Betty helps Jughead get free meals by hiring him as the Blue and Gold’s food critic in Food for Thought, Jughead and Archie Double Digest #16 (2015).

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Betty helps Jughead get free meals by hiring him as the Blue and Gold’s food critic in Food for Thought, Jughead and Archie Double Digest #16 (2015).
Coconut Pudding
//ChefTony
Miracle Blade III, Chef Tony (origine dell’universo)
Chef Tony and his Miracle Blade 99 for the Character Design Challenge of the month.
(Meta)Sogno #6
Le parole mi vorticano davanti agli occhi sin dal momento subito precedente all’abbandono. Le vedo anche adesso, che so di star dormendo, e sono tutte vuote ed aride e consequenziali, cose dell’altro mondo (quello della veglia, non questo alimentato a movimenti oculari repentini e fantasia).
Lassù in alto vedo un cielo del colore della dash di Tumblr: ha un aspetto invitante, sembra raccontare sussurrando di temporali osservati dalla finestra e di tazze di caffè fumanti poggiate di fianco ad imponenti tomi di letteratura russa, molto radical-chic. Mi accorgo che questo lo sto solo supponendo: è un sussurro così sottile da poter essere udito solo da coloro che si lasciano inondare lì al fronte delle nuvole, molto più su dell’orizzonte.
Voglio abbandonare il mio deserto di frasi tecniche per ascendere alla romanticheria preconfezionata, che è il limbo tra il qui e lì. Mi guardo le spalle, per quanto posso, ma non c’è l’ombra di una piuma a diramarsi dalla mia schiena. Sento sghignazzare Icaro, da una qualche parte non ben definita, che mi prende in giro con aria supponente: “Non voli se non sei figlio di papà!”. Mio padre, o meglio, la sua ombra opprimente, passa giusto per di là, ed assomiglia stranamente allo chef Tony: mi dico che in effetti il massimo che potrebbe costruirmi col suo ingegno è un completo di coltelli super affilati, sul genere Miracle Blade, a patto poi che io li usi per dissezionare la mia stessa indipendente personalità.
Presa da queste elucubrazioni, sento l’amata Tragedia risalire dai meandri dell’inconscio, e mi aggrappo alla punta dell’iceberg della coscienza per approfittare della situazione: mentre lei si procura di sorgere e stravolgere tutto, utilizzo l’impatto della spinta per fare un balzo oltre Icaro ed il mio ambivalente padre, e nell’attimo di sospensione riesco ad intravedere da lontano un Dedalo dall’aria pia e preoccupata, che butta lo sguardo in cielo sperando di fecondarlo del proprio buonsenso.
A questo punto l’aria è densa solo sotto i miei piedi, assomiglia alla gelatina per uso alimentare: mi ricordo di tutti i dolci che ho promesso di confezionare ai più disparati amici e parenti e la solita Angoscia del Tempo (ndr, nome e cognome, il “de” è minuscolo perché nobiliare) mi si appende agli stinchi, nuotando nella gelatina per trascinarmi di nuovo giù, facendomi annegare. Soltanto guardare a quel mare di locuzioni espositive che mi aspettano al suolo mi fa venire una brutta nausea, e la vista dell’ombra di mio padre sorniona non aiuta di certo. La quota di Guybrush Treepwood che negli anni è entrata a far parte di me si risveglia salvifica, ed oltre a concedermi una non trascurabile autonomia di 10 minuti di apnea, mi suggerisce la più ovvia soluzione: raccolgo l’Idolo (in questo caso, il Tempo) che mi ancora dabbasso e, accolto ed annientato così il peso delle mie responsabilità, mi dirigo leggiadra nuovamente verso la superficie del mare assurdo di gelatina.
Il Tempo che adesso ho in tasca mi accompagna col suo ticchettio: so perfettamente di dovermi muovere a raggiungere il paradiso della Scrittura Creativa, perché tra non molto mi dovrò svegliare, e tornare indietro al mondo dei laureandi irresponsabilemente ritardatari non è un’esperienza granché poetica. Mi accorgo che nello specchio di gelatina nel quale galleggio sfocia un antipaticissimo fiume di hashtag molto mainstream, ma con il puntualissimo aiuto della mia amica Fortuna (la quale mi presta benda e cornucopia per farne un cestino-retino) riesco a pescarne uno dei miei. Si tratta di “#l’età dell’alloro”, e il solo toccarlo mi risucchia in un luogo altro: che sia stata una Passaporta?
Capisco di trovarmi nella mia mente perché circondata da brutti ceffi che portano il nome dei capitoli e paragrafi che miseramente ho rappezzato fino ad ora. Un’idea geniale prende forma (una forma tangibile, giacché ci troviamo nella mia mente): è una creatura rachitica dall’aria saccente, dal nome Organizzazione. Su sua trovata i brutti ceffi ed io formiamo con lei una catena pressoché umana, e la chiusura di questa in un girotondo semidepresso ci trasporta magicamente di nuovo alla foce del fiume di cancelletti.
Sorella Organizzazione mi sorride radiosa, ma anche in questa situazione felice mantiene il suo volto scavato: mi maledico di non averla alimentata abbastanza nel corso degli anni, ed a questo proposito mi appunto un post-it mentale che ovviamente ignorerò una volta sveglia. Lei prende nuovamente l’iniziativa e comincia a nuotare avanti ed indietro tra i Titoli ed i Capitoli (ndr, i cognomi delle due famiglie in questione), ordinandoli nel modo giusto: trovata la migliore combinazione questi tipi poco raccomandabili si fondono immediatamente tra loro, e dopo un flash di luce degno dei Men in Black, al loro posto compare una scala sottile: è la Scaletta della Tesi!
Con il sollievo nel cuore, nell’anima, nel viso e nella mente saluto l’efficientissima Organizzazione, che mi sventola un fazzoletto candido, e mi avvio all’ascensione, poggiando i piedi uno dopo l’altro sui solidi pioli della mia Scaletta, la quale mi guida sicura vero la fine del percorso. Vedo il blu-Tumblr alla fine della scalata, che chissà come da questa prospettiva assomiglia tanto ad un tunnel, ed appena raggiungo l’ultimo scalino vengo assalita dal profumo simile ad una carezza dell’inebriante Scrittura Creativa. Ci guardiamo per un singolo istante e lei mi fa, con voce inappropriatamente melliflua: “Hai abbastanza Tempo? Soprattutto: sei sicura di avere talento?”.
Mi risveglio in un singolo singhiozzo e sono stesa sul divano: sul volto sento il peso del libro che sto scopiazzando per la tesi, ma, nel tentativo di alzarmi, oltre a quello faccio volare via anche il cellulare, sul quale scorgo ancora aperta la pagina bianca dello “Scrivi post” di Tumblr.
Sarà vero che il fallimento è pervasivo, ma l’ansia da prestazione su due opposti fronti non si può proprio concepire: solo io posso arrivare a mortificarmi tanto. Non posso nemmeno permettermi di alzare gli occhi al cielo: ho giusto il canso di tornare a rincollarmi davanti al pc e costringermi ad essere produttiva. Quelli della tesi sono tempi decisamente duri per i sognatori.
From Food for Thought, Jughead and Archie Double Digest #16 (2015).