karate-do tradizionale giapponese. Le tecniche dello Shotokan non derivano dalla mera applicazione di forza fisica, sono armoniche e decontratte ma allo stesso tempo, piene di vitalità ed energia. L'allenamento tende allo sviluppo dell'energia interna (ki), al miglioramento delle qualità dell'essere umano e al raggiungimento della coordinazione di corpo e mente.
Lo Shotokan è secondo i suoi estimatori una forma di Budo, una via di auto-miglioramento, una filosofia di vita; non è semplicemente uno sport né una mera forma di autodifesa. Nel Karate sportivo i praticanti si allenano con l'obbiettivo di vincere coppe e medaglie dominando i propri avversari che, nella maggior parte dei casi finiscono per essere espressione della sola forza muscolare. Poiché questo contrasta profondamente con le finalità dell'allenamento, nello Shotokan si evitano le competizioni. Ciononostante, i praticanti che lo desiderano, possono partecipare a manifestazioni competitive a titolo di scelta personale.
Il termine Shotokan significa gruppo, collegio di Shoto (Shoto era lo pseudonimo usato dal maestro Gichin Funakoshi per firmare i propri poemi). La traduzione del termine Shoto è "onde di pino" e il maestro Funakoshi spiegò il motivo della scelta del termine nel suo libro Karate-Do - La mia strada di vita. Il Dojo in cui il maestro Funakoshi insegnava a Tokyo venne chiamato Shotokan (kan = casa, edificio), mentre Shotokai è il nome dell'associazione fondata nel 1935 dagli allevi del maestro per la diffusione del Karate-Do e per raccogliere fondi per la costruzione del dojo centrale a Tokyo. Poiché i suoi allievi provenivano dallo Shotokan, presto si confuse il nome della scuola con quello del suo metodo, che il maestro Funakoshi chiamava semplicemente Karate-Do. Il dojo centrale (Shotokan) e la casa del maestro appartengono oggi alla Nihon Karate-Do Shotokai Kyokai. Il maestro Funakoshi fu quindi fondatore del Dojo Shotokan e del gruppo Shotokai. Alla guida di quest'ultimo gli successe il maestro Shigeru Egami che continuò l'evoluzione del Karate quale arte marziale tradizionale fino alla forma che oggi è chiamata stile Shotokan.
Il Karate tradizionale, che fa capo alla Japan Karate Association, prevede, anche nel kumite, spostamenti effettuati senza sollevare i piedi da terra, scivolando nella direzione voluta, allo scopo di conservare la massima stabilità.
Esistono poi al giorno d'oggi anche molte scuole che hanno ripreso a praticare lo shotokan full contact, spesso però con un nome diverso dello stile.
Credo sia utile ripercorrere anche la vita di numerosi maestri di arti marziali che hanno inspirato e tuttora ispirano le nostre pratiche quotidiane. Partendo dall'esperienza del Maestro Fassi, cercherò di ripercorrere un pò della loro storia.
