E questa è LISA. Il gruppo d'intemperanti.
[foto di Elisabetta di Salvo]
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@seguitortuga
E questa è LISA. Il gruppo d'intemperanti.
[foto di Elisabetta di Salvo]
L'ultimo giorno è per voi.
[foto di Elisabetta di Salvo]
Il +4 si chiama Lostudiodorme. I nostri comunicatori singolarmente meravigliosi. Definirlo progetto grafico è riduttivo, il grado di comprensione ed empatia con Lisa li ha portati a pensare un nuovo linguaggio estetico che esalti e comunichi con semplicità le azioni spettacolari lisiane.
www.lostudiodorme.com
[foto di Elisabetta di Salvo]
MARCUS - Tortù, ce semo solo noio su la tera? TORTUGA - Ne, c'è rimasto qualcun'artro: sè lo Microbo, lo Gigante e la Donna Che Vola.
#segui #tortuga // fino al 25maggio @ Cometa Off
foto Fabio Ciarrocchi
elaborazione grafica Lostudiodorme [
www.lostudiodorme.com]
Il +3 si chiama Claudia Cosenza e Alessandro Fusco, le firme delle scene lei e dei costumi lui. A loro si deve la creazione e la realizzazione del surreale universo tortughiano, fatto di poetici, malinconici e bizzarri rimandi a un mondo finito e in parte dimenticato, ma anche a un'altro che sta per nascere.
[foto di Elisabetta di Salvo]
E se gli unici superstiti fossero un uomo e una tartaruga?
Lorenzo Gioielli presenta il suo azzardo spettacolare. Gioca con il suo esperimento teatrale, “Tortuga”, fino al 25 maggio al teatro OFF La Cometa , promettendo di far ridere il pubblico e mostrandosi anche attore si diverte anche lui. Il risultato, vista l’anteprima, è sorprendente. Dall’invenzione linguistica, dal gioco letterario del pastiche, dall’incontro surreale e giocherellone della tematica post-atomica, ne è nato uno spettacolo poetico e delicato.
Giorgio Manganelli sosteneva che: “le parole forse hanno un significato, di sicuro hanno un suono”. Quella di Gioielli è una lingua d’invenzione che mescola sapientemente arcaismi maccheronici come il Morgante di Pulci, o le avventure del Baldus di Folengo, passando per Brancaleone, dove alla buffoneria e alla sbruffoneria dei protagonisti si risolleva d’un tratto la poesia, l’incanto, la semplicità; ci ricordiamo del pape Satàn Aleppe di Dante, un pizzico di grammelot di Dario Fo, dello scarafo nella brodazza di Mario Marenco, e poi la “fanfola, il fonzero congruto” di Fosco Maraini, ma anche Calvino, Perec, Queneau.
Diretti dall’accorta ed equilibrata regia di Virginia Franchi, i due attori fuori dallo scherzo, sono bravissimi. Da segnalare il promettente Andrea Monno nel ruolo di Tortuga appunto. E se finisse il mondo? Se rimanessero in due? Una tartaruga mutante e un uomo? Cosa accadrebbe? Si narra dell’imminente fine di una civiltà, una guerra nucleare, o forse una pandemia, un disastro naturale o artificiale. I sopravvissuti sono costretti a viaggiare, anche con la fantasia. Il tema apocalittico ha ispirato e continua ad ispirare filmografie intere, serie televisive, videogiochi, fumetti e narrativa. Come nella Strada di McCarthy qui non c’è storia o futuro possibile. L’unica ricerca, l’unica salvezza sarebbe quella di raccontare storie.
Francesco Sala
http://ilgiornaleoff.ilgiornale.it/
Il +2 è dedicato a lui, Gianni Salinetti, compositore e animatore dei suoni che popolano l'universo di Tortuga, quel mondo senza umani ma allo stesso tempo vivissimo, fatto bestie, di microbi, donne che volano e giganti.
www.giannisalinetti.com
[foto di Elisabetta di Salvo]
Da oggi vi racconteremo il +1. Quello che si nasconde dietro i 53 minuti di Tortuga. Loro sono Lorenzo Gioielli e Andrea Monno fotografati da Elisabetta di Salvo. #segui #tortuga
Ti co la parole non si propo bono.
Tortuga, 0
Non avete perso il meno uno, non c'è stato. Il meno uno era la generale e, piuttosto che scrivere un post raffazzonato e tirato via, ho preferito darmi il tempo di dire qualcosa di più sull'incorruttibile sogno di cui parlavo nel meno due.
