Elsa, Alberto e Pier Paolo
Se, come egli scrive, la vita in casa sua era «sempre uguale alla morte», la vita della sua creatività si spandeva, seppure affogata nell’angoscia, alla luce solare di Roma: ed era vita di amici, gli scrittori e i ragazzi di borgata.
Gli amici, fra i primi, erano ancora Bassani, Bertolucci e Gadda: ― vi troviamo uniti Elsa Morante e Alberto Moravia, Renato Guttuso, Pietro Citati, Cesare Garboli, Niccolò Gallo. E, oltre loro, Adriana Asti, Elsa De Giorgi, Laura Betti.
Pier Paolo passò per i salotti della mondanità letteraria con un lampo lieve. Non era uomo da salotto: vi si muoveva con cauta ironia, rifiutava qualsiasi ritualità laica. Né amava manierismi nei rapporti d’amicizia. Di fronte ai manierismi galateali diventava sfuggente, negli ultimi anni sarcastico.
Duratura, appassionata, un’amicizia di vent’anni e più, in cui spese dolcezze, affettuosità delicate, fu quella che nutrì per Alberto Moravia e Elsa Morante. E ne fu ricambiato.
Pier Paolo conobbe Elsa al tempo in cui era amico di Toti Scialoja, ― il cristianesimo creaturale, l’istintiva sensibilità per i miti decadenti, poterono unirli. Ma li univa anche l’assillo di essere veritieri fino alla sofferenza. Nella loro amicizia c’era una parte ludica assai cospicua: ― il gioco, ad esempio, del raccontarsi reciprocamente i sogni, e interpretarli, e interpretare i gesti propri e quelli altrui sulla linea di fuoco della psicoanalisi.
Il rapporto fra Elsa e Pier Paolo era segnato dal sentimento religioso dell’esistenza; il rapporto fra Moravia e Pier Paolo, invece, dal serrato scrutinio dei fatti politici e culturali. Talvolta il dissenso fra loro era grande: la matrice illuministica e cosmopolita della cultura moraviana reagiva al sotterraneo cristianesimo pasoliniano. Quelle reazioni, piuttosto che portare a rottura il rapporto, servivano a cementarlo di più: l’uno spiegava all’altro, inconsapevolmente, le personali qualità d’intelletto e giudizio: ― e ciò, nella divergenza, rendeva ininterrotto il colloquio.
C’era in Moravia un interesse affascinato per nulla segreto verso le civiltà arcaiche: l’interesse che lo spingeva a percorrere le strade del terzo mondo dello spirito e non solo dello spirito. Pasolini, in questo, lo soccorse, entusiasta compagno di viaggio in India, in Africa.
Gli amici si ritrovavano di frequente in trattoria. Moravia e Elsa Morante quotidianamente cenavano fuori casa. Pasolini prese l’abitudine di unirsi a loro, e Bassani, Penna, Parise, Bertolucci, Augusto Frassineti, volta a volta partecipavano del gruppo.
Cenavano d’inverno di solito alla Campana in via della Campana, o al Bolognese in Piazza del Popolo; anche alla Carbonara in Campo de’ Fiori; in Trastevere al Pastarellaro o da Carlo. D’estate, preferita era una trattoria della vita Appia Antica, a un passo dalla porta San Sebastiano, al di là delle mura: ― era un locale che metteva all’aperto, sotto una tettoia, alcune panche e qualche tavolo di legno grezzo; c’era la ferrovia a un passo, la ferrovia Roma-Genova. Gli amici chiamavano il posto «i trenini», ci andavano per mangiare particolarmente fettuccine e costolette d’abbacchio «allo scottadito».