Non ho mai scritto così costantemente come in questi giorni, non perché non avessi nulla da dire e ora si (non ho ancora nulla da dire).
Semplicemente a volte si ha sete e altre volte fame, altre si ha bisogno di cantare, di fare l’amore, di piangere e altre di scrivere.
Non scrivo per gloria o per fama, scrivo per bisogno fisiologico, e forse anche un po’ per un bisogno psicologico, scrivo per non impazzire.
A volte penso che il mio DNA sia mancante di quella proteina che determina la socievolezza; faccio fatica a chiedere aiuto, a creare rapporti, a mantenere rapporti, insomma io e i rapporti sociali non coesistiamo (in spazio e tempo).
E a pensarci bene Bartleboom è uno sfigato, romantico si, ma che tristezza che mi fa Bartleboom… vive d’attesa, e pensa che quando incontrerà la sua amata si riconosceranno: lui saprà che è sempre stata Lei il destinatario delle sue lettere, e lei d’altro canto vedrà in Bartleboom l’uomo che la salverà, e si capiranno senza il bisogno di spiegarsi.
E invece Bartleboom in sincerità credo darebbe il suo cuore alla prima donna che si interessi a lui, a quell’uomo un po’ strano, e lui penserà che la donna avrà letto nei suoi occhi tutto quello che c’era da sapere per innamorarsi dell’uomo strano, ma amabile, e invece, ad averla incuriosita sarà stata una futilità.