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IL CASO ASHLEY MADISON
Ashley Madison è un sito di incontri fondato nel 2001 in Canada dalla società Avid Life Media. Secondo le ultime statistiche è visitato da oltre 124 milioni di utenti mensili, numeri che lo rendono uno dei più popolari siti di dating. Però a differenza dagli altri social network si rivolge a persone sposate che vogliono iniziare una relazione extraconiugale.
Fonte: @pixabay
A metà luglio ha subito un pesante attacco informatico che avrebbe permesso a un gruppo di hacker che dice di chiamarsi “The Impact Team” di entrare in possesso delle credenziali di accesso di milioni di iscritti al servizio. Gli hacker sostengono di aver raccolto una grande quantità di informazioni personali, cioè indirizzi, email, numero di carta di credito e preferenze sessuali degli iscritti al servizio.
Un esperto di sicurezza, il blogger Brian Krebs, ha parlato con tre fonti che hanno confermato di aver trovato le proprie informazioni e gli ultimi quattro numeri della loro carta di credito nel file messo online.
Si hanno poche informazioni sul gruppo che si fa chiamare Impact Team, e non si può nemmeno essere certi che si tratti di un gruppo di “giustizieri” che ha deciso di far piazza pulita di traditori e traditrici. In effetti, più che l’infedeltà in sé, gli hacker sembrano siano stati spinti a compiere tali azioni a causa delle false promesse di privacy fatte dalla società agli utenti infatti questa aveva pubblicizzato un servizio che, per soli 19 dollari, avrebbe permesso agli iscritti di eliminare per sempre qualsiasi loro informazione personale.
Gli aspetti morali di quanto successo hanno diviso l’opinione pubblica portandola a non comprendere che indipendentemente dal servizio offerto dall’app si tratta di una violazione della privacy.
Cosa succederebbe se “l’esercito informatico della Siria” attaccasse un servizio che a sua avviso offende la morale? Se vogliamo mantenere al sicuro i nostri dati dobbiamo tutti lavorare dalla stessa parte invece di chiederci se un attacco è corretto dal punto di vita morale.
Sara Saffioti
LA MIA PRIMA ESPERIENZA CON INTERNET
Fonte: @pixabay
Prima di raccontarvi quella che è stata la mia prima esperienza con Internet mi sento di parlarvi del mio primo approccio col computer. Appena acquistato i miei genitori mi vietarono di toccarlo poiché temevano che lo rompessi a causa del mio essere molto distratta. Ricordo mio padre passare ore e ore davanti quello strano aggeggio con il quale lavorava su vari progetti servendosi del programma Microsoft Word. Dopo tante suppliche finalmente mia madre acconsentì. Quando mi sedetti sulla sedia davanti quell’oggetto così misterioso mia madre mi mostrò le sue funzioni principali e da lì incominciai ad esplorarlo sotto il suo occhio vigile.
Il primo programma che visitai fu Paint, un programma di grafica semplice, attraverso il quale potei sbizzarrirmi data la larga scelta di colori a mia disposizione, ma avendo pochissima maestria col mouse i disegni che ne uscirono furono inguardabili.
I giochi offline che Window proponeva erano: Flipper in cui il giocatore lanciava attraverso delle alette una biglia d’acciaio mirando dei bersagli e ogni bersaglio colpito apportava punteggi al gioco; Prato fiorito, il cui scopo era quello di ripulire un campo minato senza far esplodere le mine e infine Tetris.
Mi fu particolarmente utile Encarta, un’enciclopedia multimediale (distribuita da Microsoft dal 1993 al 2009) che con le varie immagini animate e i quiz rendeva lo studiare molto più divertente e interattivo .
Dopo qualche anno cominciai ad approcciarmi finalmente al mondo di internet; ricordo di essere stata informata da mia madre dell’arrivo imminente del tecnico così mi fiondai subito in camera mia per nascondermi da quell’ospite inatteso. Ma poco dopo la mia timidezza lasciò spazio alla curiosità dovuta agli strani rumori provenienti dal soggiorno; mi precipitai così subito da mia madre e cominciai a fissare quello strano strumento di cui non conoscevo le funzioni, il modem.
