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Teo Mammuccari e il gruppo 63
“ Parole parole parole, basta una parola sbagliata, basta inventare una parola, succede il caos ”. Se ieri sera non avessi visto sul sito delle Iene “ Interviste senza senso ” di Teo Mammuccari, avrei probabilmente ricondotto questa frase ad un passaggio de “ Manifesti del Surrealismo ” di André Breton. Caso vuole che ieri i miei fianchi non hanno retto a tutte le risate fattesi. Vi spiego perché. Mammuccari intervista personaggi dello spettacolo con domande senza senso, costituite prevalentemente da frasi interrotte, cianciche di ogni specie, suoni gutturali stirati al massimo, e apnee lessicali degne del plauso angelico di Tognazzi, in una parola sola: supercazzola. Portato l'intervistato ad un livello di consistente imbarazzo - egli, lui, il malcapitato -, chiederà più volte di ripetere la domanda, convinto di aver perso definitivamente l'udito. Tuttavia uno dei Vip spiccherà sugli altri per estro, versatilità e costanza, sorvolando le classifiche del bizzarro. Parliamo di Angelo Guglielmi, critico letterario, presidente dell'Istituto Luce e assessore alla Cultura del comune di Bologna. In questo caso lo ricorderemo per esser stato uno dei fondatori del Gruppo 63, celebre movimento letterario d'avanguardia, famoso per aver dato i natali allo sperimentalismo linguistico. In breve ruppero con la tradizione e inventarono nuove forme di versificazione: acrobazie verbali, fratture sintattiche, collage, salti da un paragrafo all'altro Sic! invenzioni di parole, inversioni di parole, flussi di parole interrotte nel finale, nel mentre, e prima ancora di averle messe su carta. Per alcuni progressisti, per altri illeggibili. Ma non importa. Importa che Guglielmi non senta le domande, ma risponda lo stesso. Sesto senso, estrema gentilezza, rincoglionimento? Di questo non ci è dato sapere. Fatto sta che nessun allievo ha superato nessun maestro, ed è bellissimo così. Mammuccari trae - inconsapevole -, dal testo originale, una trasmissione orale di rara chirurgia clownesca ed esatta seppur casuale coincidenza linguistica, usando le stesse armi di chi le ha fabbricate. L'intellettuale si fa beffa del comico stando alle sue regole, o il comico smaschera la grande beffa dell'intellettuale, non conoscendo le regole? Se non è avanguardia questa:
http://www.video.mediaset.it/video/iene/puntata/238905/teo-mammuccari-interviste-senza-senso.html
Augusto Ficele
Un blog di amici, anzi “da” un blog di amici. Sano, come la sana arroganza che li contraddistingue. E vero. A questo c’è poco da aggiungere: niente di vero, tranne le cose vere.
The dark side of the quotes and the dark side of the sincerity.