Partiamo, per esempio, da Gichin Funakoshi (la foto è by emalterre)Gichin Funakoshi comincia la sua carriera di karateka, sotto la guida di uno dei più illustri maestri del tempo: Ankō Asato. La sua passione per il karate, comincia quando da piccolo, verso i 12 anni, va spesso a giocare dal figlio più grande di Asato, e si stupisce delle tecniche che il padre eseguiva in giardino. L'allenamento con il maestro era sempre durissimo, e molto spesso si svolgeva di notte, al solo chiarore di una lanterna; qui Asato insegna a Funakoshi tutti i segreti del karate con grande rigidità. I primi tempi Funakoshi doveva eseguire centinaia di volte il singolo kata o la singola tecnica, al fine di raggiungerne la perfezione. Funakoshi imparò numerosi kata da Kenwa Mabuni e mandò lo stesso figlio Gigō a studiare dal fondatore dello Shito-Ryu. Funakoshi era molto legato alle tradizioni tanto che, malgrado la situazione economica della famiglia, vuole studiare medicina, ma tra le regole per entrare in accademia, c'è quella di tagliare la crocchia. La crocchia era molto importante all'epoca, e così decide di lasciare medicina piuttosto che tagliarla. Comincia così un lavoro da insegnante alla scuola di Okinawa, e continuerà a farlo per oltre 30 anni. Agli inizi del suo lavoro come insegnante, Funakoshi conosce Anko Itosu, amico di Asato, che acconsente ad insegnarli la pratica del karate, sempre sotto la guida di Asato. Le idee dei due maestri sono però piuttosto diverse, così come lo erano al tempo quelle di tutti gli altri maestri; non esisteva un sistema unificato di karate, ed ognuno personalizzava il proprio stile in base alle proprie esigenze. Nel 1921 l'imperatore del Giappone è in viaggio verso l'Europa, e decide di far visita al piccolo distretto di Okinawa; qui durante la festa tenutasi per lui, incontra Funakoshi, che esegue delle tecniche dimostrative. L'anno dopo a Kyōto è in corso un'esposizione di arti marziali ed educazione fisica, e Funakoshi viene mandato per rappresentare l'isola. Qui incontra Jigoro Kano che lo invita a tenere una dimostrazione nel suo dojo a Tokyo; Kano è entusiasta dello stile mostratogli da Funakoshi, e rivestendo un importante carica all'interno del ministero dell'educazione, lo invita a rimanere per divulgare la sua arte. Funakoshi sentendo le parole di Kano, decide di rimanere a Tokyo per divulgare il karate; all'inizio alloggia in una camera di 5 m per 2, e fa il portinaio all'interno dello stesso palazzo. Il palazzo in questione è in realtà un pensionato per studenti, e quindi le possibilità di trovare allievi erano molte di più.
Non riuscendo a vivere esclusivamente con lo stipendio di base, decide di chiedere in prestito una sala del palazzo inutilizzata e cominciare così i primi corsi di karate. All'inizio gli studenti sono molto pochi, ma nel giro di 2-3 anni, il numero aumenta considerevolmente, e si cominciano a creare molti club di karate, soprattutto fra le università. Nacque così il dojo Shotokan, costruito ad Okinawa, che significa "la casa nel fruscio della pineta": Shoto era infatti uno pseudonimo usato da Funakoshi quando, da giovane, scriveva poesie. Il dojo verrà distrutto nel corso della seconda guerra mondiale, e molti allievi moriranno. Nel dopoguerra però, alcuni degli allievi sopravvissuti tornano e ricostruiscono il dojo, così che Funakoshi possa ricominciare ad insegnare. In quegli anni Funakoshi scrive molti libri sulla filosofia del karate, ma il suo libro più importante sarà "Karate jutsu". Dopo la morte della moglie, torna a Tokyo all'età di 81 anni e scopre che molti suoi allievi lo aspettavano per conferirgli la carica di presidente delle Japan Karate Association: è il 1949. Agli inizi del 1951 però, cominciano a nascere le prime divergenze di opinioni all'interno della federazione e alcuni maestri la lasciano. Il numero degli allievi continua comunque ad aumentare. Gichin Funakoshi muore nell'aprile del 1957, all'età di 89 anni; sulla sua tomba fu scritto: "Il Karate non conosce primo attacco" (Karate ni sente nashi).
FONTE: Wikipedia
IL MAESTRO AMICO
Da un'intervista di CR - tratta da "Enciclopedia delle arti marziali" Luni editrice 2001
Il maestro Fassi è riconosciuto come uno dei maggiori artefici della diffusione del karate (e non solo) in Italia, e come grande conoscitore di arti marziali. Io lo ricordo soprattutto sul tatami: partecipare a una gara di judo, dirigere o partecipare a uno degli innumerevoli seminari e dimostrazioni di karate, kobudo, di kung fu. Oltre alla sua competenza e passione nell'insegnamento ho avuto modo di apprezzare, fuori dalla palestra, la sua correttezza e anche il suo umorismo; con il suo incoraggiamento ma anche con il suo esempio è una delle persone che hanno influenzato la mia carriera marziale, confermando la mia visione della pratica come mezzo di progresso interiore.
