Sto facendo la valigia per il Canada e non so cosa portarmi, non mi ricordo come ci si veste per temperature normali non da forno crematorio…
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Sto facendo la valigia per il Canada e non so cosa portarmi, non mi ricordo come ci si veste per temperature normali non da forno crematorio…
RYAN GOSLING © Gregory Harris // GQ Magazine (2023)
Strange Days (1995) dir. Kathryn Bigelow
Lista random di cose che secondo me hanno peggiorato il mondo del (mio) lavoro negli ultimi 10 anni:
-i fondi di investimento (peggiorano tutto quello che toccano, quando si comprano un'azienda è la fine)
-Il modello software-as-a-service
-la fissa per "il cloud"
-la fissa per "l'AI" e recentemente per l'AI generativa nelle sue varie forme
Aggiungete le vostre così facciamo un compendio completo.
Taipei apartment block, shot by Paul Tulett
Ho messo in vendita un paio di sandali su facebook marketplace, ingenuamente.
Mi sono arrivati solo messaggi da uomini che chiedono se ho scarpe "molto usate" da vendere, o che scrivono "molto belli".
Nessuna donna interessata all'acquisto.
Quindi ora metto i sandali in una busta e li porto all'Humana direttamente.
Però quando l'AI mi ruberà il lavoro so cosa fare.
Wow! So hot!
Dopo aver assistito a una scena allucinante ieri, devo dire che una delle conseguenze del caldo estremo, che forse non è così grave quanto le altre, ma che comunque mi preoccupa, è il fatto che la gente perde la testa e perde la calma per niente. Vi racconto.
Ieri pomeriggio, dopo l'ennesima giornata di produttive call-che-potevano-essere-email, ho esaminato il contenuto del frigo e realizzato che avrei dovuto per forza affrontare il mondo esterno per fare una spesa veloce.
Dato che mi stavo aggirando per casa in mutande (per le call basta un top vagamente presentabile) il primo ostacolo da superare è stato l'accettazione di dover indossare dei pantaloncini per poter uscire senza attirare troppo l'attenzione, e quindi ho pescato un paio di shorts dalla pila dei vestiti quasi puliti, li ho infilati e ho chiuso il bottone maledicendo il global warming.
Superato questo primo ostacolo psicologico il resto è tutto sommato fattibile, borsa di tela, occhiali da sole e ciabatte e via verso l'obiettivo: l'aria condizionata del supermercato. Una volta aperta la porta di ingresso c'è sempre un altro attimo di esitazione quando l'aria calda ti investe in pieno, ma devi lanciarti con coraggio senza lasciarti convincere che stai passando per un forno ventilato, anche stavolta non diventeremo dorati e croccanti, forza!
La cosa che odio di più di uscire col caldo (oltre ovviamente al cazzo di caldo), è la stramaledetta puzza: ogni angolo emana odori sempre più disgustosi che col calore vengono amplificati all'ennesima potenza. Dalle deiezioni dei cani (o almeno spero siano dei cani), ai bidoncini dell'umido per la raccolta porta a porta, che ovviamente è molto peggio di avere un paio di grossi cassonetti qui e lì, perché con la porta a porta ogni singolo metro di strada è dotato del suo piccolo generatore di odore di decomposizione.
Ad ogni modo, sono riuscita ad arrivare viva al supermercato e fare il mio solito giro tra le corsie cercando di decidere sul momento cosa comprare: purtroppo 9 volte su 10 mi dimentico di controllare esattamente cosa mi manca o di pensare a piatti da preparare nei giorni seguenti, quindi arrivo al supermercato e faccio una spesa a sentimento, e quando sono in dubbio su "ce l'ho già o è finito?" di solito compro per evitare ulteriori viaggi. E' così che mi sono ritrovata con 3 bottiglie di aceto balsamico in dispensa una volta.
