E quali per raccontare di quelle volte
che sei scappata da tutto senza una buona ragione,
che sei scoppiata a piangere senza poterti spiegare,
che hai fatto fatica a parlare,
che ti sei mangiata le sillabe,
che volevi un abbraccio e non sapevi chiederlo,
e allora fanculo tutto?
Quali parole useresti
per far capire agli altri com'è
quando ti crolla il mondo addosso
e tu sei troppo fragile per sopportarlo,
com'è quando hai troppa fame di qualcosa di bello,
ne fai indigestione e poi vomiti,
tornando al punto di partenza?
Quali parole per raccontare com'è quando ci si sente così male
da non poterlo spiegare e hai bisogno di immaginare
per sopravvivere?
Com'è quando una spada invisibile
ti trafigge lo stomaco
fino a renderti invisibile,
quando ti senti sola,
ma sola come se fossi a metà, sì,
sola come se ti mancasse qualcosa,
sola come se fosse una cosa irrimediabile?
Disperata, triste, senza la voce,
per raccontare
che ti succede?
Quali parole useresti per raccontare
le grida che hai soffocato,
i pugni che il tempo ti ha dato nel petto
la felpa sporca di tristezza,
la tua canzone preferita
che ti sporca di lacrime la maglietta?
Se dovessi raccontarti,
raccontare quello che sei,
che cosa diresti?
Che diresti con la bocca,
che diresti con gli sguardi,
che diresti di te stessa?
Oh, forse tremeresti,
forse certe cose le vivi e basta
e non le racconti, se no non le vivi abbastanza.
Io, se dovessi raccontarti, direi così:
che sei una solitudine sconfinata,
come se avessi il mare dentro –
prendete una conchiglia, ascoltate
e non perdetevi nemmeno un frammento.
Quel giorno hai camminato tanto,
sei tornata su a casa dopo il tramonto,
tutti erano preoccupati per te.
Hai pensato: “Gli altri si accorgono che esisti
quando manchi,
qual è il senso?”.