Roberto Fassi ha cominciato a praticare le arti marziali attorno al 1952 con il ju jitsu alla palestra Olimpia. Passato al judo, sotto la guida del maestro Tadeshi koike, è per molti anni al Jigoro Kano, assieme ad Aragazzoni, Barioli e altri. Con l'incontro di altri judoka, per lo più francesi, viene la curiosità per quest'arte marziale allora semi sconosciuta chiamata karate; come conseguenzaecco i periodici viaggi a Parigi con l'acquisto di libri e film e l'amicizia con Henry Plée che lo assisterà con la propria esperienza. Alle prime lezioni fornite dal maestro Suhiyama di Torino, seguono quelle con il francese Chouck e Yoshinao Nanbu. In seguito gli viene chiesto di tenere un corso al Jigoro Kano; è un successo tale che si decide di interpellare la Jka perchè mandi un istruttore: accetterà il maestro Hiroshi Shirai.
Passa il tempo, e Fassi, pur continuando con il karate shotokan, fa altre esperienze: a New York conosce il maestro Yoshio Tamano e inizia la pratica del kobudo di Okinawa. Poi un giorno, su suggerimento di Perlati, incontra il maestro Chang Dsu Yao, il cui insegnamento seguirà fino alla morte del maestro Chang avvenuta nel 1992. Roberto Fassi è in partenza, come sempre, per l'altro lato del mondo, ma con la consueta cortesia accetta di dedicarmi un pò di tempo.
Come mai sei passato al kung fu?
"Non sono passato al kung fu, diciamo piuttosto che a un certo punto della mia vita marziale ho incontrato il maestro Chang, con una cultura enciclopedica e un grande amore per l'arte, e ho cominciato a seguirlo, col consenso del maestro Shirai. Poi, anche in seguito a dei fattori politici, ho dovuto compiere una scelta e ho fatto meno karate. Devo anche aggiungere che non approvo quelli che, di fronte a una nuova esperienza, rinnegano quello che hanno fatto prima. Quello che ritengo necessario è fare una distinzione: quando faccio karate, faccio karate. Quando faccio kung fu, faccio kung fu. Quanto poi la pratica dell'uno abbia influenzato la pratica dell'altro ora non sono in grado di dirlo".
Sei stato "accusato" di aver fatto cambiare lo stile di insegnamento al maestro Chang.
"Non è proprio così: il maestro Chang insegnava con una didattica molto orientale: per esempio alla prima lezione, dopo l'avvertimento -guardate attentamente- esigeva un terzo di un Lu di Tai Chi e poi pretendeva che lo copiassimo. Seguendo i miei suggerimenti ha cominciato a dividere i movimenti fino a giungere alla didattica attuale, rispolverando anche i lien pu ch'uan: esercizi semplificati elaborati per l'insegnamento all'infanzia negli anni Trenta e che ben si prestano a dare le basi. All'inizio aveva dei dubbi, disse - però questi sono esercizi per ragazzi - e allora gli ho detto - ma i principianti non sono come i ragazzi?- e l'ho convinto".
Cosa ci puoi raccontare del maestro Chang?
"Abbiamo vissuto a stretto contatto per più di quindici anni, e, dopo un primo periodo di meditazione, l'ho considerato un uomo come gli altri, ma il suo sapere nel kung fu era veramente profondo e completo".
Tu, per lavoro, ti muovi molto, anche in Oriente, come ti trovi di fronte ad altre scuole?
