La musica portatile: dal Walkman allo streaming musicale
Oggi è facile vedere gente passeggiare con le cuffie nelle orecchie intente ad ascoltare musica, ma da quando si è potuto effettivamente ascoltare musica fuori casa?
Il primo Walkman venne prodotto da Sony nel 1979 ed era un lettore di musicassette. Nell’anno successivo venne presentato a Londra ed in America dove costava originariamente 200 dollari.
È proprio in America dove ebbe il maggiore successo con 150 milioni di unità vendute sulle 330 totali. Nelle campagne promozionali veniva rappresentato maggiormente adatto a chi faceva jogging o per gli amanti del roller-skating, aspetto curioso che in qualche modo è rimasto tutt’ora.
Il passo successivo per Sony, dopo il lettore di musicassette, fu il lettore di “MiniDisc”, formato sul quale la casa giapponese aveva puntato. Questa scelta però si rivelò essere sfavorevole perché lasciarono alle concorrenti, tra cui anche Apple, la possibilità di sviluppare quello che poi la storia ricorderà come il formato vincente ovvero l’ Mp3.
Un Walkman sony sports WM-B53 e un iPod - fonte: “Flickr”
Nei primi anni duemila si iniziarono ad avere i primi dispositivi dotati di memoria interna. Uno fra tanti è l’iPod prodotto nel 2001. Ricordato come il primo dispositivo portatile Apple in grado di riprodurre musica, era dotato di 5GB di memoria interna. Era comodo da usare dal momento che lo si poteva controllare tramite una ghiera rotante ed un tasto centrale usando semplicemente il pollice di una mano. La memoria interna toglieva l’ingombro dei CD sui quali principalmente erano memorizzati i file
Da qui in poi l’evoluzione si velocizza. I telefoni iniziano ad essere dei riproduttori musicali e nel 2007 il primo iPhone segna la nascita degli smartphone. L’anno successivo vede la nascita di Spotify.
La nascita dello streaming, ma principalmente la sua rapida diffusione, misero la parola fine sullo sviluppo di lettori Mp3. Dal 2011 Spotify infatti diventa facilmente raggiungibile da smartphone tramite un’app e permetteva di disporre di una vasta scelta di canzoni (numero che è in continuo aumento e attualmente si aggira intorno ai 45 milioni di brani) sempre pronte per essere riprodotte.
Negli anni successivi il numero di servizi di streaming sono aumentati portando ad avere un occhio più critico nei confronti degli stessi Ultimamente infatti la necessità di poter disporre di riproduttori musicali non c’è più e quello che si richiede è la qualità. In questo campo il servizio di riferimento è Tidal che si pone l’obbiettivo di riprodurre la qualità del disco nello streaming.
Sarà curioso vedere cosa succederà nei prossimi anni e se l’utilizzo per lo più di cuffie Bluetooth avrà un impatto su questa evoluzione o se magari si farà qualche passo indietro verso tecnologie già utilizzate.
Davide