Se proprio devo essere sincero… lo so che nessuno me l’ha chiesto e che siamo su internet, dannazione, quindi potrei dire qualsiasi stronzata e spacciarla per vera e che per farlo mi basterebbe solo schiacciare i tasti giusti del mio portatile che formerebbero le giuste parole che allocate nella giusta struttura grammaticale e concettuale creerebbero le giuste frasi per dare l’illusione della sincerità e che… bé, se proprio devo essere sincero non avevo idea di come iniziare. Ma, a dire la verità… ecco che ci risiamo… dovrei iniziare in medias res, come dice Orazio nell’Ars Poetica, ma mi sembra assurdo iniziare a palla di cannone ed entrare come un urlo nella notte nelle vite di gente che nemmeno conosco e di cui francamente… mi importa tantissimo, se proprio devo dirla tutta, con franchezza. Basta, sul serio. E così, per scrivere un articoletto, mi ritrovavo sulla poltrona nella mia stanza… si, ho una poltrona nella mia stanza (aggiunta da poco a dire il vero… ecco che ci risiamo…), a rileggere Mark Twain. E parafrasando, costui sosteneva che chi dice la verità non deve ricordarsi quello che ha detto. E, se ci pensate questo è un enorme sollievo. Vero e falso al contempo perché esimersi dal mentire è difficile come esimersi dal fantasticare, dal sognare o dal pensare, semplicemente “pensare”. Come si fa ad insegnare a qualcuno a non mentire? Come si fa ad insegnare a qualcuno a non far uso dell’arma migliore, dell’unico superpotere che il buon Dio ha dato all’uomo e all’intero genere umano? Come si fa? Gli si inculca, banalizzando in maniera orribile, che prima o poi, e questo è vero (senza che lo dica io) la bugia ha delle conseguenze. Che si viene semplicemente scoperti o che la bugia esige di essere pagata, esige un pegno. E così, da Kant ad Oscar Wilde, tutti sostengono che la bugia è un errore enorme. Ma sto divagando, perché non avevo intenzione di parlare delle bugie, ma delle citazioni. Frasi rubate ad soggetto altro, frutto di un elaborato pensiero che non ci appartiene affatto, decontestualizzate e “postate” su un social senza che, e questo è grave anzi direi che in questo risiede la nostra colpa, ci sia alcun motivo per citarla. In questo caso io sono colpevole nei confronti del signor Twain. L’ho citato soltanto per amor di falsa veridicità. L’ho citato come artificio letterario. L’ho citato per portate su carta, virtuale, me stesso e rendermi tridimensionale agli occhi del lettore che, per un istante, mi ha anche creduto e che, per un istante, ha quasi avuto voglia di leggermi. Perché io, come un pessimo illusionista, abbia sentito il bisogno di svelare un trucco banale a mala pena riuscito è facile da immaginare. Se a qualcuno venisse in mente di ritenere che sia tornato ad una condizione di candore etico perché intriso di altissimi valori morali, o perché spaventato dal cumulo di pegni che sto costruendo, nei confronti del karma, dell’Altissimo o di me stesso… bé siete tutti in errore. Lo giuro. Sono un pessimo bugiardo, ma so fingere come pochi. So fingere come pochi, e appartengo all’ancor più esiguo gruppo di coloro che sanno di saper fingere come pochi. So di possedere la dote che da secoli immemori avvantaggia scrittori, attori e insegnati. No, in realtà l’ho fatto per completarmi. Ho svelato il mio trucco per mere ragioni egoistiche. Dire di averlo fatto per assecondare un istinto paideutico sarebbe offensivo nei miei e nei vostri confronti. Sono stato sincero per mostrare l’altra faccia delle citazioni. Quella nascosta dall’ignoranza di chi scrive e basata sulla presunta ignoranza di chi legge. The dark side of the quotes avrebbero cantato i Pink Floyd. Perché ogni citazione ha un lato oscuro, e questo risiede in chi l’ha prodotta, e non postata. Come dire che l’errore nel mondo risiede nel suo creatore (non gli errori, l’ “errore”), solo senza blasfemia, perché pur sempre di uomini stiamo parlando. Prendiamo Mark Twain, il depositario di così tanta saggezza da aver prodotto una frase quasi capace di impedirci di mentire. Sarebbe lo stesso che ha inventato il personaggio di Jim il negro, se vogliamo tradurre alla lettera. E questo personaggio, tradotto nella maniera più vicina al pensiero e vocabolario dell’autore, sconvolgerebbe, solo scritto, benpensanti, antirazzisti, moderni hypster del moderno pensiero libero liberalpoietico tendente a sinistra. Perciò evitiamo le citazioni. Evitiamo di prendere opere letterarie a modelli. Evitiamo di esautorarci della possibilità pura, semplice e liberatoria di dire stupidaggini e correggerle attraverso riflessioni, sforzo intellettivo e prassi di verifica. Evitiamo di credere a ciò che troviamo scritto. Evitiamo l’ipse dixit. Perché chi scrive mente. Sempre. A se stesso e agli altri. Prendete me. In fondo il vero motivo per cui ho messo in scena il trucco disvelato prima, o il solo motivo per cui l’ho disvelato potrebbe essere guadagnarmi la fiducia del lettore, portarlo fino alla fine del pezzo e chiuderlo in un finale a sorpresa, sorprendendolo con un finale inaspettato. Posso anche non essere un maestro con gli inizi in medias res, ma sono l’asso delle sparizioni improvvise.