Il grande Gatsby, libro mai abbastanza letto, racconta la storia di un ragazzo che venuto dalla parte più sfortunata del mondo tenta con accanimento di esaudire il suo grande desiderio. Che non è una cosa semplice, contiene una donna, forse non all'altezza delle sue aspirazioni, uno stato sociale, un riconoscimento da parte della società, un tramonto incantevole, la felicità che sa perfettamente non potrà mai raggiungere. Ruba, uccide, mente per quel sogno. Alla fine muore, con uno stupore consapevole in viso. Ma non viene sconfitto. Nessuno può sconfiggere chi sa di non poter vincere.
Anche Kafka ha trattato il medesimo argomento ne "Il messaggio dell'Imperatore". L'imperatore ha inviato dal suo letto di morte un messaggio proprio a te, misero suddito al confine dei suoi infiniti possedimenti. Ma il messaggero che deve portartelo non riuscirà mai nell'impresa. Tu, però, sei alla finestra e ne sogni, quando scende la sera.
Il sogno incorrutibile, che non può essere contaminato, che non può tramontare ma che non può essere neppure coronato fino in fondo è quello che gli artisti condividono con il pubblico. Prende tante forme diverse, racchiude tante qualità, follie, nequizie, narcisismi, sacrifici, feste, menzogne, ma esso rimane il motore che consente all'umanità di procedere verso chissà cosa. Ma di procedere.
Tortuga è quel sogno, che però, in parte, si è già realizzato. Non era possibile, nel maggio del 2014, raccontare questa storia. Invece l'abbiamo fatto, meglio, l'abbiamo preparata. Da stasera condividiamo quel sogno con le creature che verranno a vederlo. E quando dico creature non c'è la benché minima ironia nel termine. Creature, esseri viventi che miracolosamente esistono e che ci ascolteranno. Costruiti da Dio, da più dei, dal caso o da una serie di errori, non importa, ognuno creda quello che meglio ritiene plausibile. Il fatto è che esistono e verrano. Mi sembra un grande dono. Li ringrazio fin da ora, sperando che dopo loro ringrazino noi.
Lorenzo Gioielli
[lettereagliamanti.blogspot.com]
Tortuga, -2
Il quanto è davvero interessante. Non è soltanto una questione di mero denaro, ma ci sono alcune considerazioni da fare. Perché il quanto, dirò una cosa pericolosa, non è importante. Io non so se siamo fuori da una crisi economica, vivo in una crisi economica personale da troppi anni per riuscirmi a occupare della crisi comunale, regionale, nazionale o planetaria. So che nel mio lavoro la crisi è continuata e che ci si basa su risorse statali, dirette (Ministero) o indirette (assessorati di regioni, province o comuni vari) che si sono evidentemente impoverite se non inaridite.Lo considero un delitto, ma anche una naturale conseguenza di un uso a sproposito della parola cultura.Nel nome di questa innocente, vilipesa, derisa e deturpata parola si sono consumati atrocità intellettualoidi e favori agli amici e agli amici degli amici, sostenendo Pseudomaestri che devono la loro autorevolezza esclusivamente all'anagrafe o Pseudogiovani esterofili dimentichi di quello che è avvenuto precedentemente al loro evitabilissimo avvento, sempre nell'assoluto disprezzo del pubblico e della cosa pubblica, del tanto sbandierato bene comune.Il pubblico è sempre stato considerato non all'altezza del prodotto che gli veniva propinato, che fosse o una medicina amara ma necessaria, non si sa bene a cosa, o un metodo per stordirlo con una marea di goffe riproduzioni di vecchie, stantie e superficiali commedie degli equivoci, come se il pubblico stesso non fosse composto da adulti senzienti, ma da minus habens che dovevano essere elevati o titillati nelle parti basse, se non brutalmente sodomizzati, provocati per scuoterne le coscienze, già notevolmente ammaccate. Quanto costa uno spettacolo? Lo sperpero di denaro pubblico è stato ed è, pur considerati gli scarsi volumi che in teatro siamo abituati a considerare congrui, inimmaginabile. Nessuno è mai partito dalla necessità di costruire un oggetto che fosse uno strumento di conoscenza e divertimento, possibilmente combinando le due qualità, guadagnando il giusto, ma il tentativo è stato esclusivamente quello di lucrare illecitamente attingendo a risorse che non si meritavano, per le quali non si rendeva un servizio equivalente.Ovviamente ci sono state e ci sono le eccezioni, ma sono, per l'appunto, eccezioni. Un movimento dello spettacolo dal vivo non si può costruire sulle eccezioni, evidentemente.Sì, ma quanto