Extraterrestre, portami via
Rino era stanco della vita sulla Terra. Il traffico, il lavoro, gli influencer...
Aveva sentito parlare di un'agenzia intergalattica che offriva pacchetti vacanze su pianeti esotici, oppure erotici o anche apotropaici. Così, un po' per scherzo e un po' per disperazione, aveva compilato il modulo online.
"Destinazione preferita?" aveva chiesto il chatbot alieno identificato con il codice: R0TT0 D3N7R0.
"Un posto tranquillo con suoni a bassa frequenza e foreste con colori fluorescenti... come quelli in Avatar e magari una stella tutta mia," aveva risposto Rino, sognando a occhi aperti.
Il chatbot alieno non rispose. Sembrava non curarsi di Rino, fu li che Rino ebbe il sospetto che in realtà R0TT0 D3N7R0 non si curava davvero di lui. Una sensazione a cui era maledettamente abituato, poveRino. (licenza poetica dell'autore ndr)
Qualche giorno dopo, alla sua porta si presentò una creatura alta due metri, con tre occhi e una tentacolare appendice al posto del braccio.
"Signor Rino?" chiese la creatura con una voce metallica. "Salve mi chiamo Pdor e sono venuto a prelevarla. La sua navetta è pronta per la partenza."
Rino sgranò gli occhi. "Ma... ma davvero?", balbettò, "lei è il grande Pdor figlio di Kmer della tribù di Instar?"
"Certamente," rispose l'alieno.
"Non ci posso credere", urlò Rino agitando le mani.
"No che non lo sono", ribatté l'alieno evidentemente seccato, "ma tutte le volte che mi presento con voi umani in terra italica è sempre la stessa battuta. Comunque bando alle ciance, abbiamo trovato un pianeta perfetto per lei. Colori fluorescenti, spiagge di sabbia rosa, zone dove il vento crea suoni a bassa frequenza per il relax e soprattutto una pizzeria gestita da robot, che sono stati costruiti e brevettati a Napoli."
Con un po' di timore, Rino salì a bordo della navicella spaziale. Il viaggio fu più breve del previsto. Quando arrivò sul nuovo pianeta, rimase sorpreso. Era tutto come gli era stato promesso: colori, suoni, pizza... e una stella personale, proprio come aveva richiesto.
Ma dopo qualche giorno, Rino iniziò a sentire la nostalgia di casa. La sabbia rosa era scomoda per prendere il sole, le pizze fatte dai robot erano poco sapide e la stella, pur essendo tutta sua, era un po' solitaria. Si sentiva come il Piccolo Principe nelle illustrazioni.
"Senta," disse all'alieno, che lo aveva accompagnato nel suo viaggio, "mi scusi, ma vorrei tornare a casa."
L'alieno alzò un sopracciglio, una delle sei sopracciglia. "Ma... ma lei ha appena iniziato la sua vacanza!"
"Lo so, lo so," sospirò Rino, "ma la Terra mi manca. E poi, la pizza è migliore, gli influencer posso sempre bloccarli, in fondo la vita lì non è poi così male. Lì esiste Alberto Angela e Alessandro Barbero, vuole mettere?"
L'alieno annuì, comprensivo. "Nessun problema, signor Rino. La riporteremo a casa. Ma la prossima volta, la prego di leggere attentamente il contratto. C'è una clausola che vieta il rientro anticipato a causa della nostalgia."
Rino tornò sulla Terra, un po' più saggio e con una nuova prospettiva sulla vita. Aveva imparato che, a volte, l'erba del vicino non è sempre più verde, che la casa è sempre il posto migliore e che fondamentalmente esiste sempre uno 'sticazzi' per qualsiasi cosa.
Capì anche che una strategia per affrontare le giornate, quelle peggiori, era quella di attendere silenziosamente che finissero.
Capì che un posto migliore nel mondo si poteva sempre trovare, come per esempio in una enoteca davanti a un calice di vino. Con il motto "comunque vada, andremo a bere".
Capì anche di apprezzare meglio quando qualcuno, giudicandolo, usa frasi come: "Non ho parole". Perché vuol dire che davvero non le ha, non sa neanche cosa pensare. Sciocco.
E così, mentre riprendeva la sua routine quotidiana, non poté fare a meno di sorridere al pensiero della sua avventura spaziale. Dopotutto era stata un'esperienza indimenticabile, anche se un po' troppo breve, perché gli e servita a capire molte altre cose.
Immagine: web
Musica negli auricolari: Extraterrestre di Eugenio Finardi
P.s. per questo racconto nessun Rino è stato maltrattato

















