marzo 2021
salgo su di una strada di un centro storico cittadino (simil salerno, simil via tasso), salgo per le stradine strette di pietra e i palazzi che si toccano e la luce gialla. salgo e arrivo in uno spiazzo, dove c’è una piccola piazzetta e c’è una chiesa. sono lì per un funerale (non ricordo benissimo) comunque per un rito collettivo, c’è tantissima gente, sento il senso di oppressione, sento come se mi manca l’aria, come se tutto è pieno e straborda.
e allora inizio a scappare dentro le strade, attraverso la massa, e le strade si fanno sempre più piccole e mi sento dentro una similitudine: le strade diventano come ricoperte di parole, lo spazio stretto attraverso cui passo diventa come lo spazio stretto, la linea di un libro aperto pieno di parole che si riversano al centro. sento proprio la sensazione di quando ci passi il dito o apri il libro per poter leggere meglio le parole e senti quello spazio che tiene tutto insieme che resiste ma anche che persiste nel nasconderti, nel chiuderti e nel riversare tutte le parole.
mi sento oppresso come se stessi dentro quello spazio del libro, sento intorno a me tutte le parole che mi ricadono addosso. e continuavo a camminare e sentivo queste parole tutte intorno che mi soffocavano ed io cercavo di allargare la strada come faccio con le pagine quando non riesco a leggere, quando l’ombra di un lato va sulla luce dell’inizio dell’altro.
mi sveglio