"Bisogna comprendere che all'interno dello stesso stile, tra scuola e scuola vi sono spesso delle grandi differenze, per cui ogni maestro offre un insegnamento abbastanza diverso. Mi è successo un giorno di fotografare della gente che faceva tai chi in un parco a Pechino. Poichè dimostravo di non gradirlo, ho detto loro che anch'io praticavo unendo i fatti alle parole, ne è seguita una amichevole sfida tecnica. A uno che mi diceva che lui sapeva praticare veloce e mi sfidava a fare altrettanto, ho dichiarato che io veloce potevo fare ta lu (applicazioni di combattimento) e ho dovuto dimostrarlo, facendomi attaccare e proiettando a terra; poi siamo passati alle armi: sciabola, lancia, spada, sia in stile shaolin che in stile tai chi. Mano a mano, gli altri gruppi di praticanti presenti nel parco si fermavano e venivano vicino dichiarando il loro stile, e io dimostravo loro di conoscerlo; è stato molto divertente. Alla fine uno dei maestri mi ha detto che non avevano mai incontrato nessuno che padroneggiasse un tale numero di stili, senza e con le armi. Allora io ho spiegato loro che il mio maestro ne sapeva dieci volte di più".
Cosa puoi dire dei "poteri delle arti marziali?
"Poss rispondere con quello che ripeteva il maestro Chang -bisogna praticare con corpo, mente e cuore. Se questi tre punti sono uniti, si progredisce, se manca uno, tutto diventa inutile.- Un'altra cosa che diceva il maestro Chang era - bisogna ripetere una tecnica diecimila volte-"
Tra l'arte marziale giapponese e quella cinese, quali differenze hai notato?
"A parte l'ovvia osservazione tecnica che il karate tende a concentrarsi più sulla tecnica singola risolutiva, mentre il kung fu coltiva il flusso di una sequela di tecniche, direi che la base del progresso dell'arte marziale giapponese è l'accettazione e il superamento dell'idea della morte, mentre in quella cinese c'è anche l'idea di praticare l'arte per avere anche una vita più piacevole".
"Per te oggi l'arte marziale cos'è"?
"Sempre una materia di grande interesse. a causa del mio lavoro non tengo dei corsi regolari, ma solo dei seminari, e poi mi tengo allenato; lo stesso mio lavoro mi porta spesso in Oriente e appena ho un pò di tempo vado a curiosare nei parchi la mattina. Devo dire che il mio interesse attuale più forte è la meditazione,ma l'arte marziale resta parte integrante della mia vita".
"Se dovessi difenderti, come lo faresti"?
"A parte che il saggio è quello che non deve mai fare ricorso al combattimento. Non so cosa verrebbe fuori, forse ancora l'impulso a proiettare; il judo è stato il primo ad essere assorbito e potrebbe essere quello predominante."
"Progetti per il futuro"?
"Continuare ad allenarmi e far sopravvivere, assieme all'organizzazione che abbiamo creato a questo scopo, la scuola del maestro Chang mantenendone lo spirito così come lui ce lo ha mostrato."
CR - intervista al maestro Fassi - Luni editrice 2001
Fassi - Chouk
KUN
KOBUDO
Il Kobudo nasce a Okinawa. Gli abitanti di questa isola dovettero difendersi per secoli da pirati e invasori, cinesi, coreani e giapponesi. Inoltre fu proibito loro l'uso di armi. Fu così che si svilupparono tecniche di combattimento che sfruttavano gli oggetti comuni che i contadini e pescatori avevano a disposizione per svolgere il loro lavoro. Vedi ad esempio i remi, i falcetti per il grano e i vari bastoni. Altre armi pare siano state importate dai monaci cinesi. E' nei primi del 900 che il maestro Shinko Matayoshi crea una scuola di Kobudo che riunisce le armi principali, e suo figlio Shimpo nel 1970 fonda la Federazione del Kobudo.
