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Battlestar Galactica
Dopo Six Feet Under cambiamo genere, passando ad un gioiello della fantascienza: BATTLESTAR GALACTICA. Scelgo di nuovo una serie conclusa da un po’ tempo, proprio per incentivarvi a recuperarla prima che divenga datata.
“They Rebelled. They Evolved. They Look and Feel Human. Some are programmed to think they are Human. There are many copies. And they have a Plan.”
La serie a cui faccio riferimento è il remake del 2003, ideato da Ronald D. Moore e David Eick. Si tratta in fatti del rifacimento di un classico degli anni ’70. Le differenze però sono talmente profonde da poter considerare le serie come due prodotti completamente distinti.
Battlestar Galactica si apre con una miniserie, che rappresenta in pratica un pilota di quasi 3 ore, a cui sono seguite quattro stagioni, concluse nel 2009.
Per tentare i neofiti sono costretto a rivelare alcuni elementi della trama, ma non temete! Lo farò con saggezza e, soprattutto, parlando solo di cose che scoprireste direttamente nell’episodio pilota.
Siamo in un tempo indefinito, un futuro X, in cui l’umanità vive in un altro sistema solare, abitando in 12 colonie, di fatto 12 pianeti. Nel prologo scopriamo che gli uomini hanno inventato le macchine, i Cylon, i quali si sono ribellati e ne è seguita una terribile guerra (e fin qui siamo in un topos del genere fantascientifico). È stata raggiunta una tregua e da allora i Cylon sono scomparsi. Non se ne è saputo più nulla per decine di anni. Finché, senza preavviso, l’umanità viene devasta da un olocausto nucleare, al quale sopravvivono meno di 50.000 persone, principalmente quelle che si trovavano sulle delle navi spaziali anziché a terra, tra cui la nave da guerra Galactica. I Cylon non se ne erano andati, anzi, si sono evoluti sviluppando dei “modelli” umanoidi, indistinguibili dagli umani in carne ed ossa. Essi si sono infiltrati tra gli umani, arrivando a ricoprire anche ruoli di potere. Il primo modello di cui facciamo la conoscenza nei primi minuti è il Number Six.
Esistono in fatti 12 modelli, chiamati per l’appunto con i rispettivi numeri (Number Eight, Number Three, etc..), di cui esistono, però, infinite copie. Il sospetto quindi attanaglia sin dall’inizio lo spettatore. Non sapete chi, tra i protagonisti, è un umano o un Cylon. Ma non basta! Alcuni modelli sono stati programmati per pensare di essere umani, pronti ad essere attivati nel momento giusto. Capite già che fino la fine non saprete mai di chi fidarvi e i colpi di scena saranno mozzafiato. I Cylon sono degli antagonisti affascinanti, immersi una società basta sull’omologazione e su di un culto religioso monoteista (elemento molto particolare). Ma sopratutto sono dei nemici spietati.
Sperando di avervi già stuzzicato con il plot, entro ora nel merito della produzione e dello stile registico.
La produzione è molto bella, davvero niente da dire. Le scene di azione sono fatte molto bene e i movimenti della camera (in senso lato, molti ovviamente sono dei rendering) hanno uno stile quasi documentaristico, dando un forte senso di realismo.
Ma l’azione non è tutto, anzi! È una serie prima di tutto politica. Chi non la ama la definisce troppo cupa e lenta, ma è proprio il suo bello. Il sospetto, il mistero, il pregiudizio e gli intrighi sono al centro delle vicende.
Vicende a cui danno carne i personaggi, che sono un altro punto forte della serie.
A parte un paio di eccezioni, non ci sono personaggi esplicitamente postivi. Molti sono degli emarginati o comunque pieni di conflitti. Il mio personaggio preferito è il dott. Gaius Baltar. Un uomo egocentrico, ambizioso, viscido e sempre alla ricerca di approvazione. Ovviamente si butterà in politica….
Altro mia favorita è la carismatica D'Anna Biers, interpretata dalla mitica Lucy Lawless (Xena), sui cui non vi dico nulla per non rovinare le tante sorprese.
