Unitevi a noi nel festeggiare il “Giorno del pubblico dominio”
Anche per il 2019 vogliamo condividere con voi la festa del “Public Domain Day”. Il giorno, convenzionalmente fissato il primo di gennaio, in cui si elencano le opere che nel corso dell’anno precedente sono entrate a far parte del pubblico dominio; e ogni anno la lista diventa sempre più lunga, perché i vincoli di copyright e di brevetto decadono dopo un certo tempo dalla morte dell’autore.
Ma quando si può parlare di pubblico dominio? Argomento infinito, ma possiamo riassumere molto brevemente:
“Un’opera dell’ingegno si dice di pubblico dominio quando non è più oggetto di protezione del diritto d’autore. L’opera diventa liberamente accessibile e tutti la possono utilizzare, modificare e riprodurre senza la necessità di deroghe o autorizzazioni. L’opera diventa proprietà di tutti, non più del singolo autore o editore”.
Leggendo questa definizione il concetto può sembrare semplice, ma vi assicuriamo che non è cosi: la legislazione sui diritti d’autore e licenze di utilizzo è una delle cose più complesse e bizantine in cui possiamo imbatterci sulla faccia della terra; pensate semplicemente che i termini di protezione variano da stato a stato (o da unioni di stati) dai 50 anni dei fortunati Canadesi e altri ai 100 dei Messicani, noi europei siamo nel mezzo: 70 anni.
Bel guazzabuglio di colori la cartina che riporta i diversi sistemi nel mondo, vero? Per rendere più comprensibile il concetto, l’Unione delle Università Australiane ha realizzato un divertente filmato che ha come attore principale proprio Mr. Copyright.
… e gli Stati Uniti? Storia a parte per il paese con la legislazione più attenta al mercato. Dopo un embargo di 20 anni dovuto alla legge del 1998 finalmente si aggiungono all'elenco le opere del 1923 e molti sono pezzi da novanta, specialmente in campo cinematografico, come The Pilgrim (Il pellegrino) di Charlie Chaplin, The Ten Commandments (I dieci comandamenti) di Cecil B. DeMille, Our Hospitality (La nostra ospitalità) di Buster Keaton e quello che forse è uno dei più rappresentativi film comici dell’era del muto:
Safety Last! (Preferisco l’ascensore) di Harold Lloyd
Non rimane quindi che celebrare questa inesauribile risorsa: gli autori e le loro composizioni che “in formato originale” escono dalla tutela di copyright e diritto d’autore durante il Public Domain Day.
Per il 2019 diamo il benvenuto nella famiglia delle opere “liberate”, ai quadri di Kurt Schwitters, agli scritti di Maria Olga de Moraes Sarmento da Silveira, ai film di Sergei Mikhailovich Eisenstein e David Wark Griffith e ai tanti altri che potete trovare qui
Bene, ma tutto questo ben di Dio come si trova?
Parlando di libri, possiamo sperare che siamo stati scannerizzati e resi disponibili attraverso un progetto di biblioteca digitale e vi assicuriamo che ve ne sono per soddisfare ogni esigenza: dal primo in assoluto “Il progetto Gutenberg” circa 60.000 libri in maggioranza letteratura in lingua inglese, al “Progetto Runeberg” per gli amanti delle lingue scandinave. Dall’enorme “Gallica” della Biblioteca Nazionale di Francia con 2 milioni di testi, al piccolo, ma fornito “Early Manuscripts at Oxford University” per i seguaci dell’epica medievale, senza dimenticarci l’archivio di articoli scientifici della “Cornel University”.
Qualche progetto italiano? Iniziate da “Liber Liber”, magari dando una sbirciatina anche alla sezione Audiolibri, per poi passare alla “Biblioteca Italiana “ a cura del Centro Interuniversitario Biblioteca italiana Telematica (CIBIT).
Vi lasciamo con un consiglio per gli “amanti” di Milano e delle sue storie: non perdetevi la nostra raccolta di testi pubblicata su “Digitami”.