Comunque alla fine sono arrivata alla cassa con una selezione accettabile di prodotti, e mentre mettevo le mie cose in borsa noto che il cassiere è distratto a guardare fuori in strada, da dove provengono i suoni di una discussione molto accesa. Ho raccolto la mia roba e sono uscita, ritrovandomi davanti la scena di due uomini adulti e vaccinati che si stavano bellamente insultando per una qualche offesa mortale legata alla guida, non sono nemmeno riuscita a capire esattamente cosa fosse successo. Non pareva avessero avuto un incidente, non mi sembrava un gravissimo furto di parcheggio... stavano urlando e discutendo di frecce non messe ed erano a tanto così dal menarsi, lì di fianco a questa vecchia multipla scassata.
Ovviamente non mi sono fermata, la mia autonomia nella friggitrice ad aria a cielo aperto è piuttosto limitata, ho lasciato a godersi lo spettacolo le 5-6 persone che dai tavolini del bar vicino si erano addirittura alzate in piedi e stavano già prendendo i telefoni per fare un bel video.
Sweden
This is what I mean when I say the system is rigged.
Friend dearest
"Ehi ciao, come stai? Non ci sentiamo da un po' di tempo!"
Guardo la notifica con un misto di confusione e perplessità. Un commento lasciato su instagram da una vecchia amica che in effetti non sento da un po'.
Da circa due anni per la precisione, da quando io ho smesso di essere quella che si fa sentire, quella che scrive gli auguri di compleanno (pur non ricevendoli), quella che propone di provare a vedersi senza mai riuscire a farlo.
Due anni e poco più da quando l'amica in questione ha trovato un fidanzato, pensiero ossessivo che occupava almeno il 70% del suo cervello fino a quel punto, e argomento di cui amava parlare con me, che io fossi interessata o meno (e vi giuro che facevo del mio meglio per sembrare interessata). La sparizione dai radar dopo questo evento epocale è stata graduale, ma solo perché io ho tentato per un po' di tenere aperta una linea di comunicazione, una tenue parvenza di voler mantenere un rapporto.
Come si risponde a un messaggio così? Come ti riassumo 2 anni della mia vita tra alti e bassi (siamo onesti più che altro bassi), le cose che mi hanno resa felice, le amicizie che al contrario di te sono rimaste nella mia vita sempre e comunque, le preoccupazioni e le tristezze? Come, visto che so che l'unica cosa che mi stai chiedendo è se ho trovato anche io un fidanzato, unico tema pilastro della tua esistenza?
Opto per una risposta vaga, neutra, che mi permetta di capire perché dopo due anni hai sentito l'urgenza di ricontattarmi:
"Hai ragione non ci sentiamo da un bel pezzo, io tutto bene, in attesa delle ferie! E tu come stai?"
E infine, dopo svariate ore di attesa, la risposta. Abbiamo cambiato casa. Ho avuto un figlio.
Ah, ecco ora le cose si spiegano. L'urgenza non di sapere come sta davvero l'amica che non senti da due anni, chiederle come sta veramente, chiederle come mai per due anni non abbiamo più parlato e non ci siamo più viste pur abitando non troppo lontane, perché gli auguri abbiano smesso di arrivare, perché le proposte di vedersi si siano interrotte.
No, la necessità impellente era ancora una volta parlare di te, dirmi che hai aggiunto un altro pezzo alle due cose che inseguivi da 10 anni.
Io sono felice per lei, so che ha realizzato quello che voleva e spero che ora stia finalmente bene con sé stessa, però se non mi avesse detto nulla sarebbe andato bene lo stesso.
Non perché io sia gelosa o invidiosa, ma perché mi ha ricordato quanto facilmente le persone che per me contano qualcosa nella vita riescano a cancellarmi dalla loro, relegandomi a un pensiero casuale che spunta una volta ogni due anni.
E quindi:
"Congratulazioni, sono felice per te!"
The Grifter-in-Chief is lining his pockets while millions of Americans suffer.
Oh non è invecchiato di un giorno, chissà che creme usa... poi dicono che il sole faccia male alla pelle!
Another broken promise.
La single tax per le vacanze: per fare 5 giorni in Grecia mi dovrei pagare 300€ di autonoleggio da sola e almeno 250€ di alloggio da sola invece di dividere le spese con qualcuno. No, nessun amic* può o vuole venire con me.