Nella foto: stage karate a Riva del garda nel 1967
(3 PARTE) - Storia del a karate italiano Ennio Falsoni nel suo libro:" IL KARATE MODERNO" edito da Feltrinelli , ci fa rivivere molto bene l'atmosfera di quegli anni. Ricordiamo di aver assistito a qualche lezione storica di questi primi tempi e indubbiamente dobbiamo riconoscere che allora veniva sottolineato più l'aspetto spirituale che quello tecnico. La tecnica era scarsa, ma la passione enorme, sopperiva a tutto. Gli allenamenti erano sfibranti, portati a volte fino allo svenimento dei praticanti, in accordo con il principio delle arti marziali che afferma la superiorità della mente sul fisico. La novità della cosa, il suo rituale, lo spirito di corpo tra i partecipanti, le grida durante gli allenamenti, tutto ciò concorreva a creare un'atmosfera affascinante attorno al karate, ben diversa da quella attuale. Nel 1964 arriva in Francia, invitato dal Maestro Ple'e, un ventiduenne giapponese che aveva da poco vinto i campionati universitari. Si trattava del Maestro YOSHINAO NANBU che allora praticava lo Shito Ryu. Poiché lo stile della scuola di Ple'e era lo Shotokan , Nanbu insegnava principalmente le tecniche di Jiyu Kumite (combattimento libero). Ricordo ancora molto bene lo stage estivo del 1964 a St.Raphael sulla Costa Azzurra con i maestri Ple'e e Nanbu. L'allenamento iniziava ogni mattina alle cinque. Si correva per circa un'ora, a piedi nudi su un sentiero pieno di sterpi e ciottoli per temprare la mente e il corpo ( e soprattutto ... I piedi !). Durante la corsa si praticava il Kiai, cosa impossibile se si è' in preda all'affanno. Solo se si riesce a mantenere una respirazione addominale molto profonda, l'urlo e' un vero Kiai che scaturisce , per così dire, dal ventre. Poi in riva al mare, alle prime luci dell'alba, iniziava l'allenamento : un'ora di ginnastica ( saltelli sulla sabbia e altre delizie del genere), un'ora di kihon, un'ora di Kata e infine un'ora di Kumite. Il tutto spesso con i piedi feriti e sanguinanti per la corsa sui rovi e sassi. Nel combattimento libero era permesso buttar sabbia negli occhi dell'avversario ( vi assicuro che la cosa e' fastidiosissima) e combattere anche nell'acqua. Rammento che il Maestro Nanbu ci batteva regolarmente per... Annegamento! Verso sera aveva luogo una delle prove più estenuanti dello stage che consisteva nel rimanere il più a lungo possibile in kibadachi eseguendo choku zuki (pugno diretto) come dei forsennati. La maggior parte di noi cedeva dopo 15-20 minuti o al massimo mezz'ora. Ricordo che un principiante portoghese un giorno riuscì a battere tutti resistendo un'ora e mezzo. Poi crollo a terra svenuto. Le gambe gli rimasero per parecchi minuti piegate nella posizione di kiba dachi ( posizione del cavaliere) e completamente irrigidite. Solo un lungo massaggio lo rimise in piedi. Fu promosso cintura marrone sul campo. In stage di questo tipo, impensabili oggi , si formarono quasi tutti i più grandi campioni ed istruttori d'oltralpe: Lavorato, Bahu, Baroux (il grande e simpaticissimo campione tragicamente scomparso ) Valera. Nel corso del 1964 e 1965 invitai varie volte in Italia il Maestro Nanbu e approfittando della sua presenza organizzai le prime importanti manifestazioni a Milano che ebbero un notevole successo. Nel frattempo altri gruppi di pionieri si stavano organizzando in varie città italiane. A Genova operavano Parisi e Ottaggio, i quali appresero le basi del Karate da un terzo Dan giapponese che soggiorno' alcuni mesi nella loro città': con essi iniziai una proficua opera di collaborazione. A Bologna si davano da fae con grande serietà Guaraldi, Baleotti, Balzarro e Perlati. E furono proprio i gruppi di Milano, Genova, Bologna,accomunati dalla pratica dello stesso stile ( lo Shotokan) e da uguali ideali, a formare il nucleo dell'associazione italiana Karate, che fu fondata subito dopo l'arrivo del Maestro Shirai. Nel frattempo a Firenze il Maestro Wladimiro Malatesti ed i suoi allievi ( Piccini, Campolmi, Romani) avevano fondato la federazione italiana karate, e di tanto in tanto invitavano il Maestro Murakami, stile shotokai, un altro dei tanti giapponesi che si trovarono in sfrangia grazie al Maestro Ple'e. A Roma insegnava Augusto Basile il quale fondo un'organizzazione chiamata Kiai ( Karate international Accademy of Italy).