Fonte: @pixabay
La prima volta che mi si aprì la schermata principale di Internet non avevo la minima idea di cosa cercare allora i miei genitori data la mia grande passione per i cartoni animati andarono alla ricerca di immagini di Lady Oscar. Dal quel momento in poi scrissi nel motore di ricerca tutto ciò che mi passava per la testa: giochi, personaggi famosi, libri, film. Nei giorni seguenti consultandomi con i miei compagni di classe scoprì innumerevoli siti di giochi tra i quali Friv ma soprattutto Stardoll, con il quale potevo vestire le mie celebrità preferite.
Iniziate le scuole medie installai MSN, una piattaforma di messaggistica gratuita che mi permise di essere costantemente in contatto con i miei compagni di classe, a cui mandavo innumerevoli trilli se non ricevevo subito una risposta. Ricordo in particolare che richiese molto tempo la scelta di un’e-mail ; lì mi resi conto di quante Sara Saffioti esistessero, infatti comunque mettessi in ordine il mio nome e cognome la mia email risultava già esistente, ma alla fine inserendo qualche numero o carattere speciale riuscì a trovare la giusta combinazione anche se il risultato finale fu pessimo.
Durante l’adolescenza Internet fu di vitale importanza poiché mi permetteva di approfondire quanto appreso a scuola. Più tardi decisi di creare un mio profilo Facebook personale anche se prima dovetti ricevere il permesso dei miei genitori. Cominciai ad avvicinarmi al mondo di Youtube, piattaforma fondata il 14 febbraio 2005 che consente la condivisione e visualizzazione in rete di video.
Fonte: @pixabay
Internet ha rivoluzionato il nostro modo di comunicare, di scambiare notizie e organizzare attività di tipo sociale. Ad oggi rappresenta una risorsa indispensabile per l’intera società, ci offre un sacco di opportunità, tra queste crescere ed essere sempre informati su tutto ciò che accade nell’intero mondo ma soprattutto è sinonimo di libertà per questo va difeso a tutti i costi.
Sara Saffioti
COME SFRUTTARE I VANTAGGI DELL’HOME BANKING IN TUTTA SICUREZZA
Fonte: @pixabay
“Internet banking”, o meglio banca a domicilio, è un servizio che ci consente di effettuare operazioni bancarie tramite smarthphone, tablet, PC mentre si è comodamente seduti sul proprio divano.
Come la maggior parte dei servizi informatici presenta molti rischi, tra questi l’eventuale accesso di un hacker che ha l’intento di svuotare il nostro conto.
Uno dei più importarti esperti di sicurezza dell’online banking è Vincent Haupert. A renderlo noto è stato un esperimento: ha effettuato un trasferimento bancario di 10 centesimi tramite l’app della sua banca, la Sparkasse, destinato all’ufficio delle imposte, ma una volta esaminato il saldo scopre che in realtà gli sono stati addebitati per l’esattezza 13 euro e 37 centesimi. A manipolare questa operazione è stato lui stesso infatti ha hackerarto il suo smarthphone . Ciò ha immediatamente spinto la banca ad aggiornare l’app in modo che l’hack di Haupert non funzionasse più ma Vincent, a sua volta, ha di nuovo studiato l’app e trovato un’altra breccia. Da allora Haupert è considerato un esperto di sicurezza dell’online banking.
In un’intervista egli ha dichiarato che la procedura più sicura per evitare un attacco di questo tipo è il token mobile, si tratta di apparecchi veri e propri utilizzati per provare elettronicamente l’identità di una persona attraverso una chiave crittografica che funge da password. Nonostante ciò le banche si rifiutano di utilizzare questa procedura poiché rappresenta un mercato relativamente piccolo infatti i token hanno un costo aggiuntivo e questo spaventa il cliente.
Egli ha inoltre spiegato che per effettuare il login in tutta sicurezza bisogna utilizzare l’autenticazione a due fattori, qui l’utente ha bisogno di un altro elemento oltre la password , cioè un codice che viene visualizzato per pochi secondi.
Fonte: @pixabay
Di seguito vengono elencati altri semplici accorgimenti che si consiglia di seguire e che non richiedono alcuna conoscenza informatica:
disabilitare gli assistenti vocali quando lo smartphone è bloccato;
utilizzare password complesse, costituite non solo da maiuscole/minuscole ma anche da caratteri speciali ed evitare di usare il dizionario per creare combinazioni di parole comuni (sono quelle che gli hacker vanno a cercare);
accedere al sito di internet banking inserendo l’indirizzo sul browser e non tramite link che arrivano via email o sms, in particolare bisogna verificare che il prefisso sia https, si possono utilizzare anche le apposite app su smarthphone e tablet;
mai usare una connessione pubblica;
controllare i movimenti bancari che vengono effettuati;
installare software di protezione (antivirus o antispyware);
aggiornare regolarmente il sistema operativo del computer.