E le confessioni di incapacità da parte dello scrittore sono e restano il trucco più vecchio del mondo.
Assumersi durante le festività
C'è qualcosa che mi disturba profondamente nei film americani che hanno come protagonista l'amicizia tra infanti e animali. Di quelli tra la commedia e il drammatico, patetici nel senso etimologico del termine: incentrati nel risvegliare "pathos" nel telespettatore. Più che commuovere vogliono sommuovere. Di quelli "madre single" o "padre single" che cerca di tirar su il bambino\bambina emotiva e per questo problematico\problematica... Di quelli tra il divorzio, lutto fresco, abbandono recente. Di quelli col mentore saggio ma scorbutico... un vicino, un professore, un bidello. Qualcuno a cui, dall'aspetto, nessuno affiderebbe niente di più di un bambolotto dalle fattezze di un moccioso e che invece hanno un passato enciclopedico alle spalle e una sensibilità devastante. Di quelli "ma... è il mio miglior amico" pronunciato enfaticamente dal protagonista riferito alla bestiola inconsapevole di turno. Di quelli, americanissimi, in cui recitano tutti... anche gli animali più improbabili. Di quelli che sono un rancio servito all'ora di cena, una sbobba per ingabbiati. Che si cerca di aggiungerne sapidità con il tocco natalizio e invece quel pizzico di pepe in più punta la lente d'ingrandimento sugli ingredienti, la preparazione e l'aspetto del piatto.
Di quelli che, se sono sbobba servita ai detenuti, ti fanno capire davvero che sei tu il detenuto. Così chiedi la condizionale, spegni e cerchi di leggere qualcosa.
Anticipare l’Epifania
Solitamente mi definisco una persona non intransigente. Tendo, anche a mio discapito, ad essere rispettoso nei confronti delle posizioni di tutti. Tendo, spinto da una strana curiosità, a cercare di capire le opinioni più differenti dalle mie. Tendo a domandarmi cosa spinge, per fare un esempio, uno xenofobo ad assumere certe posizioni o cosa scatta nella testa di un omofobo per odiare e giudicare o semplicemente interessarsi di qualcuno che nemmeno conosce. Tendo ad impormi il rispetto e l'accettazione. Anche se non sempre ci riesco. Ad esempio trovo deliranti in modo divertente gli animalisti intransigenti, di quelli che “gli animali vengono prima delle persone” contro la sperimentazione medica. Mi ritrovo a sperare che nessun male, mai, possa colpirli e che non abbiano mai la necessità di doversi curare. Trovo insensati i vegetariani, e ancor di più i vegani. Soprattutto quando hanno la pretesa di doverti non convertire ma salvare da te stesso e dal peccato che stai commettendo quotidianamente. Come fossero una religione e loro volessero redimerti. Giorni fa, mentre passeggiavo preso dai miei pensieri, mi ritrovo circondato dagli attivisti di un banchetto di non so cosa e non so perché. Di solito cambio strada, ma le mie capacità percettive erano offuscate dai miei stessi pensieri. Quando mi accorgo della loro presenza era oramai troppo tardi: i Testimoni di Geova o forse i fan di scientology mi avevano circondato. Spiazzato, mi trovo ad ascoltarli. Fisicamente, perché non capivo cosa dicevano. Ancora una volta ero sopraffatto dalla voce nella mia mente che urlava associando il santo nome dell'Altissimo e della sua divina Consorte ad aggettivi o animali creando binomi poco lusinghieri. Mi accorsi che era il mio turno. Non avevo conoscenza della sostanza della conversazione, ma della forma ne siamo tutti coscienti e conoscenti. Era il mio maledetto turno e dovevo pur dir qualcosa. E fu così che, quasi involontariamente e privo di qualsiasi tendenza derisoria o sarcastica mi ritrovai a dire: “Mi dispiace, io sono vegano” Ci fu un istante di imbarazzo reciproco, mio e dei miei interlocutori. Io temevo mi accusassero di denigrarli, loro non so cosa temessero ma ero pur certo che qualcosa li spaventasse di me. Quello che doveva essere il Saggio Anziano mi guarda, mi poggia fugacemente una mano sulla spalla sinistra, così in fretta e delicatamente che potrei anche averlo immaginato e, con lo sguardo basso, in un sussurro emette: “Scusa, non lo sapevo.” Poi alza gli occhi, mi saluta con lo sguardo e si allontanano. Ho avuto un'epifania anticipata perché da oggi “Mi dispiace, sono vegano” diventerà il mio must.
