Grazie
“In questo caso il tatuaggio era dedicato a una persona: l’ex amato. Gli abbandonati e gli sconfortati, i feriti e i furibondi arrivavano con una foto dell’ex che avrebbero voluto bandire per sempre dalla propria esistenza, ma che non riuscivano a smettere di amare. Zeliha studiava la foto e si lambiccava il cervello per scoprire a quale animale somigliava la persona in questione. Il resto era relativamente semplice. Disegnava l’animale e poi lo tatuava sul corpo del cliente disperato. L’intera procedura si ispirava all’antica pratica sciamanica di interiorizzare e contemporaneamente esteriorizzare i propri totem. Per recuperare forza rispetto all’antagonista devi accettarlo, accoglierlo, e poi trasformarlo. L’ex amante veniva interiorizzato (attraverso gli aghi che lo iniettavano nel corpo), ma allo stesso tempo esteriorizzato, lasciato sulla superficie esterna della pelle. Una volta che il nemico era stato collocato in quella regione a metà tra interno ed esterno, e abilmente mutato in animale, il rapporto di forza tra vittima e carnefice cambiava. Adesso chi portava il tatuaggio si sentiva superiore, come se tenesse in mano la chiave dell’anima dell’ex amante. Raggiunta questa fase, con il relativo crollo del fascino dell’ex, i malati di pene d’amore durevoli potevano finalmente liberarsi della propria ossessione, perché l’amore ama la forza. Ecco perché possiamo innamorarci di qualcuno fino a morirne, ma raramente amiamo fino a morirne qualcuno che si innamora di noi”. Così Elif Shafak ne La bastarda di Istambul. Chissà, forse anche a me servirebbe una pratica sciamanica per uscire da questo periodo nero. Mi chiedo a quale animale potrei paragonare questa donna venuta da lontano a stregarmi il cuore. Mi viene in mente una lupa, soprattutto per il lampo selvaggio che brillava, a volte, nello sguardo meraviglioso con cui sembrava scrutarmi dentro, per quei lineamenti affilati e bellissimi, per la lanugine delicata dei capelli. Oppure un’orsa. Una mamma orsa china a proteggere il suo cucciolo, quando il bimbo (unica vera ragione della sua esistenza) le si avvicinava per farsi abbracciare. Ma non voglio pensarci ancora, mi distrugge emotivamente. Sto imparando che nella fase attuale, l’elaborazione del lutto - perché di questo si tratta - passa attraverso lo spegnimento del ricordo. Ecco perché, cari amici di Tumblr, non so se tornerò a visitare questo microblog che ho usato per raccontarvi un po’ di cose mie, nei mesi scorsi. Entrarci mi scatena un senso d’angoscia profondo. A tutti grazie di cuore, a chi ha avuto la pazienza di seguire l’altalena dei miei sentimenti un abbraccio forte.