Sara Saffioti
LA MIA PRIMA ESPERIENZA CON INTERNET!
Stupore, curiosità, meraviglia.
Come tutte le prime volte, anche la mia prima volta alla scoperta di internet è da riassumere con questi tre aggettivi.
Fonte: @pixabay ‘The effects of Internet’
COME LE NUOVE TECONOLOGIE INFORMATICHE HANNO SCONVOLTO L’UNIVERSO DELLA LETTURA
Attenzione sull’intervistato. Fonte: Pixabay
Buongiorno sono una studentessa del politecnico di Torino e per il mio esame di rivoluzione digitale tenuto dal professore De Martin, volevo conoscere il parere di una delle più prestigiose librerie di Torino in merito agli effetti che le nuove tecnologie informatiche hanno avuto nell’universo della lettura.
Nonostante le resistenze di pochi nostalgici e affezionati, i nativi digitali, comprano ancora i libri? Sono ancora affascinati dal profumo della carta e dall’intimità delle vecchie librerie?
“Si, i giovani comprano ancora i libri di carta e la libreria tradizionale resta il luogo più utilizzato dove acquistarli. La vecchia libreria resiste ancora”.
Che cosa ne pensa degli ebook (libro elettronico) e degli ebook reader (lettore di libri elettronici) sostituiscono o sostituiranno il libro cartaceo al 100%? Il libro elettronico è qualcosa di freddo, che non trasmette quelle emozioni che tutti noi abbiamo provato leggendo un libro su carta.
“Ritengo che la versione elettronica del libro stia prendendo piede, è rapida, pratica, fa parte del mondo e delle abitudini dei nativi digitali. Consente loro di portarsi in tasca, in un solo dispositivo più libri e di leggerli in qualsiasi momento della giornata, anche contemporaneamente. Anche se il libro, oggetto fisico, conserva ancora, secondo me, il suo fascino. Non dimentichiamo l’intimità che si crea perdendosi tra gli scaffali, il fruscio delle pagine che si sfogliano, il piacere di farseli prestare, di cercarli nelle bancarelle dei mercatini”.
Quindi secondo lei: quale sarà il futuro dei libri?
“Il libro di carta, patrimonio della nostra cultura, non verrà mai sostituito totalmente da quello elettronico che comunque ha i suoi vantaggi compreso quello di risparmiare la carta e proteggere gli alberi. Il vecchio caro libro richiede più attenzione e permette secondo gli studiosi, una maggiore comprensione”.
Allora le nuove tecnologie possono essere viste come nuovi strumenti che affiancano e non sostituiscono i vecchi?
“Si, il nuovo affiancherà il vecchio, lo dimostra il fatto che sopravvivono libri stampati più di cinquecento anni fa, mentre non garantiamo la stessa durata per i libri digitali. Le tirature saranno limitate ma spero non solo per pochi nostalgici, perché non fa male trasmettere ai nostri giovani l’esperienza di una lettura solitaria e profonda. Importante è diffondere l’abitudine alla lettura.”
In conclusione ritengo ancora attuale una frase di Herman Hesse:
“Quanto più col passare del tempo, talune esigenze di divertimento e di istruzione di massa potranno essere soddisfatte mediante altre invenzioni, tanto più il libro riacquisterà dignità e autorità”.
Alice Emanuele
CYBERSECURITY
UNA NUOVA SFIDA CHE NON PUÒ ESSERA SOTTOVALUTATA
Rendi sicuro il tuo smartphone. Fonte: Pixabay
Nello scenario economico e geopolitico attuale assume notevole importanza il tema della cybersecurity ovvero della sicurezza informatica, dalla quale dipende la stabilità e la sicurezza di un Paese, delle aziende e dei cittadini.
La società moderna dipende dallo spazio cibernetico o cyberspace, l’ambiente all’interno del quale avvengono tutte quelle operazioni che fanno uso di internet e dove operano governi ed aziende. Quello spazio che comprende internet, i servizi idrici, di trasporto, le reti telefoniche, le reti energetiche, i sistemi informatici di elaborazione dati, i sistemi di controllo militare ecc.