costa? Molto meno di quanto si possa pensare. Ovviamente si deve far leva su quella specie di ossessione di cui si è parlato negli ultimi post, di quel tabù deontologico che impedisce di cercare soluzioni men che perfette nel limite del denaro a disposizione, di quella irreale passione che spinge alcuni a lavorare per il bello in assoluto, anche se sembra sempre al di là della propria portata.Ma si tratta, soprattutto, di lavorare insieme, non soli contro tutti ma soli per tutti.I costi di Tortuga sono ridicoli in una economia abituata alle decine di migliaia di euro per compiere qualunque insipida e dimenticabilissima vicenda teatrale, e ciononostante lo scrivente non riposa bene nottetempo, come si può dedurre anche dall'ora in cui deposito i post, contemplando la spesa per cui si è esposto.Non avrei neppure potuto pensare di farlo se le persone con cui lavoro, musicista, scenografa, l'ufficio stampa, l'attore, i grafici, il light designer (oltre, ovviamente, all'organizzazione e l'amministrazione di Lisa, regia compresa, che non hanno guadagnato nulla, investendo il proprio lavoro e alcune donazioni personali e dei propri cari e amici), non avrei potuto farlo, dicevo, se tutti costoro non avessero non solo quantificato la loro opera un ventesimo di quanto in realtà meriterebbero, ma non ci si fossero applicati come se davvero percepissero il giusto per tanto talento, abnegazione e capacità.Il periodo precedente è un poco lungo, lo capisco, ma credo renda bene l'idea del piccolo ma cristallino fiume che ci ha condotti fino a martedì.Per fare una cosa bella, divertente e necessaria. Per quell'incorruttibile sogno che condividiamo.Di cui parleremo domani. Lorenzo Gioielli [lettereagliamanti.blogspot.com]
Tortuga, -3
Un'altra cosa. Più profonda, più netta, meno disposta a patteggiare. Anzi, totalmente indisposta a patteggiare.Alcuni luoghi comuni smentiti durante le prove: 1) Le gerarchie fra giovani e anziani che lavorano insieme sono sempre a favore degli anziani. Falso. Quando giovani e anziani sono in ascolto gli uni degli altri l'esperienza diventa un elemento non inappellabile e minore rispetto a quella strana qualità eversiva che è il talento. Sulla base esclusiva dell'esperienza, del già fatto e quindi funziona, l'umanità non avrebbe mai fatto neppure un passo in avanti sulla strada della civiltà. Saremmo fermi alle pitture rupestri e al nuraghe. E, per finire con una citazione a me cara di uno dei massimi pensatori del XX secolo: "Se l'esperienza contasse davvero, vecchi stupidi non ci sarebbero." (Salvatore Gioielli, padre dello scrivente e mai abbastanza rimpianto per la sua lapidaria saggezza.) 2) Le cose preziose hanno sempre un alto costo di fattura. Falso. Le cose preziose hanno un alto costo di talento e impegno personale. Il resto dipende da una seria e puntigliosa organizzazione del lavoro. 3) Un artista è libero e non ha responsabilità se non nei confronti di se stesso. Falso. Un artista ha delle responsabilità nei confronti di se stesso, degli altri artisti con cui lavora, del pubblico che verrà a vedere la sua/loro opera.Ha un'alta responsabilità nei confronti della società in cui vive e quello che fa dev'essere strumento di comprensione di sé e degli altri.Un artista ha la più grande responsabilità etica concepibile nella fattura stessa della sua opera.Un artista concepisce moralmente gli altri come fine e non come mezzo, a maggior ragione se pagano del denaro per vedere la sua creazione. Tortuga è la prova che una società dello spettacolo sostenibile, rigorosa, affascinante ed esteticamente perfetta sia non solo augurabile ma realizzabile. Ecco cosa è diventata durante le prove: una necessità per tutti coloro che collaborano alla sua epifania. Questa è l'altra parte del come che avevo promesso ieri.Domani, invece, il quanto. Lorenzo Gioielli [lettereagliamanti.blogspot.com]
Tortuga, -4
Il testo di Tortuga nasce come un gioco, come i mille che compie lo scrittore frustrato.
Resomi conto che tutto quello che scrivevo era inallineabile al tempo presente, che non ero uno scrittore di commediola e che non avevo la torva volontà di essere incomprensibile degli autori più a la page, per reazione, forse per rabbia (essa è un dono e va usato e custodito con cura) ho deciso di scrivere un testo che avesse come protagonisti un uomo e una tartaruga mutante che vivono in un dopo catastrofe o in un pre catastrofe o in una catastrofe a ciclo continuo.
