«Ricorda con quanta rapidità dal momento che quella Peste si impadronì del tuo spirito, tu hai cominciato a scioglierti in pianto, e come sei arrivato a un punto di infelicità tale da nutrirti con lugubre piacere di lacrime e sospiri, quando le tue notti erano insonni e il nome dell'amata restava tutto il tempo sulle tue labbra; quando ogni cosa ti disgustava e odiavi la vita e desideravi la morte. E il triste amore per la solitudine, e la fuga dagli uomini... Sì che di te si poteva dire altrettanto propriamente ciò che Omero diceva di Bellerofonte, «il quale errava triste e piangente in terre straniere, rodendosi il cuore ed evitando le vestigia umane». Di qui il pallore e la magrezza, e il fiore dell’età languido anzi tempo. Allora, gli occhi tristi e sempre e bagnati; allora, la mente confusa e la quiete del sonno compromessa, e i flebili lamenti nel dormiveglia e la voce spezzata e rauca di pianto e la pronunzia balbettante, e quanto si può immaginate di angoscioso e miserando. Ti sembrano forse segni di salute? E che dire del fatto che era lei che stabiliva per te dove cominciassero e finissero le ore liete e le tristi? Quando arrivava splendeva il sole, e tornava la notte quando se ne andava. Se cambiava espressione ti cambiava l’umore: eri ridotto e rallegrarti o a rattristarti e rallegrarti dei suoi mutamenti e insomma, dipendevi tutto dal suo capriccio. Sai che ti ricordo cose vere che tutti sanno. E poi non bastandoti il veder dal vivo l’immagine di chi ti aveva procurato tutto ciò, te ne sei fatto fare una dipinta dal genio di un famoso artista, sì da poterla portare sempre con te ed avere sempre occasione di infinite lacrime. C'è pazzia temendo che potessero asciugarsi, ti sei minuziosamente preoccupato di tutto ciò che potesse provocarle, e per il resto sei stato negligente e distratto. O ancora (per toccare il culmine di ogni delirio e portare fino in fondo quanto poco fa ti ho minacciato), chi potrebbe esecrare abbastanza o meravigliarsi della follia della tua mente alienata, quanto con incredibile vanità hai adorato ogni cosa che la riguardasse, prigioniero tanto della bellezza del suo nome quanto della bellezza del suo corpo? Tu hai tanto amato la laurea sia militare che poetica, solo perché lei si chiamava così. E allora non ti è uscito quasi nessun verso in cui non si nominasse l’alloro, quasi tu fossi un abitante delle rive del Peneo, o un sacerdote delle vette di Cirra.»