L’aumento dello spazio digitale, da un lato ha offerto nuove opportunità di crescita sociale ed economica, dall’altro però ci ha reso più vulnerabili e ha aperto le porte alla minaccia cibernetica, agli attacchi informatici con danni paragonabili ad un’aggressione militare.
Gli attacchi cibernetici, perpetrati ad opera di singoli individui o organizzazioni criminali o stati sovrani, mirano ad intralciare il regolare funzionamento dei siti internet, dei server, dei sistemi informatici e ad impadronirsi dei dati, delle password e dei documenti che in essi transitano. Possono colpire a grande distanza e in pochi secondi, attaccare anche i sistemi più sofisticati, non sempre permettono un’efficace difesa e soprattutto restano anonimi. Questi attacchi si compiono usando le cosiddette “armi cibernetiche”, cioè i software malevoli, i malware.
I danni del web. Fonte: Flickr
Qualsiasi forma di codice o programma che può rubare di nascosto informazioni, danneggiare un sistema informatico e comprende minacce diverse: virus, worm (vermi), trojan (cavallo di troia), spyware (spiano quello che si fa sul computer e su internet), adware (pubblicità), rootkit, rogue, keylogger (registrano quello che digiti con la tastiera).
La minaccia cibernetica si divide in quattro categorie:
Cyber-crime (la criminalità cibernetica)
Cyber-espionage (spionaggio cibernetico)
Cyber warfare (guerra cibernetica)
Cyber terrorismo (terrorismo cibernetico)
E’ stato scoperto in questi ultimi giorni URSNIF un malwere bancario che entra nei conti correnti online degli utenti, utilizzando un file di word contenuto in una mail. Un file che sembra avere una provenienza sicura e inganna facilmente i destinatari.
Il nuovo trojan pronto ad attaccare i nostri pc. Fonte: Tekapp
Ma cosa possiamo fare per proteggere i nostri dati?
stiamo lontani dalle connessioni non protette;
rinunciamo ad inserire dati sensibili nei social media;
impostiamo il blocco schermo su tutti i nostri dispositivi;
evitiamo di abilitare le macro all’interno dei documenti word;
installiamo sul nostro computer una VPN;
creiamo password sempre più complicate.
Una delle tecnologie usate per difendere la privacy e il cybercrime è inoltre la crittografia.
L’Italia che basa il suo sviluppo sull’innovazione, e che va verso l’Industria 4.0 è uno degli Stati più minacciati dagli attacchi informatici. Preoccupa l’elevata esposizione a social, cloud o internet of things senza le necessarie misure di sicurezza.
Industria 4.0, nuova tendenza all’automazione industriale. Fonte: Pixabay
Gli Stati devono proteggere le reti e le infrastrutture, elaborare soluzioni efficaci e innovative e condividere tali responsabilità con i soggetti privati che possiedono la maggior parte delle reti. Bisogna proteggere la libertà di espressione all’interno della rete ed evitare che questo mezzo di comunicazione globale venga utilizzato per finalità illegali.
Alice Emanuele
RETE E DIRITTI, OLTRE LA TUTELA DELLA PRIVACY E VERSO L’OBLIO
RIGHT TO BE FORGOTTEN
Fonte: Google Immagini
Le nuove tecnologie informatiche, le innovazioni nel campo dell’informazione e della comunicazione, hanno trasformato la nostra società e le nostre vite. Nella società digitale la libertà individuale è in pericolo e si parla sempre più spesso di sicurezza e di anonimato.
Lo “sharing” continuo di informazioni personali che circolano in rete, lo scambio di foto e video privati pubblicati incessantemente su Facebook, Whatsapp e YouTube, hanno accentuato le problematiche connesse alla tutela dell’identità personale, della riservatezza e dei dati personali.
Le notizie e i contenuti multimediali di un soggetto, nonché gli eventuali episodi di cronaca legati al suo nome, una volta online, non solo vengono pubblicati dalla fonte originaria, ma restano sempre disponibili a successive ripubblicazioni. Sono facilmente raggiungibili attraverso i motori di ricerca, anche se ormai tali informazioni hanno perso il loro interesse e la loro attualità. Tutto ciò può offendere e danneggiare una persona, può arrecargli notevole pregiudizio.
