Oggi (stamattina, sveglia alle 8) sono stata mandata da padre all'Inail, e non sto a raccontarvi i fogli da fare, "ma così puó", "così non puó" ecc. Non é questo il fulcro della storia. La parte in cui devo trovare la strada per arrivarci e ci arrivo lo è. Partiamo col dire mia cara Inail che forse, e dico forse, le indicazioni dovresti metterle un po' più spesso che ogni venti metri, soprattutto se la strada è fatta in modo da essere circondati da vetrine scure identiche su ogni lato, ogni due metri colonnini grigi creano angoli bui come le scenografie dei film horror e ogni tre metri hai scale che scelgono e salgono. Ora Inail, il mio senso dell'orientamento sarà praticamente inesistente, e io mi perderó con una facilitá impressionante, ma tu non aiuti certo. E questa strada posso assicurarvi che era letterlamente un mix tra le vie stereotipate americane dove rischi di essere accoltellata in ogni angolo, e un laboratorio scientifico dove si fanno esperimenti sugli esseri umani. Tutto solo molto piú abbandonato, grigio e solitario. Finalmente dopo cunicoli, TUBI (letteramente), sali e scendi, e la sensazione di essere in un thriller ambientato in un cubo arrivo dalle porte scorrevoli spalancate dell'Inail, e una luce dalle toalitá oro e il canto degli angeli mi accolgono. No ok niente canto degli angeli (ma nemmeno nessun campanello fastidioso, punto a te Inail), peró tutto la hall era illuminata da queste lucette gialle, molto gialle, che facevano molto ambientazione Cittá Incantata (no, nessun bel spirito del fiume mi è apparso aimè). Comunque, entrata ho deciso di buttare alle ortiche la mia reputazione e gettarmi sul bancone a chiedere aiuto alla donnina dietro il bancone, questa mi ha un po' guardata e dopo avergli spiegato perchè ero li e "E non ho la più pallida idea di dove devo andare" deve aver avuto pietá di me perchè gentilmente mi ha mandato al piano che cercavo indicandomi pure dove era l'ascensore. L'ascensore. Più. Horror. Che. Abbia. Mai. Visto. E ne ho visti tanti! Luce così forte e bianca che rendeva l'atmosfera esterna come se fosse stata piena notte, e la voce. Giá solo che ci sia una voce rende il tutto molto inquietante, ma quella era sicuramente di qualche doppiatrice di film dell'orrore perchè non trovo altra spiegazione. E ora numerino in mano sono seduta nella sala d'attesa. Esatto, avete indovinato, tipicissima sala d'attesa da film horror. Ormai mi viene da ridere, altro che paura. Stephen King esci da quest'Inail. Spero arrivi presto il mio turno.