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Lunedì 11 gennaio 2021
Era una piccola, incantevole fiammella
Che vagava nella notte oscura degli orrori
Del suo passato e decise di illuminare
La notte d'oblio del mio presente
All'inizio fu come un piccolo bagliore
Bussò alla porta ma non chiese di entrare
Quanto sperato a lungo
Quello sfavillar debole
Si trasformò in un istante
Un incendio in una piccola casa
Alte fiamme giocherellanti allegre
Nell'oscurità del mattino
Si erano già spente e dietro
Non avevano lasciato che macerie
E una casa abbandonata
E una finestra dalla quale guardavo
Con gli occhi di folgore
Quel futuro disgraziato
Che già era stato predetto
Dalla forma della fiamma
Hachi, no matter how much you get hurt a loving heart is never meaningless. The love letter you left me that day… I still have it with me.
LXXVII. Spleen
Sono un principe che regna su un paese di piogge.
Ricco e impotente, giovane e vecchissimo,
disprezzo dei precettori le moine servili
e m'annoio dei cani come delle altre bestie.
Né selvaggina né falco mi rallieta,
né il popolo che muore sotto le mie finestre.
Non distrae la mia fronte di malato crudele
la grottesca ballata del mio buffone preferito;
il mio letto di fiordalisi si muta in una tomba,
e le dame, per le quali ogni principe è bello,
non trovano vestiti abbastanza impudichi
per strappare un sorriso a questo scheletro precoce.
Il savio che è riuscito a fabbricarmi l'oro
non è capace di estirpare la corruzione dal mio corpo,
né di scaldare in quei bagni di sangue
che imparammo dai Romani, e che i potenti invocano
da vecchi, questa salma inebetita
dove non scorre sangue, ma verde acqua del Lete.
Charles Baudelaire, I Fiori del Male
XXI. Inno alla Bellezza
Vieni, o Bellezza, dal profondo cielo
o sbuchi dall'abisso? Infernale e divino
versa insieme, confusi, la carità e il delitto
il tuo sguardo: assomigli, in questo, al vino.
Racchiusi nei tuoi occhi alba e tramonto. Esali
profumi come un temporale a sera.
Sono un filtro i tuoi baci, la tua bocca un'ampolla
che fan vile l'eroe e il fanciullo ardito.
Esci dal gorgo nero o discendi dagli astri?
Il Destino, innamorato, ti segue come un cane;
sémini capricciosa felicità e disastri,
disponi di tutto, non rispondi di niente.
Cammini, Bellezza, su morti, e ne sorridi;
fra i tuoi gioielli l'Orrore non è il meno attraente
e, in mezzo ai tuoi gingilli preferiti, l'Assassinio
danza amorosamente sul tuo ventre orgoglioso.
Abbagliato l'effimera s'abbatte in te candela
e crepita bruciando e la tua fiamma benedice.
Così, chino fremente sul suo amore, chi ama
sembra un moribondo che accarezza la sua tomba.
Che importa che tu venga dall'inferno o dal cielo,
o mostro enorme, ingenuo, spaventoso!
se grazie al tuo sorriso, al tuo sguardo, al tuo piede
penetro un Infinito che ignoravo e che adoro?
Che importa se da Satana o da Dio? se Sirena
o Angelo, che importa? se si fanno per te
- fata occhi-di-velluto, ritmo, luce, profumo, mia regina -
meno orrendo l'universo, meno grevi gli istanti.
- Charles Baudelaire, I Fiori del Male
"Il tempo perde ogni significato [...]
Giorni, ore e minuti sono concetti arbitrari, creati solo per scatenare il senso di colpa, per inculcare il senso del dovere, per far sì che le persone possano sentirsi sempre in ritardo o inadeguate. Tu non sei abbastanza paziente per sopportare tutto questo: la vita è una cosa troppo incerta, troppo fragile."
- "La gemella sbagliata", Ann Morgan
"Mi sono reso conto, con imbarazzo, che molto spesso si ride perché è socialmente opportuno"
- "Piccoli esperimenti di felicità", Hendrik Groen
LETTERA PER TUTTI
Il cielo aveva assorbito quel colore azzurro-sbiadito ed era costantemente spruzzato di nuvole.
Le ombre alle otto della mattina continuavano ad essere molto estese e la sera le stelle apparivano subito.
L'estate era finita e l'autunno aveva già strappato agli alberi tappeti di foglie, che giacevano sui marciapiedi, pronte a scricchiolare sotto ai piedi del primo passante distratto.
E indovinate un po’, proprio nel periodo più malinconico dell'anno, dove i colori si incupiscono e le temperature si abbassano, sono nato io.
Un paio di giorni fa ho soffiato sulle 27 candeline spinte con cura dentro all'impasto soffice della ciambella preparata da mia mamma la mattina.
Si era svegliata due ore in anticipo solo per me.
O forse non si era mai addormenta; da quando mi é stata diagnosticata quella malattia, che il solo nome mi fa pizzicare gli occhi e mi impasta la bocca, ha perso il sonno.
Oggi sono appena stato dal medico, che mi ha detto, col volto fermo e impassibili, e gli occhi freddi e distaccati, di sistemare le cose, che é una frase in codice per dire che presto lascerò questo mondo.
E per presto intendo uno o due mesi.
E beh, vedi, quando scopri che ti rimangono trenta, sessanta giorni di vita al massimo… non puoi permetterti di entrare nel panico, non puoi permetterti di scioglierti in lacrime o scoppiare in singhiozzi, ne tanto meno bruciarti di rabbia e furore.
Non puoi permettertelo perché non hai più tempo.