(CHAPTER N.3) Ennio Falsoni showed us very well the atmosphere of that time in his book:" Karate moderno" edited by Feltrinelli. We remember some of that moments and to be honest the spirit was more important than the tecnique. Probably our tecnique was not high , but our spirit was huge. Trainings were so heavy that a large number of students lost their counsciousness, but martial arts were focusing on the empowerment of the mind. Our enthusiasm for the new martial art called Karate was very high and i remember such deep Kiai. Today it's very very different. In 1964 M.Ple'e invited M. Yoshinao Nanbu, Who came to France in order to teach Shito Ryu. He was only 22years old and the Champion of Japaneese universities. However M.Ple'e was trachini Shotokan, so M.Nanbu decided to teach only Jiyu Kumite "( free fighting)". I remember very well that summer stage in the small seaside country of San Raphael in France. One hour bare foot running along a path full of sharp stones in order to empower mind, body and.. Our feet!! He wanted us to say Kiai white running, but it is impossibile breathlessness. It is possibile only through an abdominal breathing. Our traing started when the Sun was almost ready to arise. One hour running,one hour Taiso, ( jumping on the sand), one hour Kihon, one hour Kata and then one hour Kumite. Our feet bleeding. In kumite throwing sand on the eyes was permitted and i swear it was not funny. Even fighting in the water was allowed and M. Nanbu always won puting our head under the water. In the evening we used to overcome the haviest training of the day. We had to keep,as long as we could, the Kiba dachi position while repeating seiken choku zuki. Most of us gave way the exercise whitin 15, 20 or maximum 30 minutes. I remember a portuguese beginner who did it for one hour an half, then he temporally lost his counsciousness and his legs bent for many minutes in the kiba dachi position. Only the benefit of a long massage let him to stand up again. He gained the brown belt directly on the beach. Today it is not possibile anymore to propose simular trainings, but during those kind of stages, the best european athletes, chanpions and Masters have learned traditional Karate: LAVORATO, BAHU, BAROUX and VALERA. I invited many Times Master Nanbu during the years 1964 and 1965 and i organised with him the first important demonstration in Milan, which had a great success. Other italian Karate pioneers were doing a great job in other different italian cities. Parisi and Ottaggio were in Genoa who learned the Karate basics from another japaneese 3'Dan. I started a very good partnership with them and we made good things together. Guaraldi, Baleotti, Balzarro and Perlati were working very hard in Bologna. Those groups of Milan, Genoa and Bologna, together working for the development of Karate Shotokan, created the italian Karate association, who was founded as soon as Master Shirai arrived. In that period Master Wladimiro Malatesti and his students such as :Piccini, Campolmi,Romani, founded the italian Karate Association. They invited Master Murakami( Shotokai style) who was one of the greatest japanese Masters of the Henri Ple'e 's selection. Rome was managed by Master Basile Augusto who founded the KIAI association :" karate international Accademy of Italy".