Mi divertiva che due esseri la cui comunicazione fosse impossibile per definizione, comunicassero, invece, con una neolingua da me inventata e costruita, difficilissima da leggere ma semplicissima da comprendere se ascoltata. Trappolone spaventoso. Le prime pagine sono andate via lisce sull'onda dell'entusiasmo della novità ma a poco a poco la lingua ha preso una fisionomia propria, una propria grammatica, una sintassi etc. etc. Quindi ho dovuto imparare la lingua che avevo inventato, mentre i poveri personaggi percorrevano la bizzarra trama che si erano procacciati con le rispettive bizzarre nature.
A un certo punto avevo deciso di lasciar perdere, tutti i cassetti degli scrittori, ormai virtuali, sono pieni di folgorazioni che durano lo spazio di una settimana e che vengono poi abbandonate a favore di altre folgorazioni dotate di una vita media più lunga.
Ma Virginia, l'attuale regista, ha chiesto di provare a leggere in pubblico il primo nucleo di Tortuga e, sorpresa, il centinaio di malcapitati che hanno assistito all'evento le hanno tributato un improbabile quanto inaspettato trionfo. Quindi, ho continuato a scrivere, spalleggiato da Lisa, nelle persone di Giorgia, Anna Veronica, Daniele e, ovviamente, la Virginia di cui sopra, e abbiamo deciso che proprio la cocciuta, allegra, spregiudicata, fragile, commovente ed esilarante Tortuga si meritasse tutti i nostri sforzi. Abbiamo messo ali al folle volo ed eccoci al -4.
Ma questa è solo una parte del come, la cronaca degli eventi accaduti fino all'inizio delle prove. Ma poi Tortuga è diventata un'altra cosa, che è il resto del come. Andate, per saperlo, al -3. Domani.
Lorenzo Gioielli
[lettereagliamanti.blogspot]
L'ammore fuera na cosa ca moveva lo cielo e l'artre stelle. Mo' nin z'è chiù.
Tortuga, -5
Lo facciamo per esistere. Lo facciamo per la bellezza, non la grande, quella piccola, nostra e di chi viene a vederci. Ma lo facciamo, soprattutto, perché non abbiamo alternative. La nostra collaborazione, che è un eufemismo definire tale, con chi si occupa di dare una veste grafica a tutto quello che facciamo ne è un'evidenza. LSD Lostudiodorme ha con noi una connivenza che non è stata fondata su teorie astratte ma sulla reciproca comprensione di quello che faceva l'altro, dell'altissima competenza e amore che venivano usati nella costruzione dei progetti. Noi e loro siamo diversi ma uguali nell'inseguire una visione che non sia corriva e che non strizzi l'occhio a una indifferenziata commerciabilità. Siamo pionieri e combattenti, con la forza delle idee e del nostro lavoro cerchiamo ossessivamente la migliore soluzione possibile. Siamo entrambi servitori del bello e del pubblico che guarda e che assiste alle nostre azioni e siamo ostinati e contrari. Siamo eccellenze.
Tortuga è una sintesi abbastanza precisa di quello che facciamo insieme, col suo corredo di oggetti concepiti e manualmente eseguiti da LSD. Lo spettacolo italiano e quello romano in particolare ha una straordinaria capacità di dimenticare, per comodità dei mediocri che, in tal modo, ritengono di essere scopritori illuminati di cose in realtà già fatte e archiviate come inutili. In quest'epoca, appunto, di mediocri, le eccellenze devono temere per il proprio futuro.
I mediocri si affiliano, fanno fronte, ammorbano con l'affascinante olezzo della stupidità tutta l'aria che respiriamo, tanto che non si riesce a distinguere più nulla in questa notte in cui tutte le vacche sono grigie. I mediocri riescono ad avere accesso alle risorse, con la collaborazione di mediocri che, a loro volta, ne traggono vantaggio. Confondono, strillano su fb o su Twitter, polemizzano non conoscendo neppure superficialmente l'argomento della medesima polemica intrapresa. Asseriscono come patrimonio comune sciocchezze evidentemente avverse al buon senso. Gridano contro lo stato, ben collocati a riparo di uno stipendio per un contratto a tempo indeterminato che lo stato stesso gli elargisce. Sono figli di papà e di mamma, nati e cresciuti in una rete di conoscenze familiariste che consente loro, qualora cadano, di cadere sempre in piedi. Ragionano di nulla nei localini del centro o della periferia alla moda, fanno teatro per la 'ggente che disprezzano oltre ogni dire. S'investono l'un con l'altro di un'autorevolezza mai comprovata. Rimpiangono i bei tempi andati, in cui avrebbero potuto a malapena fare gli spettatori televisivi senza diritto di parola. Si riempiono la bocca di libri che non hanno mai letto, di maestri che non hanno mai conosciuto, di idee che non hanno mai avuto.
