Noi siamo lo svolgimento di un film cinematografico sottoposto alla minuziosa azione di forze occulte: si fermi il film è noi ci irrigidiremo per sempre in una posa artificiale di spavento. In Belyj, la città e il cervello sono topologicamente in contatto, 'ciò che gli balenava d'accanto (quadri pianoforte specchi madreperla intarsi dei tavolini), era solo un'irritazione della membrana cerebrale, se non proprio un malessere del cervelletto', e tra stati organici viscerali, stati politici della società, stati meteorologici del mondo continua a prodursi un continuum. Nel cinema qualcosa deve avvenire attorno all'immagine, dietro l'immagine e perfino all'interno dell'immagine.










