Orizzonte Scuola riporta un articolo in cui il ministro Valditara afferma che la scuola italiana non ha nulla da invidiare a quelle straniere. Il problema, secondo lui, è il contesto sociale: “Un conto è crescere a Tampere e un conto è crescere a Secondigliano”. La differenza la fanno le famiglie: “Se tu hai dei genitori che sono istruiti e ti accompagnano in questo percorso di maturazione, certamente il tuo rendimento scolastico sarà superiore rispetto a una realtà dove invece purtroppo non hai una famiglia alle spalle”.
Ebbene sì, Ministro, è proprio questo il punto nodale della questione scuola nel nostro Paese: il peso eccessivo che grava sulle famiglie nella formazione dei cittadini italiani. Qui emergono le vere carenze del nostro sistema scolastico, che troppo spesso abdica al suo ruolo istituzionale di motore e compensatore dell’equità.
Mi interessano poco e niente le classifiche nazionali e internazionali basate su criteri parziali e discutibili. Quello che davvero mi interessa è la capacità della scuola di innalzare il livello culturale e critico degli studenti, a prescindere dal loro contesto di partenza.
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La mia risposta al ministro Valditara, continua qua (anche se ora mi sembra anche futile in questo clima di guerra mondiale).
Il tempo prolungato come chiave per l’equità