Io non li odio, li trovo soltanto pericolosi, perché sono la maggioranza. Fingono di essere giovani e odiano i giovani con scientifica ipocrisia. A volte qualche mediocre più astuto riesce a svettare su qualche altro mediocre e diventa un maestro. Ecco, quelli temo, perché rischiano di dilapidare l'enorme forza creativa annidata fra coloro, giovani davvero, che sono facilmente preda della loro pervicace autopromozione.
Tortuga non è contro tutto questo. È semplicemente un'altra cosa. Non vogliamo essere contro, ma a favore. Di quelli che non sono mediocri.
Come? A domani.
Lorenzo Gioielli
[lettereagliamanti.blogspot.com]
Aurora me tranna ne la verza alta, e me fa sdraià in su lo monno.
Tortuga, -6
Tortuga è una creatura semplicissima e complicata. I post che seguiranno da qui alla prima rappresentazione cercheranno di testimoniare quello che è accaduto e che accade durante le prove, quello che io penso e penserò, più altre cosette che mi sembra ingiusto anticiparvi. Cercherò di essere sincero. Mi sembra già un ottimo punto di partenza.
Circa vent'anni fa mio padre mi raccontò una vicenda della mia famiglia: un mio zio, Gaetano, aveva la fissazione e l'ambizione di scoprire antenati della nostra famiglia che fossero nobili, conti, duchi o, perché no, re, principi. Si rivolse a un istituto di ricerche araldiche perché accertasse le origini della famiglia Gioielli, certo che i nostri nobili natali sarebbero stati sanciti in modo inequivocabile. La risposta tardò ad arrivare ma alla fine giunse, piuttosto inaspettata: il nostro cognome, Gioielli, era una storpiatura dall'originale francese, Joyeux, allegro. Così venivano genericamente definiti coloro che scendevano al seguito di truppe francesi nelle loro campagne di conquista. In particolare i Joyeux erano giunti in Italia al seguito di Pipino il Breve ed erano saltimbanchi e prostitute. Le nostre ascendenze erano quindi chiare ma assolutamente nettate dal benché minimo sospetto di nobiltà. Quindi io discendo da buffoni e puttane, gente che faticosamente allietava le serate di soldataglia francese intorno all'anno 1100.
È piuttosto curioso che, a distanza di mille anni, io sia tornato alle origini con Tortuga. Non ci sono le prostitute, ma i saltimbanchi, io e Andrea, sono tornati. Usano una lingua che potrebbe essere vicina a quella che parlavano i miei antenati, ma ulteriormente contaminata da un vertiginoso succedersi di ulteriori invasioni lessicali. Credo che comunque sarebbe risultata comprensibile allora come lo è oggi.
Raccontiamo una storia che ne contiene altre mille, una storia che non ha tempo perché va alla radice della nostra buffa pretesa di dominare il destino, lo spazio e questo pianeta bellissimo e mai completamente esplorato. Un uomo-bambino e una tartaruga mutante compiono un viaggio dalla fine all'inizio del mondo.
Potrei aggiungere e indulgere ad affermazioni autopromozionali, fa ridere, Tortuga, è emozionante, dura il giusto, è un'esperienza indimenticabile, ma questo si legge già di quasi tutto quello che viene messo in scena oggi nel mondo. Di una cosa sono sicuro: nessuno ha mai visto o ascoltato niente del genere. Virginia ha fatto di Tortuga un'azione spettacolare assolutamente inedita e io stesso, dopo trent'anni di teatro, faccio cose che non avevo mai pensato di fare. È bello? Non ne ho la più pallida idea. A volte mi sembra di sì, a volte semplicemente non lo so. Alessio lo illuminerà in modo completamente inusuale, le scene di Claudia sono essenziali e incredibili, usano materiali mai concepiti per la scena, le musiche dal vivo di Gianni sono sconcertanti e strazianti. È difficilissimo isolare uno di questi elementi: Tortuga è un concetto olistico, alcuni diranno che è un capolavoro, altri che è una immensa sciocchezza.
Tortuga è nostro, tutto, fino in fondo. Abbiamo investito i nostri soldi e la nostra passione, la nostra capacità, il nostro ostinato talento.
Perché lo facciamo? Di questo magari vi parlo domani. Sinceramente, giuro.
Lorenzo Gioielli
[http://lettereagliamanti.blogspot.it]