Accedere ad Internet e alle sue informazioni è un diritto umano fondamentale e ci rende cittadini globali. Ma internet ha una memoria incredibile, non dimentica, conserva tutte le informazioni. Ma per quanto tempo devono rimanere pubblicati fatti e avvenimenti di interesse pubblico?
Ciascun individuo ha diritto ad essere dimenticato, a non essere più ricordato, ha diritto all’oblio, ad ottenere la de-indicizzazione del proprio nome dai motori di ricerca qualora ne ricorrano le condizioni. Le notizie, devono essere contestualizzate e aggiornate e addirittura cancellate qualora non più necessarie alle finalità per le quali erano state raccolte e trattate.
Dimenticare con un semplice click su un tasto di tastiera. Fonte: Google Immagini
Il diritto alla rimozione, se da un lato può essere visto come un limite alla libertà di espressione e di informazione, dall’altro è invece tutela dell’identità personale, tutela della propria immagine sociale.
Con la sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea del 2014, nel noto caso Google Spain, tale diritto viene definitivamente riconosciuto. La Corte ha condannato Google a cancellare alcuni link verso pagine web e siti internet, che riportavano notizie non più rilevanti nei confronti di un cittadino spagnolo e che ledevano i suoi interessi. Non sono stati cancellati i contenuti già pubblicati, ma non è stato possibile più reperirli attraverso il motore di ricerca. Con tale sentenza Google è diventato il responsabile del trattamento dati e grava su di lui il compito di de-indicizzare i dati su internet, di valutare la fondatezza della richiesta di cancellazione da parte dell’interessato, che deve essere debitamente motivata.
Google ha la responsabilità del trattamento dati. Fonte: Bing Immagini
Oltre che in sede civile, il diritto all’oblio si può esercitare compilando un semplice formulario messo a disposizione dai vari motori di ricerca su una pagina ad hoc: il modulo di Google, il modulo di Yahoo.
Tale materia è stata poi regolamentata dall’Unione Europea con il Regolamento europeo per la Protezione dei dati personali 679/2016 “GDPR” entrato in vigore nel 2016, ma applicabile agli Stati membri dal 25 maggio 2018. Tale regolamento abroga la direttiva 95/46/CE e prevede che tutti i cittadini europei debbano avere il pieno controllo dei propri dati personali.
General Data Protection Regulation 25/05/2018. Fonte: Pixabay
Alice Emanuele
LA VITA IN CHAT NON È LA VITA VERA
RIFLETTIAMO ATTENTAMENTE SU CIÒ CHE PUBBLICHIAMO E CON CHI LO CONDIVIDIAMO PER DIFENDERE LA NOSTRA REPUTAZIONE ONLINE
Fonte: Pixabay
La rete non ha confini spaziali, né limiti temporali, non ha empatia, ha un impatto incontrollabile e questo comporta necessariamente dei rischi.
Una minaccia sociale, oggetto di numerosi casi di cronaca, è la diffusione del fenomeno del cyberbullismo detto anche bullismo online. Una prepotenza virtuale, volontaria e ripetuta, messa in atto contro un singolo o un gruppo, attraverso internet e le tecnologie digitali con lo scopo di emarginare, offendere, minacciare o ricattare chi non è in grado di difendersi, soprattutto ragazzini e adolescenti. Espressione della scarsa tolleranza verso chi è diverso, del pregiudizio, della disinformazione.
Si manifesta attraverso la diffusione online di: immagini, video imbarazzanti anche falsi; pettegolezzi, insulti, continue telefonate, email e sms dal contenuto minaccioso. Vengono rubate identità e profili altrui, creati profili falsi e si arriva anche alle minacce fisiche. Si parla di: Flaming, Harassment, Cyberstalking, Impersonation, Denigration, Outing e Trickery e da ultimo di Happy Slapping (schiaffeggio allegro), cioè la diffusione di un video che riprende la vittima mentre subisce una violenza fisica e psichica.
Una nuova mortificante forma di violenza diffusa online. Fonte: Google Immagini
Il web amplifica tutto e, una tale pressione psicologica, distrugge l’identità virtuale, con conseguenze gravissime alla persona, alla riservatezza, all’immagine. I giovani di oggi danno un grande valore alla visibilità e crollano davanti all’esperienza della vergogna, davanti ad una reputazione che credono rovinata per sempre, arrivando alla disperazione, alla depressione e persino al suicidio.
