La pioggia... Sono nata nella pioggia. Sono cresciuta sotto la pioggia. Una pioggia fitta, sottile... una pioggia di lacrime. Una pioggia continua nell'anima e nel corpo. Sono nata con lo scroscio della pioggia battente. E la Morte, la Pelona, mi ha subito sorriso, danzando intorno al mio letto.
Ho vissuto da sepolta ancora in vita, prigioniera di un corpo che agognava la morte e si aggrappava alla vita.
Molte volte sono stata sigillata dentro bare di ferro e di gesso, ma... io resistevo, ascoltavo il mio respiro e maledicevo il lerciume del mio corpo devastato.
Ho imparato nella pioggia a sopravvivere: alla barbarie di una vita spezzata, a me stessa dolorante e, infine, a Diego.
Diego è come la mia vita: un lento avvelenamento senza fine, tra gioie di sublime intensità e abissi di angosciosa disperazione.
Eppure... amo la vita quanto amo Diego. E a volte, confondo l'odio per questa vita d'inferno con l'odio per Diego che mi trascina all'inferno e poi mi aiuta a uscirne. Lui mi ha ridato la forza per superare l'angoscia e nell'angoscia mi ha risprofondato mille volte. Ma so che l'angoscia è dentro di me: Diego è solo la scintilla che la scatena.
Ogni giorno, ogni notte... Ho amato Diego. L'ho odiato. È stato la causa e l'effetto. Il sole e la luna. Il giorno e la notte.
Diego, la mia vita e la mia morte. La mia malattia, la mia guarigione. La mia coscienza. Il mio delirio. La linfa più dolce, il deserto più desolato. La mia arsura e la mia pioggia. La fede in me stessa e il disprezzo per come mi sono lasciata martoriare senza porre un limite.