Altri personaggi riuscitissimi sono Kara Thrace, Saul Tigh, Sharon Valerii, Laura Roslin e l’indimenticabile Admiral Cain.
Ci sono anche un paio di manzi notevoli, ma sono proprio i personaggi più banali. Dei “buononi” che fanno sempre la cosa giusta…
Assolutamente splendida è la colonna sonora. Dallo storico intro, un inquietante giro di piano, alle percussioni quasi tribali che accompagno gli attacchi dei Cylon.
Unica sbavatura è la durata delle stagioni. Siamo su su una media di 22 episodi, molti dei quali autoconclusivi e palesemente riempitivi. Ho rivisto tutta la serie quattro volte e una di queste l’ho fatto saltato a pie pari delle parti e la storia fila perfettamente anche senza di esse. Se avessero fatto stagioni da 12 episodi sarebbe davvero stato un capolavoro, senza sbavature.
Le stagioni migliori per me sono la seconda e la terza, ma anche l’ultima è bella e il finale regge (a parte - mi rivolgo a chi la conosce - la questione di Head Six e di Starbucks…).
Due indicazioni a chi si appresta ad iniziarla:
- fate attenzione perché, come ho detto prima, la serie non inizia con la prima puntata della prima stagione (come sarebbe lecito aspettarsi), ma con la miniserie. È assolutamente fondamentale partire da quella.
- in generale consiglio sempre la visione delle serie in lingua originale. In questo caso è abbastanza importante perché nell’adattamento italiano ci sono diverse traduzioni infelici (avendo voluto rispettare l’adattamento degli ’70), come i Cylon che diventano i Siloni, che sembrano componenti del cesso. Se però il vostro inglese non è abbastanza buono guardatela pure in italiano. Merita lo stesso.
Alla serie sono seguiti dei film e dei prequel, ma niente di particolarmente brillante.
Concludo con un altro valido motivo per guardare la serie: il gioco da tavolo. Ne è stato tratto un boardgame assolutamente stupendo. Ma davvero davvero bello.
Io ci gioco spessissimo e ho tutte le espansioni. È un ‘heavy game’, ossia con un regolamento tosto, ma che farà la felicità dei veri nerd.
Augurandovi buona visione, vi lascio con le foto del mio mio cofanetto.
Six Feet Under
Cari Fan,
voglio mettere ancora una volta la mia nerdaggine al vostro servizio.Questa volta parlandovi di serie TV.
Io sono un gradissimo appassionato, con una notevole collezione di cofanetti DVD e BlueRay. Le serie del resto adesso vanno molto di moda. Forse troppo. Perché hanno iniziato a fare serie su qualsiasi argomento. Anche più serie sullo stesso argomento. Con il risultato che, a mio avviso, la qualità è calata molto. Serve quindi discernimento per scegliere la serie giusta a cui dedicarsi.
I miei amici mi chiedono spesso “Oh Casto Divo, vorrei guardare qualche serie, cosa mi consigli?”.
Eccomi qui allora a recensire le mie serie preferite, ma con un criterio: recensirò solo serie che si sono concluse o quasi, così avete la soddisfazione di potervele vedere tutte senza aspettare e vi posso già dire se reggono o se dopo due stagioni vanno in vacca….
Vorrei cominciare con quella che per me è la serie più bella che abbia mai visto: SIX FEET UNDER.
Serie del 2001 prodotta dalla HBO, che parla di una famiglia che conduce un’impresa di pompe funebri. Il produttore è Alan Ball, sceneggiatore di American Beauty.
Il tono è indubbiamente drammatico, ma non mancano intelligenti parentesi di ironia.
Sono cinque stagioni da 12-13 episodi l’una (formula che preferisco), senza quasi una sbavatura.
Con una produzione raffinatissima (a partire dalla sigla), la storia narra delle vicende dei protagonisti, sviluppati benissimo, con uno stile elegante, commovente, intenso, sagace e mai stupido o forzatamente cinico.