Mentre il bullo tradizionale agisce faccia a faccia, il cyberbullo non ha contatto diretto con la vittima, agisce in anonimato, sdoppia la sua personalità nascondendosi dietro il falso “profilo utente” che ha creato.
Il Cyberbullismo è un vero e proprio atto di persecuzione. Se un tempo si poteva cambiare scuola, o città, oggi i giovani invece sentono di non avere via di scampo, tutti li vedono, li riconoscono… è la fine.
Persona che si copre dalla malvagità del web. Fonte: Pixabay
La sicurezza non sta tanto nell’evitare tali situazioni, ma soprattutto nell’imparare a gestirle. I giovani devono essere educati emotivamente a distinguere tra vita online e vita offline, devono imparare a riconoscere i pericoli della rete.
Tutto quello che finisce in rete diventa irreversibile ed è quindi necessario mettere in atto comportamenti responsabili, fare prevenzione; manca l’educazione online alla prudenza.
La scuola e la famiglia devono diffondere le norme di un comportamento corretto in rete.
Bisogna stare attenti a ciò che si scrive, è sconsigliabile mettere informazioni private, navigare in siti web rischiosi, rispondere a sms o post di dubbia provenienza. E’ difficile conoscere chi si trova al di là di un monitor.
Importante inoltre è parlarne, con i genitori, gli insegnanti, gli esperti, la Polizia Postale, parlarne anche tra i compagni con un atteggiamento chiaro, per dare il coraggio di segnalare il problema.
Per difendersi dalle aggressioni digitali, si può ricorrere anche alle arti marziali che allenano la mente alla disciplina, alla consapevolezza e al controllo di se. In Italia nasce ZANSHIN TECH, la prima arte marziale digitale che educa i ragazzi a dominare le nuove tecnologie con gli insegnamenti orientali. Zanish è un termine giapponese che indica quella condizione mentale di calma e vigilanza che un individuo deve avere per difendersi in maniera sana dagli attacchi della rete.
La prima arte marziale digitale. Fonte: Google Immagini
Alice Emanuele
UN PERFETTO SCONOSCIUTO HA PORTATO UNA RIVOLUZIONE NELLA MIA VITA
LA MIA PRIMA ESPERIENZA CON INTERNET
Amo il cinema, i libri, i rapporti umani ma Internet e il digitale hanno rivoluzionato la mia vita. Io con il mio carattere schivo e riservato, mi sono sentita quasi inghiottita in un vortice enorme.
Risale al 2007 il mio primo approccio con il computer grazie a Monster Allergy, un gioco con grafica 3D, regalato all’interno di una nota marca di merendine e che riproduceva una serie televisiva animata della Walt Disney. Ho iniziato così a collezionare tutti i videogiochi su CD-ROM del momento, era diventata per me una vera e propria ossessione.
Come dimenticare quei meravigliosi pomeriggi passati con le avventure dei personaggi degli Animotosi e dei Lampaclima, giochi di facile installazione che una volta esauriti, mi hanno spinta ad esplorare, con maggiore curiosità, quella misteriosa scatola che era il PC di mio padre.
Schermata di gioco. Fonte: Bing Immagini
Quando ero alle medie e non erano così diffusi come oggi, tra i ragazzini, i telefoni cellulari, l’unica forma di messaggistica istantanea era Windows Live Messanger meglio noto come MSN. Dal semplice scambio di emoticon e di “trilli” per catturare l’attenzione (attuali notifiche), si potevano addirittura effettuare videochiamate e lasciare messaggi vocali con la tua lista di amici. Un client gratuito che necessitava di una connessione ad Internet, grazie al quale ho creato il mio primo indirizzo e-mail, che non ho mai cambiato.
Così ho incontrato per la prima volta Internet Explorer. Tramite un doppio click su quell’icona azzurra raffigurante una “e”, potevo soddisfare qualsiasi mia richiesta.
Simbolo di Internet Explorer. Fonte: Bing Immagini
Grazie al mouse, mi muovevo in tutte le direzioni, avanti, indietro, a destra e a sinistra; l’immagine sullo schermo cambiava, accadeva sempre qualcosa di nuovo. Avevo scoperto l’interattività, ad un’azione, ad un fare, corrispondeva sempre una risposta, cosa che invece non accadeva con la televisione dove tutto era immutabile, dove guardavo senza agire. Tutto questo ha esercitato un grande fascino su di me, è stato come un colpo di fulmine, un amore improvviso.