Il video è un estratto dell'intervista rilasciata dal Maestro nel 2009 durante la realizzazione del documentario "DO - La Via" sul Karate Budo SHOREI-KAN GOJU RYU di Graziella Pluchino e Paola Raguzzi
"LA STORIA DEL KARATE ITALIANO"
IL MIO INTERESSE PER QUESTA DISCIPLINA RISALE ALLA SECONDA METÀ DEGLI ANNI 50. PRATICAVO JUDO CON IL MAESTRO TADASHI KOIKE AL JIGORO KANO DI MILANO E LEGGEVO TUTTE LE PUBBLICAZIONI DISPONIBILI SULL’ARGOMENTO. UNA DI QUESTE ERA LA RIVISTA FRANCESE “REVENUE JUDO KODOKAN” EDITA DAL MAESTRO HENRI PLE’E. QUESTA E’ STATA LA PRIMA (E SOTTO CERTI PUNTI DI VISTA E’ TUTTORA INSUPERATA) RIVISTA EUROPEA DI ARTI MARZIALI. SU TALE PUBBLICAZIONE LO STESSO PLE’E SCRISSE ALCUNI ARTICOLI CHE PARLAVANO DI UNA NUOVA ARTE MARZIALE GIAPPONESE, DA LUI INTRODOTTA POCHI ANNI PRIMA IN FRANCIA, I CUI ESPERTI ERANO CONSIDERATI INVINCIBILI NEL COMBATTIMENTO A MANI NUDE: ” IL KARATE” PER L’APPUNTO. LESSI CON GRANDE INTERESSE QUESTI ARTICOLI E DECISI DI APPROFONDIRE L’ARGOMENTO MALGRADO CIRCOLASSE CON INSISTENZA NELL’AMBIENTE DEL JUDO LA VOCE CHE LA NUOVA ARTE MARZIALE NON FOSSE ALTRO CHE UN’INVENZIONE, UNA BUONA TROVATA PUBBLICITARIA DI PLE’E (il Karate veniva addirittura chiamato in Francia Karaple’e).
MI INCONTRAI CON ALCUNI JUDOKA STRANIERI, CHE AVEVANO SEGUITO DEI CORSI DI KARATE A PARIGI, I QUALI MI ILLUSTRANO LE TECNICHE PIU’ ELEMENTARI. MI PROCURAI DEI FILMATI E TUTTI I RARISSIMI LIBRI ALLORA IN CIRCOLAZIONE. INIZIAI QUINDI AD ALLENARMI DA SOLO,POTETE BEN IMMAGINARE CON QUALI RISULTATI! AGLI INIZI DEGLI ANNI SESSANTA VENNI A SAPERE CHE IL MAESTRO DI JUDO E AIKIDO SHOJI SUGIYAMA AVEVA APERTO A TORINO UN CORSO DI KARATE. MI PRECIPITAI DA LUI, MA SCOPERSI CHE SI TRATTAVA IN REALTÀ DI UN CORSO DI ATEMI ( SE RICORDO BENE VENIVA CHIAMATO PROPRIO COSÌ’ ) INTEGRATIVO A QUELLI DI JUDO E AIKIDO, DURANTE IL QUALE SI PRATICAVA ESCLUSIVAMENTE UNA SPECIE DI KIHON DI KARATE. FREQUENTAI PER ALCUNI MESI DILIGENTEMENTE QUESTE LEZIONI, MA POI DECISI DI ANDARE ADABBEVERARMI DIRETTAMENTE ALLA FONTE EUROPEA E PARTII PER PARIGI.
Fine prima parte
"THE HISTORY OF ITALIAN KARATE"
Around in 1950 i discovered to be interested in Karate Do. I was already a Judo student with the Master Tadashi Koike in the Gigoro Kano Dojo of Milan and i used to read all the fresh news about martial arts. One of the most famous magazine was ” Revenue Judo Kodokan” edited by the Master Henri Ple’e. This Magazine has been the most detailed in my opinion. Master Henri Ple’e wrote some articles of a new japanese martial art, which had been introduced by hilself in France. The experts of this new martial art were considered the strongest in the free-hand war: kumite.They were experts of KARATE!!
At the beginning the traditional students of Judo started to watch Karate as an invention. They called it Karaple’e instead Karate, but then they appreciated it. I decided to meet some foreign Judo students, who were interested like me and already started to follow some lessons in Paris. So i started with them and they showed me the basics. I was so happy that i bought all the videos and rare books about Karate Do. I started to practice alone with low level results, as You can imagine!! In early 60’ i discovered that the Judo&Aikido Master Shoji Sugiyama opened his Karate school in Turin. I went to Turin and i started to attend his lessons, but i discovered that the main focus was the “practice of Atemi” as an additional knowledge to improve Judo&Aikido. That’s why after some months i decided to study directly in Paris in the Dojo of Henri Ple’e.