Gustatevi questo promo per entrare nell'atmosfera (è privo di spoiler, ma voi non fate gli stronzi andando a vedere i video collegati....)
Gli episodi, che sono concatenati in un’unica storia e assolutamente non autocolclusivi (cosa che per gusto mio non sopporto), hanno una particolarità: si aprono sempre con la morte di una persona. La stessa di cui i “Fisher” cureranno le esequie. Il tema principale è quindi la morte.
Ma trattata con uno stile vero, emotivo, mai stucchevole. La morte è rispettata nel suo mistero (essendo una serie fortemente realistica non si parla di aldilà o questioni ultraterrene) e nel suo dramma, ma senza mai avere dei toni crudi o morbosi. La morte nella sua “normalità”, come parte della vita. "I funerali sono per i vivi, non per il morto" dice uno dei protagonisti.
Altro tema fondamentale è l’auto-accettazione. Quasi tutti i personaggi compiono un difficile percorso di crescita nel corso della serie, toccando spesso il fondo per fare un passo in avanti. Anche le relazioni hanno un ruolo principale. Eterosessuali e omosessuali. Relazioni sviscerate in ogni modo. Storie che vengono portate avanti in tutte e cinque le stagioni. I toni sono delicati, quotidiani, la vita è raccontata giorno per giorno, ma non mancano colpi di scena da urlo (per chi l'avesse già visto dico solo "Lisa" o "Nate" e avete già capito).
E ancora la depressione, la dipendenza, l’ansia, il senso di colpa e il vuoto. Tutti i drammi dell’uomo moderno.
Nel 2011 vinse il Golden Globe come miglior serie drammatica e Reachel Griffith, che interpreta Brenda, lo vinse come miglior attrice non protagonista. Brenda, per altro, è il mio personaggio preferito. Un personaggio difficile, che richiede tempo per essere capito.
Reachel Girffith l'ho incontrata quando stavo in Australia, fuori da un negozio di videogiochi. Ho fatto una sfrociata di cui ancora mi vergogno.
Il cast è comunque eccezionale. Spiccano Micheal C. Hall, consacrato successivamente da Dexter, le bravissime Frances Conroy e Katy Bates (devo aggiungere altro?) e in fine Peter Krause, che è senza dubbio il mio uomo ideale.
La colonna sonora è delicatissima, quasi assente. Un paio di note suonate al piano nei momenti giusti o poco altro. Salvo poi spiazzarti sul finale degli episodi con dei pezzoni dei Radiohead, di Sia o degli Arcade Fire.
A concludere il tutto arriva un finale incredibile. Mi ha spaccato il cuore. Forse il finale di serie più bello che abbia mai visto. E anche quello ha il suo peso.
Consiglio vivamente di vederlo ora, anche perché inizia ad essere un po’ datato. Vi svelo subito su che fronti: - le prime due stagione sono in 4:3 (lo so, è una strazio con gli attuali schermi). - alcuni espedienti registici di Six Feet Under sono stati copiati da TUTTI, quali il “dialogo” con i morti come metafora di un dialogo interiore. - c’è una storyline incentrata sul coming out e sull’accettazione dell’omosessualità. Non si può dire che siano problematiche superate (purtroppo), ma negli ultimi 15 anni sono state sviscerate dai media più che ampiamente. All’epoca invece meno.
Ma anche tenendo presente queste piccole ammaccature, determinate solo dal tempo, la serie rimane un capolavoro assoluto.
In Italia, ovviamente, fu massacrato dalla programmazione. Italia1 lo mandò in onda verso mezzanotte, senza nessuna regolarità. I promo dicevano “Six Feet Under: si muore dal ridere”. Significa proprio non aver neanche letto la sinossi del pilota.
Una serie intelligente, divertente, commovente, vera. Spero davvero di avervi fatto venire voglia di vedere questo gioiello.
Vi lascio con il mio cofanetto in edizione limitata, a forma di tomba, con tanto di erbetta sopra.