Sento che vorrei dire qualcosa di più grande, di più significativo ma mi incastro sempre in concetti parole argomenti che mi sembrano banali, poco esplicativi. Oggi ha ripetuto la parola inconscio e a me stava partendo un sorriso perché almeno una volta durante il colloquio deve dire inconscio, altrimenti non è contento. Ho concluso la videochiamata dicendo con le lacrime agli occhi che non riesco a capire quello che vorrei. Gli dico che ho passato tutta la mia vita a farmi dire quello che dovevo o non dovevo fare, era una soluzione molto comoda perché mi esonerava dal dover prendere delle decisioni e soprattutto dal dovermi assumere delle responsabilità e pagarne le conseguenze, nel lungo termine però si rivelata una soluzione deleteria perché non mi ha permesso di interrogare il mio desiderio – ed è stato proprio lui ad introdurre nel nostro scambio la parola desiderio, fino a quel momento io avevo parlato più di libido. Se ne parla tanto nel libro che sto leggendo, muovendo dalla figura archetipica della Puella, la versione femminile del Puer – puer aeternus, l'eterno fanciullo – dove appunto ad un certo punto la donna – il libro è da un punto di vista femminile – si ritrova ad essere così piena di possibilità dall'essere incastrata nella non-scelta. Ed è lo stesso impasse in cui cado continuamente io. Allora ci ha messo di nuovo l'inconscio, che c'è un desiderio conscio che riguarda le questioni pratiche ed un desiderio inconscio. Diciamo che possiamo metterla anche in questi termini, in questa suddivisione. Però ha anche sottolineato il fatto che venire comandata mi portava ad accettare anche cose che non volevo accettare, a fare cose che non volevo fare. Mi viene allora da pensare parole forse eccessive e cioè che mi sono fatta tante volte violenza, e ho permesso che mi si facesse violenza. Una violenza ancora più subdola perché acconsentita da me poiché debole. Ha usato poi anche la parola trauma, ha accennato ad un potenziale trauma e questo mi è piaciuto. Così come mi è piaciuto che abbia switchato il mio utilizzo di libido in un concetto diciamo più esteso che è quello di desiderio – ma come, non era freudiano? Cos'è questa oscillazione verso Lacan! No dai, si scherza. A parte insomma la parola inconscio, che ormai è quasi una barzelletta, ha utilizzato parole che mi fanno sperare bene: trauma, desiderio. Da parte mia vorrei esser meno costruita, usare parole piu semplici e quindi senza cercare chissà quale termine appropriato, lasciar parlare il mio inconscio, per usare i suoi termini.
Intanto però la prossima settimana non ci si vede.