Le immagini pubblicitarie che comparivano ai lati delle pagine web mi permisero di scoprire un nuovo gioco: Habbo Hotel. Vivevo in una sorta di hotel virtuale, una piattaforma sociale in cui personalizzare stanze, creare avatar e incontrare nuovi amici con cui intrattenere giochi, eventi e competizioni.
Habbo ha stimolato le mie capacità creative e mi ha permesso di conoscere persone che ho poi incontrato nella vita reale e con le quali continuo a condividere una profonda amicizia. Il tutto nella massima sicurezza, grazie ad un team di moderazione e ad un’attività di censura. Era infatti vietato essere volgari, dare informazioni personali e disturbare gli altri utenti.
Crescendo, Internet ha rappresentato per me un potente mezzo per l’apprendimento. Dall’enciclopedia multimediale Encarta a quella delle scienze, lettere ed arti Treccani e a quella libera e collaborativa di Wikipedia. I vecchi e pesanti dizionari sono stati quasi integralmente sostituiti da quelli online, più agili nella consultazioni e sempre a disposizione.
Sono passati diversi anni da MSN , simbolo della mia generazione, prima che approdassi a Facebook, social a cui purtroppo non ho potuto accedere prima dei miei diciotto anni (mia madre non voleva che consegnassi la mia vita ad un algoritmo, alla rete), che lo avevo quasi dimenticato.
Una delle prime schermate di MSN. Fonte: StartUpItalia
Tutto è accaduto così in fretta che, se non avessi dovuto scrivere questo post per il mio esame di rivoluzione digitale, forse non mi sarei fermata a riflettere sul nostro primo incontro.
Alice Emanuele
Trasparenza come arma contro segretezza e abuso di potere
IL CORAGGIO DI EDWARD SNOWDEN
Al giorno d’oggi, la tecnologia ha reso possibile un tipo di sorveglianza costante e discreta, cioè realizzata in modo tale da non essere notata da coloro che la subiscono. In seguito all’attentato dell’11 settembre 2001 alle Torri Gemelle, a New York, il governo statunitense avviò una serie di norme di sorveglianza delle attività di comunicazione dei cittadini. Il “New York Times”, infatti, pubblicò diversi anni fa, un articolo con delle rivelazioni sconvolgenti: il presidente Bush aveva chiesto alla NSA (National Security Agency), di intercettare le chiamate telefoniche internazionali e i messaggi di posta elettronica dei cittadini americani, senza alcun mandato. Fino al 2013, non vi era stata alcuna indicazione che anche l'amministrazione Obama avesse fatto lo stesso. Almeno lo si pensava prima che arrivasse Snowden.
Generazione Bitcoin
Ho avuto la possibilità di parlare con un esperto in tema Bitcoin. Il suo nome è Gianluca Mazza e da diversi anni si dedica totalmente a questa tecnologia. È stato uno scambio interessante: mi ha descritto il suo lavoro, cosa lo ha portato ad intraprendere questa strada e, infine, mi ha rivelato le competenze fondamentali che, chi aspira a diventare Bitcoin miners, dovrebbe avere. A lui, un ringraziamento speciale.
Angolo interviste. Fonte: Pixabay
Edward Snowden: la storia non raccontata _Parte 7
Traduzione di un articolo scritto da James Bamford e pubblicato su Wired. Parte 7:
Nel pomeriggio del nostro terzo incontro, circa due settimane dopo il primo, Snowden arriva nella mia stanza d'albergo. Ho cambiato posizione e ora abito all'Hotel National, dall'altra parte della strada rispetto al Cremlino e alla Piazza Rossa. Un'icona come il Metropol, gran parte della storia della Russia è passata attraverso le sue porte d'ingresso in un momento o nell'altro. Lenin una volta viveva nella Stanza 107, e il fantasma di Felix Dzerzhinsky, il temuto capo della vecchia polizia segreta sovietica che viveva qui, continua a perseguitare i corridoi. Ma piuttosto che la polizia segreta russa, sono i suoi vecchi datori di lavoro, la CIA e l'NSA, di cui Snowden ha più paura.