Bruno Vespa nella stazione di Milano... plastico già pronto!
Ritrova il figlio scomparso per un anno grazie a fb. "Sto in camera a far nulla", il commovente post che ha riunito una famiglia.
Diamo ragione ai pazzi, ai bambini e ai fessi. Il resto è sarcasmo.
"L'adulatore è uno schiavo che non è buono per nessun padrone" cit.Montesquieu. Fazio? Hai capito? Fai il giornalista: pro e contro. Sempre.
Quand'è la giornata della memoria? Domani, domani, domani... e domani, e domani ancora.
Basta non sia solo ieri, solo oggi, poi tra un anno.
E io che pensavo di diventar famoso...
"Ho chiesto aspirine e il farmacista e mi ha porto supposte." "Ma davvero? Anche a te?" #renziberlusconi incipit storico.
Penso che sto cambiando: penso di più, sono più emotivo e più tranquillo al tempo stesso. La base, la matrice caratteriale, è rimasta la stessa. Novità: ho acquisito la consapevolezza di un Io identificabile. Ma sto cambiando. Lo sento. E, potendo ora identificare un Io confuso ma più o meno univoco, ho il terrore per i miei nuovi comportamenti diversi. Coerenti con me stesso, ma diversi dal passato. Penso di più, fuggo di meno. Resto. Ma non è detta l'ultima parola. Una parte di me, demone o demonio che sia, mi ricorda, accarezzando con un sussurro che assomiglia ad un soffio leggero la parte più oscura della mia anima, che io sono e resto drammaticamente Io. E se mi si conosce da abbastanza tempo e si è dotati di un sufficiente spirito analitico (doti importantissime che non sempre camminano a fianco) quell'Io, che poi sarei io, è identificabile in maniera coerente. Come nel gioco "unisci i puntini": se si traccia la linea leggera che congiunge i numeri in maniera consequenziale, senza saltare o sbagliare, il risultato è uno e necessario. Necessitato, addirittura. Così con me: seguendo la linea del mio passato, delle scelte prese e dei comportamenti fattualizzati, senza saltarne o malinterpretarne nessuno, io (o il mio Io) salto fuori, necessitato. Cos'altro può essere il destino se non il nostro essere costretti ad agire in un certo modo vista la somma di tutto il nostro passato. Nessuna provvidenza. Solo io, che voglio essere diverso. E soffro. perché io ed Io, ora, non siamo d'accordo.
Cosa resterà di me se io perdo la mia coerenza col mio vero, unico ed autentico Io? Cos'altro posso fare se non assecondarlo? Per questo mi scuso, un sentito "mi dispiace".
Canna: legale per i politici. Ma fa un pezzo! Altrimenti come spieghiamo gli ultimi 20 anni? Mmh... Che abbiano drogato anche l'elettorato?
Molfetta (BA)