Impari quanto sia prezioso e quanto possa scorrere veloce, proprio come sabbia fra le tue mani.
E allora corri subito a sistemare le cose.
Nonostante non sai da dove iniziare ti sforzi e cerchi di fare tutto ciò che hai sempre voluto, temuto o pensato in quel breve periodo di tempo che ti è rimasto.
Inizi a salutare ogni mattina tua madre con un bacio sulla fronte, a ricordarle con più frequenza quanto le vuoi bene e quanto sia importante per te.
Inizi ad abbracciare tuo padre e, soprattutto, a chiedergli scusa per tutte le incomprensioni dovute alla testardaggine, per tutti i litigi privi di fondamenta e ti senti stupido e sbagliato e un disastro, finché le sue braccia non ti imprigionano e le sue lacrime calde bagnano la tua pelle fredda e allora ti senti a casa e ti penti e ti odi per aver dimostrato così poco affetto ai tuoi genitori, per essere sempre stato così distante e per aver alzato muri spessi e tranciato i vostri rapporti … perché solo ora che hai capito quanto sono preziosi, solo ora hai capito che non c'è nulla che ti faccia sorridere come le mani di tua madre, che seppur tremanti e sottili, dall apparenza così fragile, in ospedale ti stringevano con una tale forza da farti sentire potente e coraggioso, e tuo padre che sotto quella corazza dura nasconde un animo sensibile e lo senti imprecare al telefono, per poi scoppiare all'improvviso a piangere la notte… davvero, il tuo cuore si rompe e si spezza per non aver sistemato tutto prima.
Inizi a uscire di casa e a sorridere ai commessi, a salutare le persone e ad essere gentile con loro, e ti sorprendi di come cambiano, di come l'espressione che fino a qualche minuto prima corrucciava loro il volto e stirava i lineamenti, ora modella le labbra in sorrisi e faccia brillare loro gli occhi.
E ti rendi conto che se dai amore alle persone, loro te lo ricambiano.
Ti rendi conto che il panettiere inizia a tenere da parte il tuo solito ordine e nel sacchetto ti mette sempre un paio di pasticcini, nonostante non li avessi mai ordinati, ma costantemente divorati con gli occhi, e ti stupisci di come siano brave le persone a leggerti dentro, se tu ti sforzi di leggere loro.
Ti rendi conto di come quel bambino a cui hai allontanato i ragazzi più grandi che lo infastidivano, ti abbia incrociato per strada, fissato negli occhi e pronunciato, scandendo parola per parola, la frase “sei il mio eroe”, e dopo certe cose il tuo animo scoppia, come gli alberi di pesco scoppiano di fiori in primavera.
Inizi a non temere più te stesso e a scoprire chi sei davvero.
Assecondi le tue passioni senza frenarle, ma amplificandole.
Passi del tempo con te stesso e ti prendi cura della tua mente, nonostante inizi a dimenticare ciò che hai mangiato per pranzo e a confondere i nomi delle persone.
Inizi a ritagliarti spazi per leggere il tuo libro preferito, nonostante imbrogli tutte le parole, a scrivere i tuoi pensieri anche se le tue mani tremano sempre più forte e le tue parole altro non sono che scarabocchi.
Ma va comunque bene.
Perché facendo quelle cose, le cose semplici, le cose per cui il tuo cuore batte, ti senti meno malato e più vivo.
Cerchi di fare ciò a cui prima non avevi mai dato peso, nonostante sapessi quanto fossero importanti per te quelle passioni, sempre accantonate da scuse banali.
Inizi a fare un giro al bar a metà mattina, ma non per ordinare il solito caffè e spiare quella ragazza dai capelli scuri, sempre raccolti in una coda disordinata, ma per andare da lei, dirle che é meravigliosa, che il suono della sua risata é stupendo, tanto che il mondo si ammutolisce, zittisce tutto il caos che intessa ogni sua molecola per poterla sentire.
E finalmente sarai il protagonista della tua scena preferita, mandata in loop infinite volte nella tua testa; tu e lei seduti in quel candido tavolo rotondo, che per centrotavola ha le più variopinte bustine di zucchero e i vasi di ciclamino affianco, nonostante ora siano sfioriti.
E ridi con lei, e parli con lei, e ti perdi nei suoi occhi, e fissi il modo in cui piega le labbra per pronunciare il tuo nome e da quel momento credi di avere il nome più bello di sempre, e respiri il suo profumo e le baci la mano prima di andare, spiegandole che devi tornare a casa ora che le vacanze sono terminate, perché non sei di quelle parti, ma che la porterai sempre con te.
E ti rendi conto che tutta quella paura di non essere all'altezza, tutta quell'ansia, tutti quei dubbi sul da farsi erano cavolate.
E ti butti a capofitto nel letto con le guance bollenti e salate a causa delle lacrime e ti strappi i capelli perché hai già dimenticato il suo nome, ma non dimenticherai mai il modo in cui il tuo cuore si è sentito accanto a lei.
E poi ti svegli.
Apri gli occhi.
E ora tutto è perfetto.
Perché capisci che sei sempre stato la persona che volevi essere, ma che non avevi mai avuto il coraggio di diventare.
-Alessia Alpi, (scritta da me.)
Volevoimparareavolare on Tumblr
bellissima davvero.. non ho parole..
Stupenda 😍
Senza parole.🌹😍
«Forse il piacere vero non è essere qui dentro.» «E che cos'è allora?» «È pensare di esserci, pianificare. Fare le cose non è mai bello come te lo immagini.» - John Green, Città di Carta
Il Sempre è composto di tanti Adesso.
[Citazione di Emily Dickinson]