Edward Snowden: la storia non raccontata _Parte 6
Traduzione di un articolo scritto da James Bamford e pubblicato su Wired. Parte 6:
La maggiore attenzione di Snowden mentre lavorava per Booz Allen era analizzare potenziali cyber-attacchi cinesi. I suoi obiettivi includevano istituzioni normalmente considerate al di fuori della portata militare. Pensava che il lavoro stesse oltrepassando il mandato dell'agenzia di intelligence. "Non è un segreto che abbiamo attaccato la Cina in modo molto aggressivo", dice. "Ma abbiamo attraversato le linee. Stiamo hackerando università e ospedali e infrastrutture interamente civili piuttosto che obiettivi governativi e obiettivi militari reali. E questa è una vera preoccupazione".
Edward Snowden: la storia non raccontata _Parte 5
Traduzione di un articolo scritto da James Bamford e pubblicato su Wired. Parte 5:
Il sole tramonta tardi qui a Giugno, e fuori dalla finestra dell'hotel cominciano ad avvolgersi le lunghe ombre della città. Ma a Snowden non sembra importare che l'intervista si protragga nelle ore serali. Vive nel tempo di New York, per comunicare meglio con i suoi sostenitori negli Stati Uniti e rimanere al passo con il ciclo di notizie americano. Spesso, ciò significa ascoltare quasi in tempo reale le dure valutazioni dei suoi critici. In effetti, non sono solo i burocrati del governo a contestare quello che Snowden ha fatto in seguito, passando da un insoddisfatto funzionario a un dissidente informatore. Anche nel settore della tecnologia, dove ha molti sostenitori, alcuni lo accusano di giocare troppo veloce e libero con informazioni pericolose. Il fondatore di Netscape e il famoso capitalista di ventura Marc Andreessen hanno detto alla CNBC: "Se hai cercato ‘traditore’ nell'enciclopedia, c'è una foto di Edward Snowden”. Bill Gates ha consegnato una valutazione altrettanto tagliente in un'intervista a Rolling Stone. "Penso che abbia infranto la legge, quindi certamente non lo definirei un eroe", ha detto. "Non troverai molta ammirazione da parte mia".
Edward Snowden: la storia non raccontata _Parte 4
Traduzione di un articolo scritto da James Bamford e pubblicato su Wired. Parte 4:
Fuori dall'esercito, Snowden ottenne un posto di guardia di sicurezza in una struttura segretissima che gli richiese di ottenere un nulla osta di sicurezza di alto livello. Superò il test della macchina della verità e il severo controllo dei precedenti penali e, quasi senza accorgersene, si trovò sulla strada per una carriera nel mondo dell'intelligence clandestino. Dopo aver partecipato a una fiera del lavoro incentrata sulle agenzie di intelligence, gli fu offerta una posizione presso la CIA, dove fu assegnato alla divisione comunicazioni globali, l'organizzazione che si occupa di questioni informatiche, presso la sede dell'agenzia di Langley, in Virginia. Era un'estensione della rete e del lavoro di ingegnere che stava facendo da quando aveva 16 anni. "Tutti i siti nascosti - siti di copertura e così via - si collegano tutti nel quartier generale della CIA", dice. "Sono stato io e un altro ragazzo che lavorava nei turni di notte". Ma Snowden ha scoperto rapidamente uno dei più grandi segreti della CIA: nonostante la sua immagine di organizzazione all'avanguardia, la sua tecnologia era tristemente obsoleta. L'agenzia non era affatto quella che sembrava essere dall'esterno.
Edward Snowden: la storia non raccontata _Parte 3
Traduzione di un articolo scritto da James Bamford e pubblicato su Wired. Parte 3:
Il giorno stesso in cui condivido la pizza con Snowden in una camera d'albergo di Mosca, la Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti si muove per frenare la NSA. Con un conteggio sbilenco da 293 a 123, i membri votano per fermare la pratica dell'agenzia di condurre ricerche senza garanzie su un vasto database che contiene milioni di e-mail e telefonate degli americani. "Non c'è dubbio che gli americani siano diventati sempre più allarmati con l'ampiezza dei programmi di sorveglianza ingiustificati del governo utilizzati per archiviare e cercare i loro dati privati", annunciano gli sponsor democratici e repubblicani in una dichiarazione congiunta. "Adottando questo emendamento, il Congresso può fare un passo sicuro verso la chiusura della porta di servizio alla sorveglianza di massa".