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Debbie Harry by Anthony Barboza (1979)
Debbie Harry in Creem Magazine, 1976
Brigitte Bardot
Debbie Harry’s iconic “Tiger/Zebra” dress, c.1976
She later explained in her memoirs that she fashioned the dress herself from a set of pillowcases that her landlord found in the street.
Debbie Harry
Debbie Harry, 1978
Photography by Lynn Goldsmith
John Travolta.
Beautiful moments with my lovely daughter
Thank you all for your love and support I really appreciate it
I love you all
Si volaaaa
Già. Ieri sera si è volati altissimo con la Palma d'Oro alla carriera a John Travolta, mitico attore di Grease film cult per la mia generazione. Ci sono sere in cui Italia 1 rimanda le note di un pianoforte, il rombo di una Cadillac rosa ed un giubbotto di pelle nera, ed io mi ipnotizzo davanti allo schermo come la prima volta che l'ho visto da bambina al cinema. Non importa quante volte ho visto Grease,ma ogni volta che passa in TV è semplicemente impossibile per me cambiare canale e non essere innamorata di Danny Zuko. È la magia di un musical che ha segnato la mia vita, la stessa magia che ho avuto la fortuna di respirare a teatro a Milano quasi trent'anni fa, quando sul palco Lorella Cuccarini e Giampiero Ingrassia restituivano quell'energia vibrante, trasformando un cult cinematografico in un’emozione tangibile, da pelle d'oca e con le canzoni tradotte in italiano.
E ieri la Croisette ha vissuto uno di quei momenti in cui il cinema smette di essere solo finzione e diventa vita pura, chiudendo un cerchio iniziato trentadue anni fa con la fantastica vittoria di Pulp Fiction di Quentin Tarantino che ha donato nuova linfa alla carriera di John Travolta.
E prima della visione del suo primo film come regista del film "Volo notturno per Los Angeles", il direttore del Festival Thierry Frémaux ha rotto il protocollo consegnandogli a sorpresa una Palma d’Oro d’onore alla carriera che l'ha profondamente sorpreso ed emozionato. Così come questo suo debutto dietro la macchina da presa, che detta dai critici non è un semplice esercizio di stile, ma un atto d'amore autobiografico, struggente e dovuto. Il film è tratto da una favola illustrata che l'attore stesso aveva scritto nel 1997, dedicandola al suo primogenito Jett un bambino speciale, autistico, amato oltre ogni limite e tragicamente strappato alla vita nel 2009 a soli sedici anni. Quella storia, nata per far volare la fantasia di un figlio che vedeva il mondo con occhi diversi, racconta il viaggio magico di un bambino alla scoperta del cielo e degli aerei. Portare oggi quel racconto sul grande schermo, trasformando le parole di ieri in immagini, ha un significato profondo: è il modo in cui un padre risponde al dolore più grande come la perdita di un figlio, elevandolo ad arte.
A rendere l'atmosfera ancora più densa di commozione è stata la presenza, al fianco di John, dell'altra sua figlia, Ella Blue. Vederla sullo schermo nel ruolo di una hostess di volo, e poi sul tappeto rosso a stringere la mano di suo padre, ha trasformato la presentazione di Cannes in un tributo d'amore profondissimo alla memoria di Jett. Una ferita immensa che non si rimargina, ma che si fa luce attraverso la complicità familiare e la bellezza della condivisione. Per anni, la vita pubblica di Travolta è stata inevitabilmente legata ed esaminata anche attraverso la lente d'ingrandimento per la sua appartenenza a Scientology, un legame lungo e discusso di cui i media hanno parlato incessantemente. Eppure, le grandi tempeste cambiano la "geografia" del proprio vissuto. Da quando nel 2020 è prematuramente mancata anche la sua adorata moglie Kelly Preston, quel legame si è spezzato. Travolta ha scelto di allontanarsi definitivamente da quella realtà, intraprendendo un percorso di rinascita intimo, silenzioso e strettamente personale, lontano dai dogmi e sempre più vicino alla verità dei propri affetti e della propria arte. Per chi è cresciuto come me ballando sulle note di You're the One That I Want, questa Palma d’Oro onoraria ha il sapore di un riconoscimento che va ben oltre la tecnica cinematografica. Premia l'uomo, la sua straordinaria resilienza, la capacità di rialzarsi dopo gli abissi più devastanti senza mai perdere la gentilezza e lo stupore nei confronti della vita. Dalle serate passate davanti alla TV a riguardare quel ciuffo ribelle e quei passi leggendari, fino all'eleganza di quel ballo alla Casa Bianca con la Principessa Diana nel 1985, Travolta è sempre stato uno di famiglia. E vederlo a Cannes, con gli occhi lucidi e la mano della figlia stretta nella sua, mi ricorda perché mi piace così tanto. Il suo volo più bello non è quello dei suoi aerei privati, ma quello di un padre e di un artista che ha saputo regalare al suo Jett l'immortalità del grande schermo.
Tempo di lettura: 1 minuto scarso
Tempo di riflessione: molto soggettivo
Da leggersi con il sottofondo che volete... io posto questo!