Pubblicazione originaria: 2 Febbraio 2013
Ho sempre desiderato di lasciare l'Italia. Prima ancora della crisi, prima ancora che andasse di moda lasciare il proprio paese per l'Inghilterra, la Spagna o l'America. Non ho mai amato vivere nel mio paese, non ho mai apprezzato i miei compatrioti (per non parlare dei compaesani!!). [Ho detto "vivere nel mio paese", non "non ho mai amato il mio paese"]
Quando ho lasciato Milano per venire a Sydney (che si scrive con 2 y) ho tanto sperato di abbandonare per un lungo periodo la mia lingua, le mie tradizioni e 'sti cazzo di italiani. Invece me li ritrovo tutti qui. Che urlano "minchia" e "vaffanculo" per strada pensando di non essere capiti. Che non parlano una parola di inglese, oppure si dilettano con una lingua maccheronica costantemente e ripetutamente scandita da frasette in italiano che probabilmente ritengono di universale comprensione. Gli Italiani in Australia fanno gruppo tra di loro, un gruppo chiuso creatosi magari nei primi giorni dopo essersi conosciuti nei backpackers. Prima cosa che fa un italiano è cercare di mimetizzarsi con la popolazione locale, naturalmente partendo dal modo di vestire. Ecco che sfilano donne e uomini in shorts e thongs (ovvero pantaloncini corti e infradito) sfoggiati per le strade delle città. Dopodiché, esibiscono il loro slang da downunder rivolgendosi a chiunque con l'appellativo mate che in bocca loro continua a suonarmi come un "we cumpà!". Che poi, tecnicamente, "hi mate!" e "we cumpà!", è i stess. Mavabbè.
I maschi italiani in Australia (ma in realtà in ogni parte del mondo) sono i più fortunati. Perché? Perché si portano dietro, involontariamente, un fascino stereotipato apprezzato non solo dalle biondone australiane, ma anche dalle orientali, dalle svedesi, dalle tedesche, inglesi, spagnole, americane, canadesi... insomma quattro moine e vedi c'hanno da trombà. E poi si chiedono perché non tornano più. Per lo stile di vita più rilassato? Per una meritocrazia che in Italia non è mai esistita? Perché si sentono al sicuro e con un futuro? Ma va! Questi fanno i "soldi facili" lavorando come camerieri, cuochi, baristi ecc (in proporzione all'Italia si guadagna molto bene negli hospitality jobs) e trombano a manetta. Ma cosa glielo fa fare di tornare in Italia? Questo vale anche per le donne, ma le donne sono più razionali e ad un certo punto cominciano a farsi qualche discorsetto su come tirare a campare e che fare della propria esistenza.
Insomma, l'italiano all'estero si fa riconoscere. Lo diceva molto bene lo stesso Beppe Severgnini nel suo libro "Italiani con valigia". Fortuna vuole che in Italia, fino al alcuni anni fa, andassero molto di moda gli zaini della Eastpak. Per cui, ad oggi, mi torna utile individuarli ancora prima di sentirli parlare. Anche se alle volte risulta fuorviante; a quanto pare anche alcuni francesi hanno avuto lo stessa passione per questa marca. Quando sento un italiano, tiro fuori la mia identità da sudafricana. Tanto, pochi italiani riconoscono il mio accento. Li evito come la peste. Non tutti sono così, ovviamente, ma con il boom di emigrati che stanno arrivando a causa della crisi, arrivano anche tantissime teste di cazzo. Questa non è più la fuga di cervelli che tanto decantano dal Bel Paese. Questa è una emigrazione giovanile vera e propria. Questo perché l'Australia, sebbene stia tornando sui suoi passi, ha dato la possibilità a molti giovani europei e asiatici di poter entrare con un visto Working Holiday considerando che portassero soldi e facessero girare l'economia. Peccato che la maggior parte di noi poveri italiani si è impoverita a tal punto che i grandi viaggi che una volta gli studenti si facevano venendo qui, non li fanno più. E siamo in troppi. Troppi. Troppi. Per ovviare alla numerosità delle richieste di visto, il governo australiano ha deciso di non accettare più nessuna richiesta dall'Italia da Gennaio 2014. No, non siamo discriminati, perché è già stato applicato per i tedeschi da Gennaio 2013. Prevedo ben presto una chiusura per tutta Europa (esclusa la loro grande madre patria Inghilterra).
God save the Queen. Sì, sì. Formalmente qui il capo di stato è la Regina d'Inghilterra. Viene rappresentata dal Governor-General of the Commonwealth of Australia, ovvero il Governatore Generale d'Australia, che condivide il potere esecutivo con il primo ministro (qui la prima ministra).